In un ciclo di cinque puntate, il tema dell’impianto sportivo in rapporto con la città e con il suo pubblico, analizzato attraverso il tennis, disciplina dalle dinamiche variabili nel tempo che appare oggi in gran forma.
Conversazione sul tennis – 5
L’anomalia urbana e il paradigma dello stimolo: il tennis come strumento di rigenerazione

Ostia Lido, l’area oggetto della proposta in discussione (Google Earth).
Se nei capitoli precedenti abbiamo analizzato la versatilità del tennis su scala globale, è calando questo approccio nel micro-tessuto urbano che la polifunzionalità rivela il suo potenziale più pragmatico e risolutivo. La flessibilità logistica di questo sport non serve solo a massimizzare i profitti all’interno di mega-strutture o poli fieristici, ma può trasformarsi nella chiave di volta per risolvere annosi paradossi territoriali.
Il tessuto cittadino italiano è disseminato di aree caratterizzate da palesi incongruenze urbanistiche: superfici teoricamente destinate al verde ricreativo che nella realtà si presentano come immense colate di asfalto degradato. Un case study emblematico di questa disfunzione è la proposta di recupero per un’area di circa 24.000 metri quadri situata a Ostia, compresa tra il Lungomare Amerigo Vespucci e via Litoranea. Un sito la cui destinazione d’uso a “parco pubblico” lo rende formalmente idoneo a ospitare attività collettive e sportive, ma che per anni è rimasto una spianata inutilizzata, divenendo persino oggetto di esposti a causa di utilizzi impropri come il trasbordo di rifiuti.
Di fronte a simili anomalie, l’utilizzo dell’evento sportivo può fungere da grimaldello tecnico per catalizzare il recupero dell’area, trasformando un limite strutturale in una grande opportunità. Ipotizzare l’insediamento di un torneo del circuito ATP Challenger in un simile contesto risulta una scelta strategica mirata, trattandosi di un format internazionale concepito proprio per rappresentare una piattaforma di opportunità, sviluppo e visibilità d’eccellenza.
Portare un evento di questa caratura sul territorio significa applicare alla lettera la modularità analizzata in precedenza: l’installazione di campi in terra battuta, tribune modulari, spogliatoi e aree hospitality avviene avvalendosi esclusivamente di strutture leggere e smontabili. Questa totale assenza di opere permanenti permette di attrezzare rapidamente lo spazio per poi lasciarlo nuovamente a disposizione della comunità. In questo modo l’allestimento temporaneo non stravolge l’area ma, al contrario, la valorizza, restituendo il sito ai cittadini con funzioni finalmente coerenti al suo scopo originario.

Maria Sharapova al Foro Italico, novembre 2017 (foto Jimmie48).
Questo approccio si eleva a stimolo progettuale vitale per chiunque sia chiamato a pianificare lo sviluppo del territorio. Dimostra che i grandi appuntamenti internazionali non devono essere appannaggio esclusivo di località già dotate di una impiantistica perfetta e consolidata. Al contrario, è l’evento stesso a fungere da apripista: la natura temporanea dell’installazione sportiva e le licenze dei tornei ATP, libere da vincoli di sede fissa, offrono a territori marginali o “dormienti” la possibilità di pensare in grande. Il torneo diventa così il motore per attrarre investimenti e attivare collaborazioni con imprese e sponsor, generando ricadute economiche dirette e tangibili per alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari del tessuto locale.
Ospitare il tennis di alto livello in un’area precedentemente ferma significa creare un nuovo punto di riferimento per i giovani e le famiglie, proiettando attraverso i media un’immagine dinamica e moderna ben oltre i confini cittadini. È la prova tangibile che un appuntamento internazionale può avere un solido successo anche uscendo dalle tradizionali direttrici del centro storico. La polifunzionalità tennistica cessa così la sua mera rincorsa al mercato per diventare la più alta forma di dialogo urbano: una leva operativa in grado di convertire un’incongruenza spaziale nel palcoscenico di una comunità viva.
Vai alle puntate precedenti:
1 – Il tennis fuori dal circolo: tra l’ossessione del mercato e il dialogo urbano
2 – Il caso Miami: la rinuncia all’arena perfetta e l’estremizzazione dell’Hard Rock Stadium
3 – Estremismo infrastrutturale vs. Integrazione urbana: il dualismo tra Bernabéu e Piazza del Popolo
4 – Il modello Libéma Open: quando l’infrastruttura effimera dialoga con il territorio
