Universal Design: percorsi Ciclo-pedonali e smart lighting desgin

Il PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche) è un piano urbanistico di settore. Rispetto ai presupposti che ne hanno determinato l’emanazione nel 1986 (Legge 41/86) ed una integrazione nel 1992 (Legge 104/92), oggi possono essere previste una serie di funzioni aggiuntive, che garantiscono un miglioramento della qualità della vita nella fruizione degli spazi pubblici.
In questo senso, oltre all’accessibilità, si possono prevedere: – percorsi ciclo-pedonali; – aspetti legati alle smart city ed all’uso delle nuove tecnologie, quali lo “smart street lighting”.

Percorso ciclo-pedonale

Il percorso ciclo-pedonale è un percorso protetto o comunque riservato ai pedoni ed alle biciclette, dove il traffico motorizzato è escluso. Lo scopo di tali percorsi è separare il traffico ciclo-pedonale da quello motorizzato. Nel caso delle sole piste ciclabili di separare anche quello pedonale dalle biciclette, poiché presentano velocità diverse, per migliorare la sicurezza del pedone.
Tipologie di piste ciclo-pedonali
Vi sono differenti tipi di piste ciclo-pedonali, che possono essere monodirezionali o bidirezionali.
Dal punto di vista della collocazione si distinguono tra:
1. percorsi ciclo-pedonali urbani;
2. percorsi ciclo-pedonali extraurbani.
A livello di tipologie realizzative si possono, invece, individuare:
percorsi ciclo-pedonali in sede propria;
percorsi ciclabili con separazione ottica/logica;
piste ciclabili contigue al marciapiedi;
percorsi ciclo-pedonali promiscui.

Percorso ciclo-pedonale in sede propria

Si tratta di percorsi che corrono paralleli a strade aperte al traffico veicolare, ma separati da cordoli, marciapiedi o transenne, ringhiere, in modo da rendere impossibile la commistione con il traffico veicolare. Tale tipologia è prevista soprattutto per arterie ad intenso traffico motorizzato e alta differenza di velocità con le biciclette ed i pedoni.

Percorsi ciclabili con separazione ottica/logica (corsie)

Si tratta di porzioni di carreggiata riservate al transito delle biciclette, indicate solo da segnaletica verticale e orizzontale (doppia striscia bianca e gialla, analoga alle corsie preferenziali), senza separazioni fisiche. Tale tipologia è prevista dalla normativa tecnica vigente (DM 557/99) solo per strade di quartiere e solo monodirezionali, nello stesso senso del traffico. Le interpretazioni sono però controverse in vari campi: per es. se in caso di inserimento della corsia ciclabile fra marciapiede e veicoli in sosta (ritenuta regolare ed applicata) sia possibile anche il senso opposto a quello di marcia veicolare. In tal caso rientrerebbe nella tipologia di pista ciclabile in sede propria. A causa della frequente invasione da parte di veicoli in transito, o di ostruzione in sosta abusiva, le corsie ciclabili vengono talvolta protette con separazioni “morbide”, per es. cordolini colorati (sormontabili), strisce di piolini flessibili ecc.

Piste ciclabili contigue al marciapiede

Nel caso di marciapiedi di sufficiente larghezza, o che possono essere ampliati, è diffuso ricavare piste ciclabili dalla fascia esterna, mentre quella interna rimane riservata ai pedoni. La pista ciclabile è separata dal flusso pedonale tramite striscia bianca continua e con il facoltativo fondo colorato (generalmente rosso) che innalza la riconoscibilità e riduce il conflitto derivante da utilizzo improprio da parte di pedoni. Il grado di separazione dal traffico motorizzato è simile a quelle delle piste ciclabili in sede propria, ma minore rispetto al flusso pedonale, riducendo in tal modo la velocità di scorrimento dei ciclisti.

Percorsi ciclo-pedonali promiscui

In certi contesti si tende a far confluire su una infrastruttura comune pedoni e ciclisti, mantenendo un buon grado di protezione rispetto al traffico motorizzato. È il caso di percorsi inseriti in aree verdi in cui non è consentito l’accesso ai veicoli a motore, con uso prevalentemente ricreativo, ed anche gli itinerari ciclo-turistici, come quelli sugli argini di fiumi, valli ecc. sono di questo tipo. I percorsi ciclo-pedonali promiscui si riscontrano anche in ambito urbano, talvolta per motivi di spazio insufficiente alla separazione. Questa situazione risulta particolarmente aderenze alle esigenze di mobilità per coloro che si muovono su sedia a ruote, poiché l’esigenza primaria è la possibilità di spostamento secondo un piano orizzontale continuo senza interruzioni e, quindi, senza ostacoli che possano costituire barriere fisiche.

Smart street lighting

La popolazione mondiale sta crescendo ed invecchiando. Gli anziani, per esempio, richiedono più luce per fare una semplice attività come leggere, o per esempio, potersi muovere negli spazi pubblici percependo e riconoscendo le superfici su cui si stanno muovendo. In questo senso, richiamando il DPR 503/96, si ricorda che all’art.1, definizioni delle barriere architettoniche, viene recitato:
(omissis)
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.”
Ne consegue che una cattiva illuminazione pubblica costituisca una barriera architettonica.
Per far fronte a questa esigenza, bisogna considerare che il mercato delle tecnologie e dei servizi per l’illuminazione pubblica di nuova generazione è in rapida crescita grazie al successo e alla diffusione del LED e delle “smart solution”. Secondo uno degli ultimi rapporti di ABI Research, intitolato “Smart Street Lighting”, il numero di installazioni di piattaforme per l’illuminazione pubblica di nuova generazione, per edifici, strade, piazze e parcheggi, salirà dai 2 milioni del 2014 ai 40 milioni del 2019. Lampioni speciali, in grado di illuminare solo all’occorrenza, di regolare l’intensità della luce tramite sensori ambientali, di ricaricare veicoli elettrici, di offrire hot spot per connessioni WiFi, di scambiare dati con il sistema di elaborazione centralizzato della smart city, spesso dotati di celle solari e a basso impatto ambientale.
In questa direzione deve essere previsto, quale parte integrata del PEBA, lo sviluppo di un sistema di illuminazione pubblica in cui vengano inseriti nei lampioni dell’illuminazione pubblica delle ottiche LED. In una fase successiva, le tecnologie al servizio delle smart city potranno essere impiegate per moltiplicare la capacità connettiva degli stessi impianti , creando un mix di tecnologie per raggiungere, sfruttando le potenzialità e i vantaggi di ognuna, le migliori performance in base alle caratteristiche del luogo.
Tecnologie associate e integrate anche a piattaforme internet of things, sensoring e big data. I lampioni intelligenti potranno essere un’ottima base per la raccolta di dati relativi al traffico, all’inquinamento, alle condizioni climatiche, al flusso di persone, allo studio della mobilità urbana e molto altro.