Speciale Skateboard / BMX

A giugno del 2017 l’executive board del Comitato Olimpico Internazionale ha approvato il programma per i giochi olimpici di Tokio 2020, confermando la linea presa recentemente dal comitato stesso: fare delle prossime Olimpiadi un appuntamento sportivo più “giovane” e con un appeal più “urbano”.

Alle competizioni più tradizionali e consolidate, infatti, sono state aggiunte nuove discipline, che comprendono fra le altre basket 3×3, arrampicata, BMX freestyle e skateboarding, mentre si prevede di sperimentare l’inserimento di ulteriori competizioni di tipo urbano, quali break dance e pattinaggio su rotelle, ai prossimi Giochi Olimpici Giovanili Estivi.

Fin’ora comunque, in merito a skateboarding e BMX freestyle (che differisce dalle gare di velocità su circuito in terra battuta, già presenti a partire dalle Olimpiadi del 2008), non sono state ufficializzate le linee guida a proposito dell’effettivo svolgimento delle competizioni né per quanto riguarda la realizzazione degli impianti. La motivazione di questa scelta da parte del CIO è probabilmente da ricercarsi nella natura stessa degli sport in questione e di conseguenza da chi li pratica: snobbati per anni da tutte le associazioni sportive ufficiali, escono oggi da un periodo in cui ogni attività, incontro o competizione nasceva unicamente dalla passione e dal coinvolgimento di atleti e appassionati, che si sono sempre autogestiti senza che mai nascesse l’esigenza (o la voglia) di definire degli standard globali, dei regolamenti che fossero universalmente accettati, né tantomeno una federazione internazionale o qualche tipo di riferimento organizzativo.
Ecco dunque che, nonostante esistano competizioni ufficiali sia nazionali che internazionali, mancano tutti quei riferimenti che servirebbero al comitato olimpico per redigere un regolamento e degli standard dimensionali ufficiali. Per adesso sono quindi stati ufficializzati solo la tipologia di competizione che si andrà a svolgere, cioè il park freestyle, e le norme di sicurezza generali.

Introduzione a cura di Tomaso Grillini

Impianti

Le gare di tipo park freestyle, sia per quanto riguarda lo skateboard che per la BMX, sono competizioni in stile libero in cui gli atleti svolgono “trick” come salti, giravolte o giochi di equlibrio, con l’ausilio di una serie di strutture che replicano, in un ambiente sicuro e dedicato, l’arredo urbano che veniva usato nelle strade o nei parchi agli albori di questi sport: rampe, scalini, corrimano… Gli impianti realizzati esclusivamente per le BMX hanno spazi e dimensioni maggiori rispetto a quelli per lo skateboarding, ma ad oggi i primi sono talmente rari che spesso anche all’interno delle competizioni ufficiali vengono usati poi i secondi anche per le biciclette. In Italia ad oggi esistono alcuni impianti per lo skateboard, spesso in condizioni degradate e fatiscenti se di proprietà comunale, ma un solo impianto ad hoc per la BMX, realizzato con il patrocinio del comune di Priero (Cuneo) ma dato poi in gestione diretta al campione di BMX freestyle Alessandro Barbero per questioni legate alla sicurezza.
Il CIO ha comunque una serie di riferimenti per dettare le norme per la realizzazione delle strutture olimpiche, se non altro gli impianti utilizzati all’interno dei campionati del mondo FISE (per la BMX) e WCS (per lo skateboard), ma per il momento sembra che l’intenzione sia di procedere con cautela, cercando di coinvolgere gli atleti stessi nei vari processi che porteranno queste discipline a Tokyo 2020.

Il CONI e gli atleti

In questi mesi il CONI ha preso contatto con le associazioni sportive presenti sul territorio, allo scopo di individuare coloro i quali comporranno le future squadre olimpioniche e di ascoltare e analizzare dubbi e perplessità di chi questo ambiente e la situazione di questi sport in Italia li conosce per davvero. L’obiettivo è quello di lavorare assieme ad atleti e, più in generale, agli “addetti ai lavori”, e di redigere i regolamenti con il loro aiuto invece che improvvisarsi esperti di sport così particolari e lontani dalla concezione tradizionale di competizione sportiva.

Com’è fatto uno skatepark

Lo skatepark assume gli elementi tipici degli spazi urbani dove originariamente è nato il gioco, razionalizzandoli e standardizzandoli per ottenere la maggiore efficacia e una ragionevole sicurezza per chi pratica lo sport.
Il parco può essere realizzato assemblando elementi prefabbricati modulari in commercio; oppure progettando e realizzando in opera tutti gli ostacoli in un disegno organico dell’area a disposizione. In ogni caso è opportuno che la progettazione e la collocazione delle attrezzature avvenga con il supporto di chi ha esperienza di questo sport, non essendoci ancora una codificazione ufficiale da rispettare; ed effettivamente i migliori skatepark realizzati nel nostro Paese sono nati dall’iniziativa e con la collaborazione di veri skaters. Spesso vengono realizzati impianti al coperto, con una serie di attrezzature base (un catino, qualche rampa), abbinati ad uno spazio commerciale per la vendita di attrezzature e ricambi.
Non sempre però la volontà degli organizzatori viene premiata: alcuni parks ben progettati hanno chiuso in breve tempo per la difficoltà di far quadrare i conti, come per quello di Roma illustrato nella rassegna che segue.

Roma (Tsport 258)

Aperto nel 2007 e chiuso dopo appena un anno, era costituito da una bowl tutta in legno e alcune rampe per principianti.
La vasca era impostata su un telaio portante in morali di abete piallati, di sezione 90×70 mm, posizionati con un interasse di circa 60 cm; la superficie di sostegno era in pannelli multistrato di spessore 25 mm, successivamente ricoperto con un ulteriore strato di carply da 9 mm.
Per le superfici curve, il telaio portante era in pannelli multistrato di faggio di spessore 30 mm, posti ad un interasse di circa 100 cm, con traversine di sostegno in perline maschiate di abete di Svezia di spessore 33 mm. La superficie di scorrimento era in compensato marino (okoumé) di spessore 10 mm; i telai di sostegno erano poggiati direttamente al pavimento.
Committente: associazione sportiva dilettantistica “Spark”, Roma. Progetto generale architettonico e impiantistico, direzione lavori: Officina del Disegno srl. Progetto skate pools: Ignoramps sas. Costo 300.000 euro.

Milano (Tsport 265)

Questa struttura è stata realizzata nel 2008 all’interno dell’ex cinema Istria, già trasformato in autosalone. Il progetto nasce come collaterale all’attività di vendita di attrezzature sportive e del relativo magazzino.
È nata così questa “arca” sospesa, progettata al computer nelle sue singole componenti; le centine sono parte di telai bidimensionali costituiti da due elementi in legno lamellare da 60x600mm (opportunamente tagliati con specifico raggio di curvatura), un puntone (IPE 80) e un montante (IPE 80 calandrato). Tutti i pezzi sono collegati mediante bulloni e viti di diversa tipologia a seconda del carico e degli elementi da giuntare. Le singole centine sono vincolate le une alle altre mediante correnti in abete (sezione 140×60) che sono stati inseriti in opportuni incastri in corrispondenza delle superfici cilindriche e avvitati di testa nel caso delle superfici di rivoluzione.
L’intera bowl è stata suddivisa in tanti piccoli spicchi che con opportuni software e plug-in sono stati “spalmati” sul piano. Un bancale di pannelli in compensato di betulla da 6mm è stato trasformato in tre strati sfalsati che riproducono esattamente la superficie di progetto.
Il problema principale sono state le superfici di rivoluzioni e i loro doppi raggi di curvatura. In funzione del materiale, del suo spessore, della forza che si può imprimere anche con attrezzi inventati ad hoc (come il longherone), esiste una dimensione massima dell’elemento in grado di aderire alla sottostruttura e essere fissato senza sfondamenti. Dopo diverse prove si è giunti alla soluzione finale che tra un pannello e l’altro presenta fughe inferiori al mm, aspetto fondamentale per un perfetto scorrimento.
Le modifiche e gli aggiustamenti in opera sono stati molto contenuti e da ciò ne è derivata la rapidità di montaggio.
Anche per gli “addetti ai lavori” questa realizzazione è stata un’occasione di sperimentazione sia in termini di componenti che di tecniche di posa. L’esperienza e il contributo di singoli ha dato luogo a un’opera sentita come propria da molti.
Committente: Comvert srl; progetto architettonico: studiometrico; progettazione strutturale e direzione lavori: Atelier-LC Light Constructions.

Carrara (Tsport 291)

Quello di Carrara è un altro skatepark al coperto, realizzato nel 2011. Occupa un capannone già utilizzato come rimessaggio per imbarcazioni.
L’idea iniziale era focalizzata su un park interamente “street” (cioè a imitazione dell’arredo urbano che si trova lungo i marciapiedi di città), dato che la maggior parte degli impianti visitati erano di questo tipo. Dopo vari scambi di idee e con la collaborazione di vari skaters del luogo i è arrivati alla conclusione che nel park ci dovesse essere anche una struttura che riprendesse i movimenti del surf e dello snow in modo da completare tutti i movimenti e gli stili degli skaters.
La dimestichezza dei due artigiani/imprenditori nella lavorazione del legno ha fatto sì che durante la progettazione non vi fossero praticamente limiti alle forme delle strutture; difficoltà principale è stata la costruzione della bowl, essendo una struttura complessa con curve tridimensionali.
La rampa presenta un telaio di faggio a incastro con le centine verticali e le giunture orizzontali totalmente tagliate al pantografo. Le giunture orizzontali delle centine hanno la particolarità di essere tutte orizzontali, come curve di livello, al contrario delle classiche traversine di abete, notoriamente poste a coltello, che sono perpendicolari alla curva. Sopra alla maglia della struttura portante c’è una quadrupla pennellatura: 3 strati di faggio montati a fasce incrociate dello spessore di 8 mm ciascuno ed uno strato di scorrimento finale in okumé dello spessore di 6 mm montato a spicchi. Oltre alla difficoltà di realizzare una rampa “tutta curva” che non presenta nemmeno un cm lineare di transizione (quarter), tutti e 4 gli strati della pennellatura sono stati, oltre che avvitati, incollati tra di loro creando un corpo unico solidissimo dello spessore di 3 cm. Le mattonelle del bordo piscina non sono di cemento liscio come i bordi montati alla plaza di Lido di Camaiore o in altri park italiani bensì con una superficie sabbiata e meno regolare per dare quel gusto in più durante la grindata. La bowl, infine, presenta due profondità di 130 e 170 cm con differenti raggi di curvatura.
Gestione: Area 52 Associazione Sportiva Dilettantistica (Carlo Lattanzi, Luca Vatteroni); progetto: Marco Morigi.

L’Aquila (Tsport 306)

Dopo il terremoto del 2009, la Piazza d’Armi dell’Aquila versava in uno stato di degrado, con erba incolta e avvallamenti dovuti all’occupazione della più grande tendopoli della città realizzata dalla Protezione Civile come primo campo di accoglienza.
L’impianto realizzato forma delle unità autonome con tratti centrali pianeggianti (flats), con due o più tratti curvi ai lati e spesso anche con dei pianali (tables). Questi impianti, adatti anche per i principianti, sono molto ben considerati soprattutto dagli skateboarders di livello avanzato, giacché danno loro la possibilità di esibirsi in fantasiosi tricks. Le dimensioni del l’area skate sono all’incirca di 500 mq di forma trapezoidale, a cui si aggiungono 600 mq di area attrezzata a verde pubblico.
Gli elementi sono stati realizzati in opera con calcestruzzo resinato e successivo strato di fibrorinforzo a base quarzata il quale, una volta indurito, è divenuto completamente impermeabile e di conseguenza assolutamente resistente alle intemperie ed all’usura causata dai naturali sbalzi termici.
Le rampe di partenza sono dotate di lamiera in acciaio V2A che consente lo smusso degli spigoli e lo stesso dicasi per i passaggi dalle curve ai pianali, che sono altresì dotati di tubi in acciaio V2A di forma circolare.
Il perimetro dell’area è stato realizzato con vere e proprie dune in terreno compattato e idroseminato in modo da assorbire gli urti e le cadute all’esterno dell’area, mentre i bordi superiori a quota superiore a 2 metri sono protetti da profili in alluminio.
L’opera è stata realizzata in due mesi ed inaugurata il 18 luglio 2015 con il nome di “Area Ultras d’Italia – Skatepark “Maurane Fraty” ed è dedicata ad una bambina francese di 6 anni che ha perso la vita durante il sisma.
Committenti: Comune dell’Aquila; Red Blue Eagles; Associazione Onlus “San Gregorio Rinasce”; responsabile Unico del Procedimento: geom. Berardino Tarquini; progettazione e Direzione dei Lavori: arch. Vincenzo Magnifico (Settore Ricostruzione Pubblica, Comune de L’Aquila); team di collaborazione alla progettazione: arch. Daniele Lamanna, Marco Dukic, Paolo Olivieri, Giuseppe Orzoro, Cody Lockwood (skater U.S.A.). Costo dell’intervento euro 150.000.

Palazzolo (Tsport 314)

L’idea per il progetto di un nuovo skatepark a Palazzolo sull’Oglio nasce dall’intraprendenza di un gruppo di skaters locali, i quali propongono al comune, di loro iniziativa, un’ipotesi di riutilizzo delle ex piscine comunali di Via Gavazzino. Le piscine risultavano abbandonate oramai da una decina di anni e in evidente stato di degrado. L’intervento ha quindi avuto come obiettivo il riutilizzo delle tre vasche della ex piscina come piattaforma per lo skateboard e il rifacimento della pavimentazione di collegamento tra queste.
la vasca grande ha subito un ridisegno globale dei quarter di raccordo tra la pavimentazione e il fondo vasca, con la definizione di nuove raggiature; sono state riposizionate e ridimensionate le varie sedute ed aggiunti, in alcune posizioni, dei profili a “L” in acciaio zincato 50x50mm in sostituzione dei profili 160x40mm che erano stati ipotizzati nel progetto esecutivo. I vari elementi interni alla vasca (gobbe, muretto rainbow, vulcano etc…) non hanno, invece, subìto grosse modifiche se non nel loro riposizionamento.
Il ridisegno delle raggiature dei quarter ha riguardato anche il progetto della vasca media, che è stato inoltre arricchito con l’inserimento di un nuovo elemento skatabile dalla geometria piuttosto complessa.
Un totale ripensamento ha, infine, interessato le strutture della vasca piccola. Laddove infatti era stata pensata una bowl di difficile realizzazione, è stata avanzata dagli skaters locali la richiesta di pensare un elemento chiamato “manual pad”, che potesse fungere da struttura propedeutica per i principianti ed in particolare per i bambini, con l’obiettivo di rendere lo skatepark accessibile ad un maggior numero possibile di utenti, dai più esperti ai più giovani. Costruttivamente questo elemento è costituito da tre piattaforme circolari di differenti altezze (+20cm, +40cm, +60cm rispetto al “flat”) realizzate in calcestruzzo elicotterato, come la pavimentazione circostante, e con profili di finitura in acciaio zincato per le bordature.
Tecnicamente questo “foglio” viene realizzato con uno strato in calcestruzzo dello spessore variabile tra i 10 ed i 25 cm per garantire le pendenze necessarie per il deflusso delle acque meteoriche che vengono raccolte e convogliate, con nuove tubazioni e parziale riutilizzo delle esistenti, alla fognatura comunale.
L’esecuzione di questa superficie in calcestruzzo prevede la posa di una rete elettrosaldata (maglia 20×20, ᴓ6mm) nonché dei necessari giunti di dilatazione; la finitura invece è realizzata attraverso la stesura di una pasta al quarzo ferroso levigata tramite elicottero sulle superfici piane e tramite lisciatura eseguita a mano con frattazzo e spatole sulle superfici curve. La posa in opera di tubi pool-coping (diametro 7 cm) e profili a L in acciaio zincato, fissati con zanche al calcestruzzo, ove necessario per il corretto utilizzo della struttura da parte degli skaters, garantisce nel tempo la durabilità e la funzionalità dell’opera, impedendo la rottura degli spigoli in calcestruzzo nell’urto con le tavole da skateboard.
Committente: Comune di Palazzolo Sull’Oglio; progettista: arch. Paolo Greppi; collaboratori: arch. Nicola Foppa, arch. Andrea Guarneri, arch. Cristian Ziggioni; consulente tecnico-sportivo: Sebastiano Rossi. Importo dei lavori: euro 160.445.

Cinema

È soprattutto negli States che il cinema ha dedicato – direttamente o indirettamente – qualche sceneggiatura allo skateboard; si tratta di titoli che difficilmente hanno lasciato traccia nelle sale cinematografiche nostrane.
Capostipite – anche se non dedicato specificamente al tema – è Ritorno al Futuro (di Robert Zemeckis, 1985): il giovane Marty McFly In fuga negli anni 50, “inventa” lo skateboard…

https://youtu.be/DysN5SQynUU

https://youtu.be/zZJ7cq6T3v4

Più direttamente rivolti al mondo dello skate, si trovano editati anche in Italia una dozzina di titoli (vedi tabella); facciamo cenno ai più significativi.

California Skate è un film del 1989 diretto da Graeme Clifford. Film culto per gli appassionati di skateboard, ha reclutato alcuni degli allora giovani campioni mondiali di questo sport: Tony Hawk, Tommy Guerrero, Mike McGill (come controfigura nelle acrobazie in rampa e piscina), Rodney Mullen (come controfigura nelle scene di flatland), e altri.
Ken Park è un film drammatico del 2002 di Larry Clark e di Edward Lachman. Ha partecipato alla 59ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Lords of Dogtown è un film del 2005, diretto da Catherine Hardwicke e scritto da Stacy Peralta. Il film trae spunto da una storia vera e parla di un gruppo di amici che negli anni settanta rivoluzionò il mondo dello skateboard contaminandolo con le classiche figure del surf, effettuando spettacolari acrobazie nelle piscine di Beverly Hills svuotate dalla siccità del 1975.
Paranoid Park è un film del 2007 diretto da Gus Van Sant, tratto dall’omonimo romanzo di Blake Nelson.
Presentato in concorso al Festival di Cannes, ha vinto il Premio speciale del 60º anniversario ed è stato eletto miglior film del 2007 dai critici della rivista francese Cahiers du cinéma.


Ultimo arrivato, nel 2017, è un film italiano: Slam: tutto per una ragazza, diretto da Andrea Molaioli. Il film è un adattamento del romanzo del 2007 “Tutto per una ragazza” di Nick Hornby, con l’ambientazione spostata da Londra a Roma. Sam è un sedicenne con la passione per lo skateboard e per Tony Hawk, che venera come un idolo, tanto da averlo come un amico immaginario a cui confida i suoi problemi. Dopo l’università vorrebbe viaggiare e magari stabilirsi in California, ma l’incontro con Alice sconvolge i suoi piani, soprattutto quando la ragazza gli confessa di aspettare un bambino.
Con: Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca, Luca Marinelli, Fiorewnza Tessari, Pietro Ragusa, Gianluca Broccatelli.

Skateboard e arte: SkateHeart

Negli anni ’90 scoppia in USA la Skateboard Art: Marc Mckee, Sean Cliver, Kevin Ancell e Jim Philips sono gli antesignani di una nuova corrente che trasforma lo skateboard da una tavola su cui fare trick, a una tela attraverso la quale diffondere il proprio messaggio.
SkateHeart è una mostra collettiva in cui le tavole da skateboard diventano vere e proprie opere d’arte, con l’intento di rendere omaggio a questa cultura grazie all’aiuto di artisti che hanno decorato uno skate “cruiser”, su tema libero.
Artisti provenienti da tutta Italia, tra street artist, tatuatori, designer, pittori e illustratori, presentano le proprie tavole personalizzate e dipinte a mano: veri e propri esemplari unici che si discostano dall’idea di grafiche riprodotte in serie destinate alla commercializzazione.
Dall’illustrazione al design, passando per la pittura, linguaggi stilistici diversi tra loro si uniscono in una raccolta di storie che hanno la tavola da skate come mezzo di comunicazione e testimone espressiva libera da costrizioni.
Le opere sono esposte anche in eventi itineranti, e sono disponibili per la vendita al pubblico. Parte del ricavato viene devoluto in beneficenza al reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Umberto I di Roma.
Dal 20 al 22 aprile, SkateHeart è stato ospite all’interno di Binario18, “Itinerari nella comunicazione visiva”, una tre giorni di mostre, workshop, live performance e talk che si svolge a Roma presso Officine Farneto al Foro Italico.