Con il numero di marzo-aprile 2026 la rivista TSPORT compie il suo cinquantesimo anno ed esce con un fascicolo speciale. In questo articolo ne abbiamo tracciato la storia.
TSPORT 50 anni – La storia

Le copertine del primo numero e del numero 368 di TSPORT.
1976
All’inizio del 1976, dal 6 gennaio all’8 febbraio, 27 milioni di italiani hanno condiviso la visione delle 6 puntate di Sandokan, lo sceneggiato televisivo interpretato da Kabir Bedi.

Anche le vendite dei dischi – altro termometro del “sentimento” popolare – subiva l’effetto del successo televisivo con la sigla cantata dagli Oliver Onions, in hit parade fino all’irruzione – il 28 febbraio – del nuovo LP di Lucio Battisti, “Ancora tu”, che resterà il più venduto dell’anno.
In campo musicale, anche se non in cima alle classifiche nostrane, il ’76 è stato anche l’anno di “Wish you were here” dei Pink Floyd e di Mamma mia degli ABBA.
Tornando alla televisione, nel 1976 nascevano due programmi antitetici e concorrenti, “Domenica In”, condotto da Corrado (e sopravvissuto fino ad oggi con Mara Venier) e il dissacrante “L’altra domenica” di Renzo Arbore.
Ma per la televisione le vere novità furono altre: dal 15 marzo il Telegiornale unico si sdoppiava in TG1 e TG2; la sentenza n. 202 della Corte Costituzionale del 28 luglio sanciva la fine del monopolio RAI, liberalizzando le trasmissioni locali e aprendo la strada alle TV private; infine con l’apertura delle Olimpiadi di Montréal il 27 luglio partiva la prima trasmissione televisiva a colori.

Annata significativa, per altri versi, nel campo della comunicazione: il 14 gennaio usciva il primo numero del quotidiano Repubblica; il 5 marzo il Corriere della Sera compiva cento anni. Nel cinema, è l’anno di Taxi Driver con Robert De Niro, Rocky, Tutti gli uomini del presidente… In Italia è l’anno di Novecento di Bertolucci, di Todo modo, del Deserto dei Tartari.
Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman vinceva il Premio Oscar come miglior film, mentre da noi la Corte di Cassazione condannava il film Ultimo tango a Parigi di cui venivano bruciate tutte le copie.
Ricordiamo anche altri due eventi i cui effetti si vedranno nei decenni successivi: il 1° aprile in California Steve Jobs e Steve Wozniak fondano la Apple Computer; il 9 settembre la JVC lancia sul mercato il VHS, che sarà il sistema di registrazione video domestica fino agli anni 2000.
I fatti di cronaca e lo sport
Se quello sopra delineato è il sottofondo del vissuto quotidiano, non si può dimenticare che il 1976 è stato anche l’anno dell’incidente con il rilascio di una nube di diossina dall’ICMESA di Seveso (10 luglio), e soprattutto del terremoto del Friuli (6 maggio, con repliche in settembre). Terremoti nel mondo con migliaia di vittime ce ne furono diversi: Guatemala e Honduras, Tangshan (Cina), Filippine meridionali, Turchia.

Guardando alla cronaca sportiva, oltre ai Giochi della XXI Olimpiade di Montréal, che abbiamo citato prima, ci sono stati in febbraio a Innsbruck i Giochi invernali (che fino al ‘92 si tenevano nello stesso anno di quelli estivi). Nel ciclismo, Eddy Merckx vinceva per la settima volta la Milano-Sanremo e Felice Gimondi il 59º Giro d’Italia.

Nel tennis, Adriano Panatta vince gli Internazionali di Francia, Björn Borg il Torneo di Wimbledon, mentre la squadra italiana (capitanata da Nicola Pietrangeli e composta da Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli) conquista la Coppa Davis in Cile, dopo aspre polemiche circa l’opportunità di giocare in un Paese sotto dittatura militare.
Infine, James Hunt su McLaren è Campione del Mondo di Formula 1 con 1 punto di vantaggio su Niki Lauda (Ferrari), il quale in agosto al Nürburgring era rimasto ferito in un grave incidente durante il Gran Premio di Germania.
Il clima sociale e politico
Ma uscendo dalle case degli italiani (che abbiamo immaginato tutti davanti alla TV), il clima nelle piazze e nei Palazzi era tutt’altro che tranquillo.
Il mondo scontava ancora gli effetti della crisi del petrolio scatenata nel 1973 dal conflitto arabo-israeliano, e in Italia il contesto economico era caratterizzato da stagnazione economica accompagnata da alta inflazione, che in dicembre si attestava sul 22% rispetto all’anno precedente.

La politica era in grosse difficoltà nel gestire la situazione, aggravata dalle tensioni sociali seguite all’impossibilità di soddisfare quanto sperato dai movimenti degli anni ’60, e punteggiata da scontri di piazza ed episodi di terrorismo. Le elezioni anticipate del 20 giugno segneranno il massimo storico del PCI (34,4%) guidato da Enrico Berlinguer e il mantenimento della maggioranza relativa della DC (35,3%), numeri che portarono al “compromesso storico” e alla formazione del terzo governo Andreotti.
Nello stesso mese di giugno al Parco Lambro di Milano si teneva la sesta e ultima edizione del “Festival del proletariato giovanile”, una versione nostrana di Woodstock, cui parteciparono artisti quali gli Area, Gianfranco Manfredi, Eugenio Finardi, Ricky Gianco, e Alberto Camerini, alla presenza di 400.000 persone con nudi esibiti come “figli dei fiori” e conclusa tuttavia con problemi di ordine pubblico.
Nasce TSPORT. La Direzione Suppini
Quello disegnato fin qui è il quadro entro il quale nasce TSPORT.
Nasce da un’idea di Pietro Chianchiano (che noi chiameremo Piero), il cui nome nei primissimi anni non compare rimanendo come deus ex-machina. Piero affida la direzione al giornalista Ezio Suppini, il cui spirito critico e polemico caratterizzerà tutto il decennio della sua gestione.

Dal suo primo editoriale emerge con chiarezza lo scopo della pubblicazione. La T di TSPORT sta per “Tutti”: osservando l’”ansia di attività fisica” che si percepisce in ogni strato della popolazione senza la soddisfazione di poter avere spazi adeguati per praticare sport; e confrontandola con “lo sport ufficiale, quello delle federazioni, quello degli stadi, quello delle piste che invece si professionalizza sempre più., si specializza, diventa agonismo per robot, per Superman, insomma neppure per pochi ma per pochissimi; una élite”.
Ecco dunque nelle prime annate di TSPORT una continua pressione sugli organismi sportivi, sul CONI, sulle promesse riforme dello sport, senza rinunciare a polemiche e titoli di forte impatto.

Va riconosciuto che il momento era favorevole: gli anni ’80 saranno il periodo in cui si sono visti i maggiori investimenti nell’impiantistica sportiva, tanto che oggi l’’età delle strutture… risale ancora a quegli anni!
Non mancava l’illustrazione di progetti e realizzazioni, ma ancora minoritaria nella foliazione della rivista, e non favorita dai sistemi di stampa e di riproduzione disponibili all’epoca.
Ben presto, per seguire da vicino gli aspetti impiantistici dello sport entrò in redazione l’architetto Carlo Tommasi, che è stato anche membro di commissione nell’ente di Unificazione nazionale (UNI). Gli aspetti tecnici del settore venivano trattati attraverso schede e inserti che hanno caratterizzato TSPORT per decenni, fino a quando non sono state superate dal formato digitale.
La Direzione Tommasi

Dal febbraio 1986 Tommasi diventa direttore responsabile e la rivista assume una fisionomia sempre più orientata all’architettura dello sport. Se l’editoriale non rinuncia mai a dire quel che la rivista pensa nel bene e nel male tra professione e istituzioni, prevalgono ora le illustrazioni di progetti e realizzazioni.
Comincia, contemporaneamente, un’altra importante collaborazione: quella con l’ingegnere Wiliam Marsero, che in futuro avrà un ruolo ancora più rilevante in TSPORT.
Fin da questo numero 2 del 1986 proprio a cura di Marsero parte un’iniziativa senza precedenti: l’”Archivio prezzi degli impianti sportivi e ricreativi”, un tema che oggi è estremamente attuale con l’avvento dei prezziari regionali, ma che all’epoca fu una risorsa unica nel settore.
Piero, da parte sua, rimane il motore commerciale dell’impresa.
Tommasi lascia TSPORT alla fine del ’92. Segue un breve periodo in cui la direzione è affidata ad altri collaboratori della redazione, mantenendo la linea impostata negli anni precedenti.

La Direzione Marsero
Dal gennaio 1994 Wiliam Marsero diventa direttore responsabile.

È una rivoluzione anche dal punto di vista editoriale; l’evoluzione delle tecniche di stampa consentono finalmente di avere ottime immagini e il colore, che per il suo costo era stato limitato, nei decenni precedenti alle pagine pubblicitarie, entra ora in tutte le sezioni della rivista.

Il primo articolo di commento del nuovo direttore (che pure collaborava, come abbiamo visto, da quasi un decennio) è ricco di spunti e di promesse per un più ampio rapporto con il lettore, sia esso il tecnico o l’amministratore della cosa pubblica. Pur nell’innovazione, TSPORT conferma il suo ruolo consolidato di informazione qualificata con la pubblicazione di progetti dettagliati, di inserti e schede tecniche.
E sempre Marsero, nella celebrazione del 200mo numero di TSPORT, quattro anni dopo, riconosce che lo scenario dello sport italiano è cambiato: se rimane predominante lo sport spettacolo dei massimi livelli, “quello che invece è veramente cambiato è il rapporto tra lo sport e l’ente pubblico”. Si parla di numerosi interventi nell’impiantistica sportiva e nelle modalità di gestione degli impianti; “domanda ed offerta si confrontano costantemente e creano sempre nuovi stimoli per l’innovazione”.
Marsero lascia la direzione alla fine del 1998, ma vedremo che sarà una figura di rilievo anche nel decennio successivo.
Il TSPORT del XXI secolo
Dopo una nuova fase di incertezza, con l’anno 2000 nasce il nuovo TSPORT: una rivoluzione grafica e redazionale che entra come una nuova rivoluzione nel XXI secolo.
A partire dal numero 214 diventa direttore responsabile Maria Carbone, che fin dalla fondazione, giovanissima, è stata a fianco di Piero nel lavoro e nella vita. L’architetto Bruno Grillini – che scrive queste righe – è chiamato alla direzione esecutiva per fare da tramite con i tecnici e i progettisti che sono i lettori e anche i protagonisti dei contenuti stessi della rivista.

L’impaginazione digitale, ormai evoluta, consente un uso del colore e della rappresentazione grafica dei progetti un tempo impensabile.
Con la stretta collaborazione dei progettisti e dei produttori – alcuni dei quali inserzionisti fin dagli anni ’70 – TSPORT è in grado di seguire costantemente l’evoluzione dell’impiantistica sportiva sia a livello dei grandi eventi (col la documentazione degli impianti in tutte le Olimpiadi) sia nel quotidiano (in coerenza con lo spirito originario dello Sport per Tutti).
Memorabile rimane la serie di pubblicazioni, tra il 2003 e il 2006, relative agli impianti per i Giochi Olimpici invernali di Torino, realizzate in collaborazione con Wiliam Marsero, che ci fece da guida sui cantieri prima della loro conclusione.
Come va menzionata la stretta collaborazione con l’architetto Paolo Pettene, del quale sono stati pubblicati in oltre 25 anni una settantina di progetti e almeno 23 articoli di commento, reportage e opinione.
Negli anni la redazione si è avvalsa di molti altri collaboratori dei quali vanno ricordati per la frequenza delle loro rubriche l’architetto Tommaso Empler (specializzato in universal design), l’architetto Stefano Longhi (progettazione sostenibile), l’agronomo Erminio Sinigaglia (gestione del verde naturale), Pasquale Cassalia (educazione e scuola), Michele Amerio (gestione).
Gli Anni Venti e il TSPORT di domani

Ma il mondo della comunicazione va rapidamente cambiando e la rivista su carta non può più essere l’unico modo di raggiungere il proprio pubblico.
Intanto, nel 2017 TSPORT piange la prematura scomparsa del suo fondatore. È un momento che, lungi dal significare una rinuncia a proseguire, stimola i collaboratori ad aprire una nuova fase, con la costituzione della attuale casa editrice, creata da Fabio Passoni, già da diversi anni in redazione, e Bruno Grillini.
È l’occasione di un rilancio e di un restyling complessivo di TSPORT, a cominciare dal lettering della testata e dalla copertina. Nascono gli “Speciali”, dove gli argomenti di attualità si allargano intorno e al di fuori dei singoli progetti architettonici; nasce il portale web Sport&Impianti, che ospiterà, oltre ai contenuti propri della rivista bimestrale, notizie e servizi di più immediata visibilità.
Maria Carbone manterrà la direzione di TSPORT fino alla fine del 2020, passandola poi a Bruno Grillini, garantendo così una continuità pur nel necessario rinnovamento.

Lo shock dovuto alla pandemia di quell’anno accelera un’altra innovazione, quella degli eventi formativi che TSPORT comincia a organizzare dapprima per necessità e poi per scelta editoriale, alternandoli ad eventi in presenza, sempre più richiesti, che vanno a richiamare e integrare i contenuti e le argomentazioni degli “speciali”.
Si approfondiscono così, anno dopo anno, i temi tradizionali ma anche nuovi temi di maggiore attualità e innovazione: la rigenerazione urbana, la sostenibilità, il PNRR; TSPORT testimonia così l’avvento del Padel, le problematiche connesse con la gestione e lo smaltimento dell’erba sintetica, tanto per ricordare gli argomenti più dibattuti.
Nel frattempo le storiche “schede tecniche” sono scomparse dalla rivista, perché più nessuno raccoglie i vecchi fogli con i buchi: e anche lo stesso portale richiederà, fra breve tempo, una nuova struttura, oggi in elaborazione.
Nel cinquantesimo anniversario, TSPORT conta su nuovi giovani collaboratori (ne parliamo nelle pagine seguenti), e prosegue il suo viaggio grazie anche alla vicinanza di aziende e professionisti che ci aiutano a sviluppare i temi di maggiore attualità, sia nel campo della progettazione architettonica che in quello – sempre molto sensibile – della gestione del verde, sportivo e ricreativo.
In questa pagina i nomi e la foto dello staff di oggi.
