Il microdrenaggio (o “microslits”)

Il microdrenaggio, nell’ambito dell’impiantistica sportiva o di cura e gestione del verde (si tratti di campi di calcio, rugby, percorsi golfistici, aree verdi comunali), è oggi utilizzato spesso per rinnovare il sistema drenante di una superficie in erba naturale favorendo e velocizzando il passaggio dell’acqua negli strati inferiori.

Sentiamo da Erminio Sinigaglia, il nostro consulente dello studio Agec Service, i motivi di una scelta

La versatilità, l’efficacia e la velocità di realizzazione che ne contraddistinguono esecuzione e natura trovano difficilmente riscontro in fasi costruttive o tecnico-agronomiche analoghe. Microfessure di 20mm di spessore, 260mm d’interasse e profondità variabile (sino a 200mm), immediatamente riempite di sabbia silicea a formare canali dall’alta conduttività idraulica, hanno rappresentato a tutti gli effetti una vera svolta nel mondo della costruzione e del greenkeeping. Con esse abbiamo risolto ristagni idrici unici per gravità e durata, compattazioni del terreno giunte a limiti tali da impedire la crescita vegetativa dell’erba, funzionalità compromesse di sistemi drenanti obsoleti, mal costruiti o regrediti nel tempo.

La semplicità operativa crediamo sia uno dei motivi principali

Certamente, l’utilizzo allo scopo di una macchina specifica “a cantiere unico” permette di contenere i costi, facilitandone nel contempo il trasporto. A seconda del peso della stessa (ve ne sono naturalmente di varie dimensioni) il trattore che ne gestirà il funzionamento sul campo potrà variare da un minimo di 45Kw ad un massimo di 70Kw: potenze assolutamente nella norma nell’ambiente costruttivo o manutentivo, non comportando con ciò acquisti dedicati. Il caricamento costante della tramoggia di contenimento della sabbia silicea può essere svolto da un normale spargisabbia dotato di nastro laterale e gli accorgimenti nell’uso complessivo vengono velocemente acquisiti dagli operatori. A questa semplicità si contrappone una notevole complessità e variabilità d’utilizzo finale, caratteristiche che se ben sfruttate permettono di far fronte ad un ampio spettro di problematiche od esigenze: uno strumento veramente unico per la sua importanza, se gestito nell’interezza delle sue potenzialità e – per lo stesso motivo – delicato e pericoloso, se sottovalutato nelle conseguenze pedologiche ed agronomiche risultanti dal suo uso.

Facciamo qualche esempio per capire meglio l’efficacia dei microslits rispetto ad altre pratiche di miglioramento del top soil

Si pensi che la sola azione di fessurazione delle sciabole fenditrici (perciò anche senza il loro riempimento con sabbia), crea valori di decompattazione del terreno di gran lunga superiori a quelli di tipiche e più tradizionali macchine chiodatrici o carotatrici; il miglioramento agronomico del top soil in termini di porosità efficace, con aumento della velocità degli scambi gassosi e idrici a livello radicale, è perciò uno dei massimi pregi derivanti dal suo utilizzo. Un dato assoluto, però, non generalizzabile a tutti i tipi di situazione e terreno, in quanto la sua efficacia nel tempo varia a seconda della composizione del terreno stesso (essendo strettamente legata alla ripartizione percentuale in sabbia, limo,argilla), rendendo in alcuni casi preferibili soluzioni alternative.

Ci sono quindi eccezioni alla regola

A conferma della necessità di una corretta valutazione e consulenza tecnica preventiva, potremmo indicare l’incompatibilità con la presenza di “scheletro” negli strati inferiori (sassi), il condizionamento negativo sul gioco per un certo periodo a seguire (alterazione della planarità), le conseguenze vegetative sul manto erboso esistente (probabili stress fisiologici), l’incapacità di correggere eventuali stratificazioni del terreno (non vi è infatti un “rimescolamento” sul profilo), l’importanza della scelta degli eventuali materiali silicei di riempimento (le granulometrie dei quali devono differire sulla base del top soil da fessurare).
Ciò premesso, i casi in cui i microslits possono essere per contro risolutivi divengono molteplici. Si pensi all’interazione con linee drenanti esistenti e non più funzionanti: spesso l’apporto manutentivo di materiale inidoneo sulla superficie (top dressing con terricci o sabbie dalla permeabilità minima) giunge ad occludere negli anni le linee drenanti, finendo per impedire il deflusso dell’acqua meteorica e favorendo le condizioni di ristagno. La singola fessurazione con sabbia silicea dello strato superiore (strato riconducibile ad un vero “tappo” a bassa permeabilità) permette di ottenere nuovamente un campo dalle perfette capacità drenanti, rimettendo in comunicazione la superficie con il sistema drenante originario. A ciò si aggiunga un possibile utilizzo anche localizzato, non necessariamente esteso a tutto campo, in quanto spesso i “collassi drenanti” avvengono in zone limitate della superficie a gioco. Oppure limitandosi ad operare su linee di pendenza, a sfruttarne maggiormente le proprietà intrinseche in trasmissività idraulica (perciò non solo per deflusso verticale, ma anche orizzontale): è questo il caso di impianti calcistici a budget medio-basso, fairway golfistici collinari, settori di parchi comunali. Pensiamo inoltre alle costruzioni ex-novo di sistemi drenanti dotati di linee profonde da intersecarsi superiormente proprio con microslits (le progettazioni di cui parlavamo all’inizio). Questi sono solo alcuni esempi della versatilità e potenzialità che caratterizza l’uso della microfessurazione. Per le sue caratteristiche economiche e operative, riteniamo possa rappresentare una preziosa risorsa attuale e futura, agendo in forma mirata e/o localizzata su problemi ad oggi risolti con costosi e complessi rifacimenti (o irrisolti, nel peggiore dei casi).