Olimpiadi: Roma no e Torino si? (con Milano e Cortina)

Considerazioni ricorrenti sulla candidatura ai giochi olimpici: da noi, è sempre motivo di zuffe politiche.

Non sempre i “grandi eventi” organizzati in Italia sono finiti bene dal punto di vista dell’investimento in strutture e infrastrutture: non c’è bisogno qui di fare l’elenco delle ferite aperte.

E di fronte a ogni candidatura abbiamo sempre detto: ben venga, in linea di principio; ma attenzione, siamo in grado di arrivare fino in fondo senza danni?

Ricordiamo che sono poche, nel mondo, le Olimpiadi moderne in cui il bilancio economico finale sia risultato positivo, al netto di eventuali ritorni d’immagine per il Paese ospitante.

Oggi sul tavolo c’è la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026. Non si può non notare che tutte le possibili partecipanti abbiano man mano ritirato la propria opzione: ultima la svizzera Sion, che con un referendum svoltosi il 10 giugno ha decretato il no dei cittadini all’organizzazione dell’evento.

L’Italia, che ha manifestato al CIO il proprio interesse, passa così in pole position tra le poche candidature rimaste, Sapporo (che sembra però voler rimandare al 2030), Graz, Calgary.

Anche se occorrerà derogare a una regola: la decisione sarà presa nella sessione CIO che si terrà a Milano nell’autunno del 2019, e di norma il Paese ospitante è escluso dall’assegnazione dell’evento.

Altro handicap? Torino si è proposta, ma anche Milano e Cortina con tutto il Veneto… Il Coni è intenzionato a portare avanti una candidatura collettiva, o, dovendo scegliere, quella milanese; intanto, i delegati del CIO sono già attesi a Torino – che per prima si è proposta – per la visita istruttoria; e si attende la voce del nuovo Governo, che ancora non ha preso in mano il dossier, tenendo conto che tutto è già stato trasformato in polemica politica all’insegna del: “perché nel 2016 Roma ha detto no e oggi Torino dice si?”

Già pronti i comitati No Olimpiadi, mentre Roma sembrerebbe voler dimostrare, con gli ultimissimi eventi di cronaca sulla presunta corruzione nel procedimento per il Nuovo Stadio, che i motivi di preoccupazione a volte non sono vani.