Universal Design: la rampa nei luoghi di culto storici

Tra i processi più complessi da collegare ai principi dell’Universal Design vi sono i luoghi di culto con valenza storica.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il Decreto del 28 marzo 2008, «Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d’interesse culturale» definisce come i principi dell’Universal Design devono essere applicati ai beni tutelati. Tra le altre, elabora anche le indicazioni per la rampa, che spesso è l’elemento architettonico e morfologico più ricorrente per superare i dislivelli esistenti tra il piano del sagrato ed il piano interno della chiesa. Più raramente sono previste rampe anche per accedere alla zona dell’altare o del deambulatorio, quando questo è presente nella chiesa. Nella maggior parte dei casi le rampe non presentano soluzioni integrate e compatibili con il contesto in cui sono inserite.

Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi d’interesse culturale:
(omissis)

Rampe
Una rampa progettata con accuratezza sia nella forma che nei materiali e ben integrata sul piano architettonico con lo spazio circostante, costituisce un percorso inclusivo valido per tutti e non una corsia riservata alle persone con disabilità. La rampa consente dunque di evitare ogni forma di discriminazione verso l’utenza disabile, definendo un percorso pienamente accessibile a tutti, ma può essere adottata soltanto nei confronti di dislivelli modesti, in ragione del forte sviluppo longitudinale richiesto. Benché infatti la normativa consenta una lieve deroga rispetto alla pendenza massima dell’8% nel caso di adeguamento di edifici esistenti, ammettendo di arrivare fino al 12% per sviluppi lineari compresi entro i 3 metri, va considerato che di norma occorrono almeno 10 metri per superare 80 centimetri di dislivello. La stessa pendenza dell’8%, inoltre, è da ritenersi già piuttosto ripida, rivelandosi particolarmente pericolosa in fase di discesa, tanto da indurre diversi autori a suggerire il 5-6% per una rampa confortevole. Oltre una certa lunghezza, il sistema della rampa finisce per generare affaticamento, tanto che la stessa normativa impone un riposo almeno ogni 10 metri di sviluppo lineare e limita l’estensione della rampa ad un massimo di 3,20 metri di dislivello complessivo, parametri da considerarsi comunque già troppo ampi per un confortevole impiego della rampa. Va precisato, inoltre, che una lunga rampa risulta difficilmente praticabile da parte di persone con particolari disabilità motorie che non utilizzano la sedia a ruote, nonché da tutti coloro che vanno incontro ad un facile affaticamento, come anziani, cardiopatici, incidentati o persone che trasportano oggetti pesanti. Per gran parte di questi utenti, infatti, si rivela spesso più agevole l’utilizzo di una breve scala, che
comporta un tratto minore da percorrere. Ne consegue la raccomandazione di limitare la rampa a dislivelli contenuti (entro 1,5 metri), affiancando, quando possibile, anche una scala, soprattutto quando lo sviluppo longitudinale della rampa è più esteso. Nella generalità dei casi, la rampa non richiede specifici accorgimenti per il suo utilizzo da parte di persone con disabilità sensoriali. È necessario tuttavia ribadire in ogni caso la fondamentale necessità del corrimano, al quale deve accompagnarsi, quando non è previsto un parapetto pieno per la difesa dal vuoto, la presenza di un cordolo di almeno 10 cm di altezza, atto ad arrestare l’eventuale sbandamento della sedia a ruote. Più specifiche riflessioni vanno rivolte all’impatto della rampa nei confronti delle antiche strutture e al rapporto tra la rampa stessa e un’eventuale scala esistente, tema piuttosto ricorrente all’ingresso degli edifici storici ed ancor più nell’accesso alle chiese. Dal punto di vista strettamente percettivo, l’entità dell’impatto appare influenzata, più che dalla rampa in sé, dalle scelte progettuali relative al parapetto, dove è necessario coniugare le esigenze di sicurezza richieste dalla normativa con quelle della tutela. Più in generale, analizzando gli interventi condotti negli ultimi anni, è possibile individuare due orientamenti opposti, l’uno teso a massimizzare la reversibilità e l’autonomia della nuova struttura dalla fabbrica preesistente e l’altro volto ad integrare o mimetizzare la rampa nella scala o cordonata esistente. Nel primo caso, a fronte di un oggettivo rispetto per la materia del bene oggetto di tutela, il rischio frequente è quello di conseguire un impatto fortemente lesivo della realtà figurale delle strutture originarie, soprattutto quando lo sviluppo lineare della rampa è particolarmente esteso (vedi il caso del Duomo di Napoli). Nel secondo, un limitato intervento integrativo delle antiche strutture, finalizzato ad accostare alla scala o cordonata esistente la nuova rampa, realizzandola con materiali analoghi o compatibili con quelli originari, sembra produrre un risultato particolarmente felice (vedi il complesso di San Benito a Valladolid, Spagna). In ogni caso, quando il dislivello da superare è particolarmente forte e l’aggiunta di una rampa di notevole sviluppo longitudinale appare chiaramente lesiva dell’identità architettonica dell’edificio, è opportuno valutare tutte le possibili alternative ad un accesso dall’ingresso principale, ancorché meno inclusive nei confronti delle persone con disabilità. In proposito, alcuni suggerimenti progettuali applicati allo specifico caso della realizzazione di rampe per garantire l’accessibilità di chiese, sono stati proposti in occasione del concorso Chiese senza barriere, promosso dalla Diocesi di Caltanissetta nel 2007.
(omissis)

Nella seconda parte della linea guida, vengono analizzati i due orientamenti opposti per la realizzazione di una rampa. Il primo è volto a definire un elemento in “contrasto semantico” con la struttura esistente, mentre l’altro è integrato o mimetico. Altri aspetti indicati sono la temporaneità e reversibilità dei manufatti o l’inglobamento nella struttura complessiva.
Un’analisi di esempi realizzati in Italia ed all’estero sposta la maggior parte delle realizzazioni nella direzione del contrasto semantico (in termini di materiali e finiture), della reversibilità e temporaneità, anche se quest’ultimo aspetto viene spesso disatteso (ovvero le rampe sono permanenti).
In alcuni casi, come a San Pietro a Roma, l’esigenza di realizzare una rampa per superare i numerosi gradini presenti tra la piazza ed il piano della navata, porta alla realizzazione di manufatti con un basso gradiente percettivo ed estetico. La rampa è costituita da elementi strutturali in acciaio per consentire il passaggio di un nutrito flusso di pellegrini, e la sua “incombenza visiva” all’interno della piazza è evidente.
Gli approcci progettuali con soluzioni temporanee ed in contrasto con l’intorno sono più frequenti, soprattutto dove i gradini da superare sono pochi.
Poche sono, invece, le soluzioni in cui la rampa per accedere all’interno della chiesa è integrata nella struttura, come nel Duomo di Bolzano. La rampa, in questo caso interna, presenta anche un ambiente vetrato per evitare che ci sia uno scambio osmotico tra la temperatura interna ed esterna sia in estate che in inverno. Sempre nel Duomo di Bolzano è presente un’altra rampa integrata per accedere alla zona dell’altare.

L’aspetto della compatibilità morfologica è un tema al quale la soprintendenza attribuisce una grande importanza. L’adeguamento di una struttura storica porta con se i temi del restauro e dei vari atteggiamenti progettuali che sono ad essi collegati, principalmente: la mimesis ed il contrasto semantico. Nel primo caso l’intervento si rende invisibile rispetto al contesto in cui viene inserito. Nel secondo caso si distacca nettamente ed opera, appunto, per “contrasto sematico”, rendendo l’intervento palese ed immediatamente riconoscibile. Altro aspetto è la temporaneità e reversibilità dell’intervento, o una sua permanenza e durabilità nel tempo.
Qual’è il ruolo che il design può assumere in questa direzione? Se al settore del design viene attribuita la capacità di ricercare ed elaborare soluzioni in cui sia compresente funzionalità e valenza estetica, il quesito che si pone è il seguente: è possibile realizzare degli oggetti che possano essere replicati in più situazioni o dimore storiche? Ovvero, è possibile realizzare interventi che abbiano valenza estetica e la caratteristica di essere comunque unici?
Alcune aziende hanno individuato una serie componenti che consentono la realizzazione di rampe in ogni situazione. La rampa viene mandata come un kit pronta per essere montata.
In questo caso tecnica produttiva e materiale impiegato sono le componenti più importanti del processo di design.