Labirinti

Il Comune di Pisticci, in Basilicata, ha vinto un bando della Regione con un progetto che propone la realizzazione di un labirinto verde, accogliendo un suggerimento delle associazioni locali. Un modo inedito di affrontare il tema della rinaturalizzazione di suoli degradati in ambito urbano.
Da qui, un parallelo con il noto Labirinto della Masone, realizzato nel 2015 da Franco Maria Ricci a Fontanellato, nella campagna emiliana, e un necessario excursus sulla storia del labirinto nell’architettura e nell’arte.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 367
Parco del castello di Chenanceau, Francia (Google Earth).

Il Labirinto Verde di Marconia

Il Comune di Pisticci, in provincia di Matera, ha vinto un bando della Regione Basilicata con un progetto per realizzare un Labirinto Verde nella frazione di Marconia.

Il bando stanzia un totale di oltre tre milioni di euro per la rinaturalizzazione di suoli degradati in ambito urbano, e può dedicare fino a 600mila euro da fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a ogni singolo progetto ritenuto idoneo. I suoli su cui intervenire devono essere di proprietà pubblica, privi di vincoli urbanistici o architettonici, e da destinare ad area verde pubblica. I progetti da presentare devono avere un vincolo di inedificabilità: non si potrà, quindi, costruire edifici o fabbricati né impermeabilizzare il suolo in modo permanente.

Il bando arriva al momento giusto, per il Comune di Pisticci e in particolare per la frazione di Marconia: nel 2023 alcune associazioni del territorio avevano immaginato un nuovo parco comunale, con finalità anche sportive e culturali. Ma soprattutto un parco costruito intorno a un Labirinto vegetale, sulla falsariga di quello della Masone, nel parmense, attrattore turistico molto noto. Le associazioni ne hanno parlato con l’amministrazione comunale di Pisticci, ma per due anni il progetto è rimasto nel cassetto, complice anche il fatto che gli uffici competenti erano impegnati nella pubblicazione del nuovo Regolamento Urbanistico. Convinti però della validità del progetto, gli assessori all’Urbanistica e al Verde, Antonio de Sensi e Francesca Colacicco, lo hanno candidato al bando della Regione Basilicata, destinandogli anche 240mila euro ulteriori dalle casse comunali in caso di approvazione. Oggi l’amministrazione comunale è in attesa della ratifica del Ministero che però dovrebbe essere solo una formalità. Poi verrà pubblicato un bando pubblico per l’affidamento dei lavori, che dovrebbero iniziare nel 2026.

Ortofoto della frazione di Marconia ed estratto dal Piano Regolatore di Pisticci per la stessa area: con la stellina è individuata la posizione del futuro labirinto.

Il Labirinto sorgerebbe di un’area che il nuovo PRG destina ad Area verde pubblica attrezzata, tra via Nazionale a nord e la Provinciale a sud. Si tratta di uno spazio molto grande: 340mila metri quadri di proprietà comunale, su cui ci sono uno stadio di calcio e due centri sportivi in uso a nord, e alcuni manufatti edili (case e capannoni) costruiti negli anni in modo confusionario e non sempre legittimo. Anche se oggi non esiste un piano esecutivo, il progetto delle associazioni prevede che il Labirinto in sé occupi uno spazio di 70mila mq (praticamente lo stesso del labirinto della Masone, il più grande del mondo), con un percorso di tre chilometri circa e tempi di percorrenza non inferiori ai 30 minuti. Sarà fatto di essenze vegetali della macchia mediterranea tipica del Metaponto, che non ha bisogno di grandi quantità di acqua per sopravvivere e fiorire. Al centro del Labirinto, le associazioni e l’amministrazione comunale immaginano eventi culturali, mostre o spettacoli teatrali: per finanziarle, e per finanziare il mantenimento del Labirinto e del parco, il progetto prevede che l’ingresso sia a pagamento, e che a gestirlo siano le associazioni che lo hanno proposto. Esistono già dei parcheggi di pertinenza dei centri sportivi, e il PRG ne prevede altri: nelle intenzioni dell’amministrazione non sarà quindi necessario coprire nuovo suolo da destinare a parcheggio dei visitatori del Labirinto. Il parco circostante è pensato per essere percorso da piste ciclabili che si colleghino al resto di Marconia (che al momento ha un numero limitato di percorsi per le biciclette), e per avere aree destinate ad attività sportive e ricreative come lo skateboard, il minigolf, gli scacchi e i percorsi avventura sospesi. Per il disegno esecutivo in caso di vittoria del bando il Comune esclude la progettazione interna: incaricherà degli studi tecnici esterni, che lavoreranno insieme alle associazioni che hanno proposto il progetto.

L’obiettivo generale è generare attrattività turistica in un luogo, Marconia, che non ne ha: i visitatori oggi si dividono tra la costiera Ionica, le montagne del Metaponto e gli scavi archeologici vicini, ma non toccano questa frazione, nata subito dopo la Seconda guerra mondiale intorno al piccolo nucleo che il regime fascista nel 1938 aveva identificato come luogo di confino per i dissidenti politici. Oggi Marconia è l’abitato nuovo di Pisticci, con una pianta urbanistica fatta di palazzine da due o tre piani in una configurazione a scacchiera molto geometrica, con una piccola piazza centrale. Marconia e Pisticci sono distanti tra di loro 13 chilometri, e non sono direttamente collegate da mezzi pubblici.

Il dubbio è se Marconia e Pisticci siano pronte al flusso di turisti e visitatori che si augurano – e che si aspettano. In modo esplicito, il Labirinto e il suo parco hanno infatti come modello di riferimento la Masone, che nel 2023 ha avuto più di 100mila visitatori. Non è una questione di numeri, perché Pisticci ha 16mila residenti su un territorio sparso e male collegato, di cui novemila circa a Marconia. Il Labirinto della Masone, invece, pur essendo tecnicamente nel piccolo comune di Fontanellato, si trova in realtà a metà strada tra Fidenza, coi suoi 27mila abitati e un centro commerciale tra i più grandi del Nord Italia, e Parma, capoluogo di provincia. È un territorio già molto turistico, con strutture ricettive e una capacità imprenditoriale che i residenti e le imprese della zona hanno dovuto sviluppare, giocoforza. È anche una zona in cui i visitatori vanno tutto l’anno, non solo durante il periodo estivo come spesso capita in Sud Italia. Vicino al Labirinto della Masone c’è un’uscita della A1 e nel giro di due ore di auto quattro aeroporti, tra cui quello di Malpensa. Pisticci e il suo territorio non hanno questi servizi, ma ambiscono a un tipo di utenza simile.

Nonostante queste difficoltà, il progetto è interessante, non ha ostacoli dal punto di vista tecnico o urbanistico, e l’area su cui è previsto che nascano parco e Labirinto è ampia e oggi inutilizzata. Ogni piantumazione di nuove alberature autoctone è (quasi) sempre la benvenuta, dal punto di vista ecosistemico e climatico, e lo stesso vale per il vincolo di inedificazione previsto dal bando. Può diventare il punto di partenza per esplorare un territorio affascinante, e portare con sé un indotto da reinvestire. Il fatto che Marconia sia lontana dalle destinazioni più conosciute e facilmente raggiungibili può essere anche un fattore positivo, capace di stimolare quel tipo di turismo lento, rurale e sostenibile di cui i territori hanno un gran bisogno. Infine, il fatto che siano state le associazioni locali a proporre il Labirinto e a coinvolgere l’amministrazione comunale è molto positivo, ma questo dialogo dovrà rimanere costante anche in fase di progettazione, esecuzione e conduzione del parco, perché questo non diventi uno strumento per rimpinguare le casse di qualche privato gestore, o un luogo da turismo mordi e fuggi che viene servito all’algoritmo di Instagram.

Labirinti tracciati nel mais nell’azienda agricola Galassi Carlo di Alfonsine (Ravenna) su una superficie di 10 ettari: da sinistra i terreni al naturale (2020), nel 2021, nel 2024 (Google Earth).

Il labirinto da ieri a domani

Il labirinto è un tema che da sempre affascina le menti di architetti, illustratori e scrittori, da Dedalo allo Stanley Kubrick di Shining, da Umberto Eco ne Il nome della rosa (copertina nell’immagine a destra) alle opere di Escher. Alcuni labirinti sono solo disegnati, altri invece sono costruiti in pietra oppure con siepi e alberi. Nel corso dei secoli i labirinti costruiti sono aumentati in dimensioni e complessità, con involuzioni, cerchi concentrici e tante possibilità di scelta. I progettisti hanno scoperto alcuni trucchi involontari, e ne hanno approfittato: per esempio la tendenza a scegliere il percorso che segue la direzione di lettura, quindi da sinistra a destra ovunque tranne che nel mondo arabo.

Come racconta Ettore Selli nell’introduzione al suo Labirinti vegetali, la prima apparizione di un labirinto è in alcune iscrizioni su roccia del II millennio a.C. in Galizia, in Sardegna e in Lombardia, e poi in manufatti artigianali della società micenea. Al labirinto viene assegnata una valenza spirituale, e le sue prime evoluzioni arrivano con il modello geometrico quadrato a sette involuzioni della civiltà minoica nel 1400 a.C.

Il primo grande autore a citare dei labirinti non solo disegnati, ma eretti in pietra, è Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia: il labirinto di Cnosso a Creta, il labirinto di Meride in Egitto, e quelli perduti di Chiusi e Lemno. Le ville più ricche della Roma imperiale avevano labirinti policromi incisi sui marciapiedi e sulle pareti delle domus, sempre in forma quadrata. Allora il loro significato era legato ai rituali funebri e alla cattura di spiriti o animali infernali, di cui il più noto era il Minotauro di Cnosso.

Con i primi viaggi fuori dall’Europa, il simbolo del labirinto si diffonde in Africa e in Asia: il mandala eredita in parte il simbolismo del labirinto. I progettisti e gli architetti europei applicano ai loro labirinti le competenze geometriche e matematiche che arrivano dal mondo arabo.

Anche la religione cristiana dei primi anni si appropria del simbolo, facendolo diventare la rappresentazione della parola del Cristo: lo ricorda il pavimento della chiesa di San Reparato a Chlef, in Algeria, oggi custodito nella cattedrale del Sacro Cuore di Algeri. In questa fase, il labirinto classico si amplifica e si modifica fino alle undici involuzioni circolari, ma è anche monocursale, cioè privo di scelte. Nel Medioevo questo tipo labirinto viene pavimentato e costruito negli edifici sacri: se ne ritrovano ancora alcuni nelle vecchie cattedrali gotiche francesi, come quella di Chartres (foto sotto, da Wikimedia Commons).

I primi labirinti vegetali arrivano con l’espansione della cultura normanna nell’Europa settentrionale e orientale. Hanno anche parti in pietra, vengono comunemente chiamati turf labyrinth e oltre al significato religioso ne assumono anche uno profano, per rituali d’amore. Nelle isole russe Soloveckie ne sono rimasti una trentina, di pietra e bassi cespugli.

Il Rinascimento è l’epoca che mette in dubbio i dogmi della Chiesa, e per cui l’uomo conquista il centro del mondo. Di conseguenza, il labirinto perde la sua valenza spirituale e diventa un modello ornamentale con fini ludici. Era abbastanza comune avere piccoli labirinti ad abbellire giardini delle ville reali, per esempio. Il percorso diventa multicursale, quindi dotato di bivi e vicoli ciechi. Il labirinto è metafora di un uomo che ha bisogno di fare scelte sbagliate per imparare ed evolversi, e simbolo di potere e ricchezza. Sono decorati con fontane, giochi prospettici, passeggiate romantiche. Il Cinquecento è l’epoca del labirinto di siepi, e l’architettura del verde diventa interesse comune tra le casate regnanti. Il labirinto dell’Alcazar di Siviglia è voluto da Carlo V d’Asburgo nel 1540, papa Clemente X ne ordina uno alla Villa d’Este di Tivoli nel 1573 e non possono essere da meno i regnanti di Francia, che fanno progettare un labirinto a Versailles nel 1674, che oggi non esiste più.

In alto, tre testi di giardinaggio datati tra il XVI e il XVIII secolo. In basso, due tavole tratte rispettivamente da Batt Langley “New Principles of Gardening” (Londra 1728) e da Thomas Hill “The gardeners Labyrinth” (Londra 1577).

Il ceto medio si avvicina al labirinto nell’Inghilterra del XVII secolo, e l’entusiasmo continua fino al XIX secolo: l’isola si riempie di labirinti, e ancora oggi ospita un terzo di quelli vegetali mondiali. Cambiano anche i canoni estetici: le prospettive si ampliano e aumentano le coperture boschive. Con le conquiste coloniali, i labirinti vegetali vengono esportati in tutto il mondo: l’imperatore cinese aveva un labirinto murario nella sua residenza estiva a Pechino.

Nel periodo delle guerre mondiali, l’interesse per i giardini e i labirinti cala, ma dagli anni Cinquanta in poi sono diventati comuni i labirinti vegetali con forme particolari come mani o cigni, o fatti di materiali come frumento, girasoli o ghiaccio, o spesso con elementi arborei tipici dell’area in cui si trovano. Il labirinto entra nei parchi pubblici e nei giardini comunali, come sarà a Marconia.

L’Italia ha la particolarità di ospitare il labirinto più piccolo del mondo: si trova a Merano, nel parco del castello di Trauttmansdorff, ed è grande solo 230 metri quadrati. In Italia c’è anche il labirinto più antico arrivato a noi intatto: è nella Villa Barbarigo, a Valsanzibio in provincia di Padova: è stato costruito nel 1630 come offerta a Dio per far terminare un’epidemia di peste. Gli arbusti di bosso che lo compongono non sarebbero mai stati sostituiti da quando sono stati piantati, nel 1664. Ultimo record italiano: in Emilia-Romagna c’è il labirinto arboreo più grande al mondo, quello della Masone.

Il Labirinto della Masone

Il Labirinto della Masone si trova infatti a Fontanellato, piccolo comune in provincia di Parma. È stato fondato sulla base di un’idea dell’editore e collezionista d’arte Franco Maria Ricci, che ne aveva parlato negli anni Ottanta con Jorge Luis Borges, da sempre affascinato dall’idea del labirinto. Il terreno, la Tenuta Masone, appartiene alla famiglia Ricci da tempo. Se l’idea nasce negli anni Ottanta, i progetti esecutivi sono dei primi anni Duemila, e l’apertura effettiva al pubblico del maggio 2015. Il Labirinto è incluso nel circuito dei castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

Il labirinto si estende su otto ettari. Visto dall’alto, ha una forma molto riconoscibile: una stella a otto punte con un edificio al suo interno, come la Sforzinda del Trattato di architettura del Filarete, la sua città ideale. La stessa che poi è stata applicata a Palmanova, in Friuli Venezia Giulia. La geometria del parco è stata progettata dall’architetto Davide Dutto, che si è basato su due mosaici romani.

Il labirinto è fatto di oltre 20 specie di bambù, una pianta resistente e sempreverde in grado di sequestrare molta anidride carbonica, ma che se non tenuta sotto controllo può rischiare di diventare invasiva. Alla Masone ce ne sono 300mila esemplari, di cui alcuni alti più di cinque metri. Anche alcuni dei pavimenti degli edifici all’interno del labirinto sono fatti di bambù, per una maggiore coerenza stilistica.

Per percorrere il labirinto fino al suo centro i visitatori impiegano circa 45 minuti, e possono imbattersi anche in vicoli ciechi, trappole e bivi. Il percorso è lungo tre chilometri, tutti privi di barriere architettoniche.

All’interno ci sono anche degli edifici in mattoni a mano: una cappella a forma di piramide in cui si possono celebrare cerimonie, alcuni luoghi destinati a un tipo di ospitalità elegante e raffinata, tra cui un ristorante che serve piatti tipici del territorio e due suite per soggiornare anche la notte, e un museo aperto a tutti, che ospita la collezione d’arte di Ricci. Si tratta di 500 opere tra pitture e sculture e oggetti di design a cui si aggiungono mostre temporanee e una biblioteca, che comprende 1200 volumi stampati dal tipografo Giambattista Bodoni. Tutti questi edifici, progettati dall’architetto Pier Carlo Bontempi, si affacciano sulla piazza centrale del Labirinto, che ospita concerti e spettacoli teatrali. Dal 2017 la Masone ospita LOST, festival di musica elettronica, con artisti nazionali e internazionali. Quest’anno è iniziato un percorso di digitalizzazione del Labirinto e dei suoi musei, finanziato da fondi PNRR. Insieme ad alcuni professionisti esterni è stata realizzata un’app che integra alla visita informazioni e narrazioni inedite. Sul sito, invece, sono stati installati totem con mappe tattili per i visitatori disabili, e tre percorsi narrativi con punti di vista diversi che possono essere sbloccati tramite l’app e un qr-code, e che raccontano il Labirinto e la sua storia.

Nel 2023 i visitatori del Labirinto sono stati poco più di 100mila, di cui il 46% adulti con età maggiore di 25 anni che non costituiscono nuclei famigliari, il 22% famiglie con uno o più figli, l’8% ragazzi o studenti di età inferiore ai 26 anni e un altro 8% sono gruppi organizzati che viaggiano tramite tour operator. La restante percentuale comprende gli ospiti con età inferiore ai sei anni, e i visitatori con disabilità.

Il Giardino Botanico di Kiev

(di B.G.)

Fra le immagini di labirinti verdi esistenti oggi spicca, per il contesto in cui si trova, quello dell’Orto Botanico Nazionale Mikola Mikolaovič Griško nella capitale ucraina.

È un labirinto circolare di appena 40 metri di diametro, all’interno di un parco di 1,3 kmq che ospita 13.000 specie di alberi, arbusti, fiori e altre piante provenienti da diverse parti del mondo, che fa parte dell’Accademia Nazionale delle Scienze ed è stato creato a partire dal 1935.

L’area dei giardini è suddivisa in complessi floristici in base alla provenienza delle piante: Carpazi ucraini, pianure dell’Ucraina, Crimea, Caucaso, Asia centrale, Monti Altaj e Siberia occidentale, Estremo Oriente e in ogni area è stato ricreato il relativo paesaggio naturale. Comprende anche una grande collezione di piante tropicali e subtropicali rare e oltre 350 specie di orchidee ospitate all’interno di serre. Anche in questi anni in cui la città è costantemente sotto la minaccia di azioni belliche, sono frequenti le iniziative che invitano la cittadinanza a godere delle bellezze botaniche della città, con visite guidate all’interno dei giardini, o in occasione delle fioriture degli ippocastani, diffusissimi nei viali urbani, o dei lillà, che sono considerati un segno distintivo della capitale ucraina.