I Paesaggi Sensibili

La settimana dal 20 al 28 ottobre si svolge, per iniziativa di Italia Nostra, la sesta edizione della campagna nazionale sui “Paesaggi Sensibili”.

(Nell’immagine da Google Earth: Siena, la Strada di Borgo Vecchio, dal colle di Malamerenda a Borgo Vecchio, attraversa il progettato “Parco agricolo sportivo La Cittadella dello Sport”)

L’associazione nazionale per la tutela del nostro patrimonio storico, artistico e naturale lanciò la prima campagna con questo nome nel 2008, per riaffermare, nel 60° anniversario della Costituzione, il proprio impegno in difesa di quel patrimonio che l’articolo 9 riconosce tra i fondamenti dell’identità del Paese.

Nel 2011, fra i dossier della quarta edizione, dedicata ai “paesaggi agrari”, spicca la battaglia contro la progettata invasione della campagna senese da parte della “Cittadella dello sport”, 75 ettari di un ambiente (riconoscibile tal quale negli affreschi di Ambrogio Lorenzetti) in cui avrebbe dovuto insediarsi il nuovo Stadio del Siena.

Un concorso internazionale di progettazione del 2004 vide gli architetti diligentemente cimentarsi nel tentativo di dissimulare l’ingombrante costruzione nel paesaggio, e il vincitore (Iotti+Pavarani capogruppo) si aggiudicava anche un premio nella sezione Retail and Leisure del Mipim Architectural Review Future Projects Awards 2011.

Lo stadio, quanto mai originale perché semi-interrato nelle pieghe delle colline toscane, non piaceva ai tifosi e costava comunque troppo: sicché ad oggi ne rimane traccia nella pianificazione urbanistica ma il Siena Calcio continua a giocare nel vecchio Artemio Franchi.

Morale: torniamo al concetto di pianificazione territoriale e paesaggistica, che è proprio il tema a cui è dedicata la campagna “Paesaggi Sensibili” di quest’anno.

Come prevede il Codice dei beni Culturali e del paesaggio, una corretta pianificazione territoriale deve perseguire risultati che tengano conto delle risorse specifiche del territorio, della città, del paesaggio, dell’ambiente oggetto degli interventi, predisponendo strumenti idonei e progettando azioni funzionali al conseguimento degli obiettivi prefissati.

Invece, “si progettano, come pro-forma, macro piani a livello regionale dove sfugge quasi tutto dei paesaggi reali” (Guido Ferrara, “L’architettura del paesaggio italiano”, Marsilio 2017): e comunque, di fronte a obiettivi particolari (vedi i grandi stadi), si agisce in deroga anche a questi. E addio paesaggio.