Quelle tifose allo stadio di Teheran

La finale della Champions League asiatica, che si è svolta il 10 novembre allo Azadi Stadium di Teheran, è balzata agli onori della cronaca mondiale per l’ennesima concessione fatta alle donne iraniane di poter assistere di persona ad un evento sportivo maschile.

La AFC Champions League 2018, massima competizione calcistica per club dell’Asia, alla sua 37ma edizione, si è conclusa il 10 novembre scorso a Teheran con la finale tra il Persepolis (Iran) e il Kashima Antlers (Giappone); per la cronaca, terminata zero a zero, la finale ha assegnato il trofeo ai giapponesi che avevano vinto la partita di andata.

Ma se ai tifosi del resto del mondo forse poco importa delle vicende del Persepolis, i riflettori si sono accesi sulla notizia (diffusa dall’agenzia di stampa degli studenti iraniani Isna) che “centinaia di donne iraniane sono state autorizzate ad assistere alla finale”, alla quale peraltro erano presenti il ministro dello Sport iraniano, Masoud Soltanifar, e il nostro Gianni Infantino, presidente della FIFA. La maggior parte delle donne, si precisa, è parente dei giocatori o membri di squadre di calcio femminili.

Va ricordato che in Iran, dalla rivoluzione islamica del 1979, alle donne è vietato assistere a eventi sportivi maschili. La motivazione sarebbe che le arene sportive sono ambienti poco adatti alle donne, dove spesso vi è l’uso di un linguaggio offensivo da parte di spettatori di sesso maschile.

La FIFA sta da tempo mettendo pressione all’Iran perché permetta alle donne di assistere alle partite maschili, e il presidente “riformatore” Hassan Rohani in una lettera al ministro dello sport, Masoud Soltanifar, ha chiesto la revoca del divieto.

Questa di novembre non è però “la prima volta dal 1979” in cui le tifose iraniane accedono all’Azadi Stadium.

Il precedente Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad, aveva permesso la presenza delle donne negli stadi nel giugno 2006, ma la sua decisione venne revocata dopo l’opposizione diretta dal clero di Qom.

Nel marzo di quest’anno sono state arrestate alcune donne che erano entrate illegalmente allo stadio, mentre in maggio alcune tifose del Persepolis si sono fatte fotografare all’interno dello stadio dove erano penetrate travestite da uomini: le immagini sono state diffuse attraverso instagram.

La vera “prima volta” è quella dello scorso giugno, quando qualche migliaio di donne sono state ammesse ad assistere ad Iran-Spagna, sia pure in settori separati da quelli degli uomini.

Lo scorso ottobre, circa 300 donne hanno avuto il permesso di assistere ad Iran-Bolivia.

Al di là della precisione giornalistica sulla “prima volta”, l’opinione pubblica mondiale da tempo fa pressione perché venga eliminata questa discriminazione, dalle manifestazioni a Rio 2016 alla petizione con 200.000 firme presentata poche settimane fa alla FIFA dal collettivo Open Stadiums.

Ricordiamo anche che la stessa problematica affligge l’Arabia Saudita, dove fa notizia il permesso occasionalmente accordato alle donne, come nell’evento del gennaio scorso (leggi qui).