La storia dell’ex Stadio Brianteo, oggi U-Power Stadium, dalla nascita alla caduta del maxischermo.
Lo stadio del Monza e il temporale

(foto BG/Tsport)
Il povero maxischermo dell’U-Power Stadium merita una notizia? Certo all’indomani del suo crollo, il 10 giugno scorso, ne hanno parlato tutti i media del mondo calcistico, anche geograficamente distanti da Monza.
Non va però evocato lo spettro di incidenti che hanno lasciato il segno nella storia degli stadi europei.
Ricordiamo quanto è avvenuto: una linea temporalesca (ampiamente annunciata) ha colpito la Brianza intorno alle 16, preannunciata da nubi scurissime e accompagnata da violente raffiche di vento e pioggia, oltre a qualche chicco di grandine.

L’episodio è durato poche decine di minuti, ma le raffiche sono state particolarmente intense: le stazioni della rete del Centro Meteo Lombardo hanno registrato fino a 95 km/h di velocità. Il vento, che all’interno dei fenomeni temporaleschi è causato dal “downburst” (la caduta verticale dell’aria fredda all’interno del cumulonembo che, giunta al suolo, si espande in tutte le direzioni), ha colpito evidentemente la struttura dello schermo (di 10×10 metri) in direzione perpendicolare, esercitando quindi tutta la spinta sulla superficie con effetto “vela”.

Dalle immagini si evince che ha ceduto l’ancoraggio al suolo della struttura, la quale è invece rimasta di per sé intatta abbattendosi però sulle tribune sottostanti.
Inutile preoccuparsi di un eventuale pubblico sottostante, che non ci sarebbe mai stato, alla mercé del diluvio in atto.
Doveroso riportare le dichiarazioni ufficiali di Mauro Baldissoni, AD del Monza Calcio: “Io sono il primo a essere dispiaciuto e interessato. Ci sono due elementi da considerare per me. Lo stadio in questo momento è in manutenzione e l’evento atmosferico è stato davvero molto forte. Faremo delle riunioni con ingegneri e responsabili della struttura per capire meglio le cause e far sì che non accada più”.

I lavori all’U-Power Stadium
Riprendendo quanto scriveva il nostro Antonio Cunazza su Archistadia nel 2017, l’allora Stadio Brianteo risultava come “un’architettura sportiva di grande valore ma poco funzionale e in parte scollegata dalla realtà in cui si trova. Situato al margine est della città, l’edificio è accomunabile alla corrente del (tardo) brutalismo.
Inaugurato nel 1988 dopo dieci anni di gestazione, lo stadio è oggi uguale a sé stesso e, per questo, facilmente valutabile in ogni sua caratteristica. L’impatto visivo sul visitatore è immediato: cemento armato a vista e linee sicure ed efficaci danno il quadro degli elementi strutturali coinvolti. La scelta delle due gradinate piccole dietro le porte (in realtà il risultato di vari ripensamenti sul progetto iniziale) aumenta ancora di più l’imponenza simbolica della tribuna principale. Con quasi 6mila posti tutti a sedere, il settore centrale è coperto da una struttura sospesa ancorata alle due grandi torri laterali, sede anche dei riflettori per l’illuminazione.


Non si può negare l’eccezionalità di questa tribuna che si sviluppa su un anello unico con un grado di pendenza molto elevato, accentuato dal dimensionamento leggermente sproporzionato dei gradini che, nelle file più in alto, arrivano ad avere addirittura una pedata minore dell’alzata.
La gradinata Distinti, sul lato opposto, è invece su due livelli senza copertura, con l’anello superiore molto aggettante a creare un parziale riparo ad alcune file di posti sottostanti. Questa, attualmente, è la parte di stadio chiusa al pubblico durante gli eventi sportivi, e da sola conta circa 8mila posti. Le due piccole gradinate dietro le porte si sviluppano, invece, su un piano rialzato rispetto al livello stradale circostante e questo ha permesso lo sviluppo di locali di disimpegno e servizi nella parte seminterrata. I tifosi accedono al settore da rampe e scale esterne e si ritrovano su una classica “terrace” all’inglese, senza ripari o strutture accessorie di sicurezza.
Il Brianteo è uno stadio contraddittorio. Non solo nelle intenzioni (sovradimensionato per scelta, scommettendo su un futuro luminoso del club mai arrivato) ma anche nelle soluzioni tecniche. Nel giudicarlo non è possibile scindere il suo valore architettonico dal grado attuale di utilizzo e questo, senz’altro, ne penalizza la percezione finale.
I compromessi nelle dimensioni – due tribune imponenti e due molto piccole – si riflettono sulle difficoltà di ristrutturarlo ma concorrono a creare l’insieme di un edificio molto più importante e apprezzabile di quanto non si pensi. Lo Stadio Brianteo è uno dei pochi simboli di architettura sportiva “brutalista” in Italia, forse da considerare un esercizio di stile in parte fine a sé stesso, ma certo meritevole di una maggiore valorizzazione”.
Uno stadio che non aveva i requisiti nemmeno per la Serie B quando nel 2018 era arrivato Berlusconi al Monza Calcio. I lavori di adeguamento consentirono di portare la capienza da 5.000 a 17.000 spettatori con la riapertura della tribuna est, in tempo per la prima partita di campionato in serie A.


I lavori sono proseguiti gradualmente nelle varie parti dell’impianto: posa delle poltroncine, formazione degli skybox, recinzioni, parcheggi, impianto di videosorveglianza, nuovi ambienti interni (dove Tsport/Sport&Impianti ha tenuto anche un evento nel 2023).
Infine, nell’estate del 2024, la rizollatura del terreno e soprattutto la posa del maxischermo, posizionato sopra la curva nord, con una superficie di 100 metri quadrati.

Dopo un anno di retrocessione, il Monza torna nel 2026-27 in Serie A, e dovrà scegliere dove e come rimettere, in sicurezza, il suo maxischermo.
