Pareri da oltre Manica sulla demolizione di San Siro

Il critico di architettura Edwin Heathcote è intervenuto con un lungo articolo sul Financial Times del 16 maggio sul valore storico e iconico del Meazza di fronte alla prospettiva della sua demolizione.

(Foto BG/Tsport)

Si leggono a volte corrispondenze su quotidiani inglesi o americani che vengono date per opinioni della stampa estera, e che si rivelano in realtà scritte da giornalisti italiani.

Non in questo caso: Edwin Heathcote è un “Architecture and Design Critic”, architetto e designer, nato a Londra, che scrive sul Financial Times da oltre 25 anni.

Le sue considerazioni uscite il 16 maggio scorso danno un contributo al pensiero di molti circa la sorte dello stadio milanese, e sono riassunte nel titolo: “Lo stadio San Siro è unico. Allora perché deve essere demolito?”.

L’autore non ignora che la carenza dell’attuale stadio milanese è soprattutto nella mancanza di tutti quegli spazi luxury che richiede oggi il circo del calcio. Riportiamo testualmente:

“È proprio qui che il sistema vacilla. Il calcio di oggi è un’industria estrattiva, orientata non ai tifosi ma al grande capitale e agli interessi delle grandi aziende. Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti per le partite sono di gran lunga inferiori a quelli derivanti dai diritti televisivi, dalla pubblicità e dal merchandising. Lo stadio è diventato principalmente un set, uno sfondo in cui i tifosi possono chiedersi se siano lì solo per creare un’atmosfera rumorosa per i telespettatori”.

“Si potrebbe sospettare che il vero motivo della demolizione e della ricostruzione sia la creazione di spazi riservati ai VIP. A San Siro mancano quella miriade di ristoranti di lusso e palchi tipici dei grandi club della Premier League o degli stadi statunitensi (sebbene ne abbia comunque un discreto numero). E le norme UEFA per ospitare partite di calcio di alto livello sono quanto mai rigorose nelle loro richieste in materia di lusso. Attualmente San Siro è una rarità: uno stadio profondamente democratico”.

Heathcote cita poi un architetto milanese, Pier Paolo Tamburelli, il quale ha scritto:

Forse il motivo è che San Siro è un monumento moderno — anzi, modernista, una struttura dedicata esclusivamente a un’unica funzione, eppure racchiusa all’interno di un monumento antico che è cresciuto nel corso delle generazioni come una cattedrale o una fortezza. San Siro incarna sia un concetto antico di monumento — come struttura esplicitamente legata a una comunità attraverso i capitoli successivi della sua storia — sia un concetto moderno di architettura, come spettacolo che può essere vissuto solo attraversando e interagendo con gli spazi che lo definiscono”.

Estrapoliamo poi la frase finale dell’articolo:

Il calcio mondiale è un rullo compressore, pronto a spianare tutto ciò che incontra sul suo cammino in nome del profitto. Ma ogni tanto si imbatte in un monumento troppo solido per essere abbattuto. E se San Siro fosse proprio uno di questi?”

Leggete QUI l’articolo originale.