Italia fragile. Voci dalla RUN

Dal 3 al 6 aprile si è svolta a Riva del Garda la VII Rassegna Urbanistica Nazionale, seguita dal XXX Congresso dell’INU. Anticipiamo alcune considerazioni su uno dei quattro temi trattati, “Italia Fragile”, che sarà oggetto di uno speciale nel numero di TSPORT in uscita a fine aprile, dedicato alla ricostruzione post sisma.

Il 6 aprile sono passati dieci anni dal terremoto che ha colpito il territorio dell’Aquila. Da allora, al lento meccanismo della ricostruzione si sono sovrapposti altri due gravi eventi sismici, che disegnano uno scenario complesso e articolato in cui si percepisce un costante stato di emergenza.

Ma d’altra parte oltre il 50% del territorio nazionale è ad elevato rischio sismico; per non dire della percentuale di Comuni italiani che presentano aree ad elevata criticità idrogeologica, della continua frammentazione ecologica conseguente al consumo di suolo, mai arrestato nonostante la crisi economica generale: tutto concorre a disegnare il profilo di un territorio fragile.

Di “Italia fragile” si è parlato anche nella settima Rassegna Urbanistica Nazionale organizzata dall’INU ai primi giorni di aprile, come una delle “quattro visuali per raccontare il futuro caratterizzato da un inarrestabile urbanesimo delle popolazioni”: è indubbio che l’elevata vulnerabilità del Paese richieda azioni di adattamento e prevenzione per affrontare progetti di sviluppo sociale ed economico in condizioni di significativa fragilità strutturale.

In quella sede sono stati discussi, in seminari dedicati, gli strumenti ed i piani in atto nelle diverse realtà locali ai fini della misura delle vulnerabilità, l’ingegnerizzazione della sicurezza, la protezione del paesaggio.

La chiave, però, non può essere che il coordinamento, per non ritornare alla frammentazione delle idee e delle azioni che riproduce la frammentazione fisica del territorio. È anche l’obiettivo tracciato dal XXX Congresso INU, tenutosi in coda alla Rassegna, che parla di un “patto per l’urbanistica che ricomponga la frammentazione disciplinare e istituzionale”, per non continuare a procedere attraverso esperimenti isolati ma cumularne invece i risultati, ed arrivare infine a modificare gli strumenti operativi, nel rispetto delle esigenze locali ma perseguendo “un regionalismo differenziato efficace e non divisivo”.

Nel servizio speciale dedicato alla ricostruzione post sisma parleremo degli impianti sportivi all’interno del sistema dell’emergenza; ma ricordiamo che l’infrastruttura sportiva, per quanto minuscola, è sempre, e null’altro, che un elemento da collocare sul territorio, con tutte le sue implicazioni urbanistiche, paesaggistiche, strutturali.