Oggi le gare, ma dopo: quale eredità per Milano, Cortina, e le altre montagne olimpiche?
Legacy

(foto BG/Tsport)
Degli impianti sui quali in questi gironi si svolgono le Olimpiadi Invernali abbiamo già tanto detto e scritto.
A evento concluso si aprirà il tema: quale eredità ha lasciato? “Legacy” è una parola fondamentale nei dossier di candidatura delle Olimpiadi più recenti.
È opinione condivisa (lo si legge già nel dossier che Milano e Cortina presentarono nel 2020, guardando oltre lo slogan “I Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre, fonte di ispirazione per cambiare la vita delle generazioni future”) che le somme vadano tirate sul lungo periodo.
In effetti, quanto a nuove strutture ne sono state previste poche (e su quelle poche si è fin troppo discusso); per non parlare delle infrastrutture che, come capita regolarmente da noi, non sono state realizzate quasi mai per tempo.
Per la città di Milano il riferimento inevitabile è all’esperienza dell’Expo 2015 che ha impresso alla città una svolta emozionale, tradottasi in visibilità, riconoscibilità internazionale e voglia di sviluppare eventi fin quasi alla saturazione: un entusiasmo che forse, dopo un decennio, tendeva ad affievolirsi. E che sul territorio si è rispecchiato in un iperattivismo positivo ma non privo di zone d’ombra.
Quanto alle località di montagna, queste si attendono un rilancio a dispetto della crisi climatica che tende a ridurre sempre più la stagione di innevamento naturale.
L’esperienza di Torino 2006 fu un motivo di rinnovamento per l’anima della città: un po’ meno felice l’esito, sulla distanza, dell’infrastrutturazione in montagna, dove diversi impianti sono stati abbandonati negli anni. Per l’evento di questi giorni l’unico impianto completamente nuovo è l’Arena di Santa Giulia, a Milano, che è nata già con un destino assegnato agli eventi non-sportivi, mentre nelle Dolomiti attendiamo di scoprire quanto sarà valsa la pena di realizzare la nuova pista di bob al posto di quella storica.
E per adesso è tutto.
