Copenaghen (Danimarca) Edificio sportivo polifunzionale a Ørestad

Un piccolo edificio pubblico, completamente accessibile, nel quartiere di nuova urbanizzazione in cui sorge anche la Royal Arena (Tsport 323), è stato progettato in stretta collaborazione con gli utenti, con lo scopo di favorire soprattutto attività sportive informali.

Questo edificio polifunzionale, a Ørestad City – quartiere periferico di Copenhagen – è anche il più piccolo edificio pubblico di questa zona di recente sviluppo, e vuole essere un punto di riferimento per creare una comunità più sociale all’interno delle enormi strutture edilizie e dei lunghi viali disegnati sulla carta per creare dal nulla la città di Ørestad.

 

Il Multi-purpose Sports and Community Facility è stato sviluppato attraverso un processo basato sulla collaborazione con un gruppo dedicato di utenti, stakeholder locali e abitanti per soddisfare le specifiche esigenze locali. Durante un processo aperto nella fase iniziale e di sviluppo, gli architetti hanno organizzato dei workshop in cui gli utenti hanno elaborato delle priorità di attività e funzioni.


L’edificio è aperto notte e giorno al pubblico, alle scolaresche e ai club sportivi locali ed è suddiviso in aree riscaldate e non riscaldate; la parte non riscaldata comprende i più grandi spazi multifunzionali per diverse attività come il basket e il floorball (o unihockey), e dove è presente anche una breve parete per bouldering; mentre nella parte riscaldata si trovano gli spazi per la danza, lo yoga, le arti materiali o gli esercizi a terra per gruppi più piccoli. L’edificio non dispone di personale e tutte le attività e gli eventi sono organizzati e tenuti dagli utenti stessi, siano essi organizzati in gruppi o iniziative private.

Le dimensioni dei diversi spazi intorno ai campi hanno forma irregolare e rompono le convenzioni per stimolare e invitare i non professionisti a fare sport e rendere gli spazi una sorta di “campi di negoziazione”. Questo è stato fatto deliberatamente per prevenire le rivendicazioni di spazio e impedire all’élite di dominare le strutture che si possono trovare altrove.
Il pavimento si differenzia tra cemento nelle aree principali e gomma nel piccolo spazio per la danza, lo yoga e gli altri movimenti morbidi con un più alto grado di contatto con il pavimento. Questa è l’unica stanza con accessibilità limitata e materiali che richiedono maggiore attenzione. Altrimenti i materiali sono abbastanza robusti e possono accogliere molte persone senza subire danni eccessivi.

A differenza degli edifici circostanti, l’ingresso della struttura polifunzionale si affaccia su Ørestad Boulevard, incontrando e accogliendo così la gente del quartiere al piano terra. Inoltre, l’edificio si distingue per il tetto verde e i materiali lignei dell’involucro. È costruito come una struttura leggera che accoglie, e rappresenta l’imprevedibilità in un’area urbana altrimenti completamente pianificata.
L’involucro è leggero in corrispondenza delle zone non riscaldate e non soddisfa gli stessi requisiti tecnici dell’edificio in presenza di interni riscaldati. Le forme a ventaglio sottolineano che l’edificio è costituito da diverse funzioni o attività sportive che vengono portate ad incontrarsi all’interno.

Il rapporto con il parco circostante sottolinea il carattere inclusivo e accessibile dell’edificio, che non ha un retro, ma una lunga striscia ininterrotta di finestre che rendono le attività all’interno, visibili dal parco e viceversa. La striscia vetrata rende l’edificio un luogo sicuro, senza angoli bui o luoghi nascosti, mentre l’edificio e le attività al suo interno appaiono visibili di notte come una luce in mezzo al giardino.

Ørestad, un quartiere pianificato sulla carta

Risale al 1947 il piano urbanistico di matrice statale che ha pianificato lo sviluppo della capitale danese controllando l’urbanizzazione delle periferie lungo gli assi stradali e ferroviari intercalati da ampie zone verdi (il “Finger Plan”). Lo sviluppo lungo le “dita” del piano ha portato, dal dopoguerra, alla costruzione di circa 240.000 nuove unità abitative, seguendo i principi modernisti di Le Corbusier tra razionalizzazione e industrializzazione dell’edilizia abitativa.
Ma i collegamenti con il paese avvenivano verso ovest: è solo in tempi più recenti, con l’apertura dell’est europeo e il programmato ingresso di Svezia e Finlandia nell’unione Europea, che ha assunto importanza la direzione verso Malmö e l’aeroporto internazionale Kastrup, sull’isola di Amager, a est di Copenaghen City.

È qui che, su una striscia di pianure aride tra la città e l’aeroporto, è stato pianificato lo sviluppo di Ørestad, in totale rottura con il tema tracciato dal Finger Plan; con in più la novità che sanciva un nuovo ruolo dello Stato, il partenariato con l’investitore privato.
L’immediata conseguenza di siffatta pianificazione, è però risultata una scarsa coerenza tra l’autoreferenzialità degli oggetti architettonici (dove il progetto si ferma sulla soglia d’ingesso) e la scarsa qualità degli spazi pubblici connettivi.
Nei piani, Ørestad avrebbe dovuto accogliere 20.000 residenti, e attirare fino a 20.000 studenti e 80.000 impiegati, mentre nel 2012 a popolazione insediata non raggiungeva i 7.500 abitanti.

Un intervento come quello pubblicato in queste pagine segna il tentativo di mettere riparo a questi errori, con iniziative di tipo pubblico più qualificate; così ad esempio è stato anche per l’ Ørestad Gymnasium, una scuola secondaria di secondo grado con impostazione moderna, dove gli spazi abbandonano lo schema della lezione frontale a favore della costruzione di ambienti di apprendimento che invitano i docenti a progettare diversamente le attività didattiche e i ragazzi a svolgere un ruolo attivo per tutta la durata delle lezioni.
Il quartiere cerca così di riqualificare il proprio tessuto, sul quale svettano alcuni hit architettonici come la Copenhagen Concert Hall progettata da Jean Nouvel o la Royal Arena di 3XN & HKS, pubblicata su Tsport 323 e ricordata anche sulla copertina di questo numero.