Reportage Autodromi: Intervista a Adamo Leonzio, CEO di STLEA

STLEA è una società di progettazione ingegneristica che opera nel campo delle infrastrutture sportive e complesse, con una consolidata esperienza anche nella progettazione e riqualificazione di autodromi. Il loro approccio guarda all’autodromo come a un’infrastruttura operativa a tutti gli effetti, in cui spazi di servizio, edifici, impianti e flussi sono elementi determinanti quanto il tracciato. STLEA lavora prevalentemente su impianti esistenti, affrontando temi come la funzionalità di box e paddock, l’impiantistica, la gestione dei cantieri in esercizio e l’integrazione con le normative edilizie, ambientali e sportive. Ne parliamo con l’ingegnere Adamo Leonzio, CEO di STLEA.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 370

Las Vegas – The Fusion Project (Progetto Stlea).
  • STLEA lavora su autodromi, ma anche su impianti sportivi e infrastrutture complesse. In che modo questa esperienza trasversale influisce sul vostro approccio alla progettazione e riqualificazione dei circuiti?

La nostra esperienza trasversale su autodromi, impianti sportivi e infrastrutture complesse è un elemento distintivo del nostro approccio progettuale. Questa diversificazione è strategica: ci consente di trasferire soluzioni innovative nate dall’osservazione di best practice in ambiti diversi. Quando progettiamo o riqualifichiamo un autodromo, valorizziamo le competenze maturate, direttamente o indirettamente, nella progettazione e riqualificazione di palazzetti dello sport, strutture per eventi e infrastrutture complesse. L’approccio trasversale incide soprattutto nell’analisi preliminare: consideriamo l’autodromo non solo come una pista, ma come un sistema complesso in grado di gestire attività sportive, commerciali, logistiche e di intrattenimento. Questa visione olistica ci permette di individuare sinergie e ottimizzazioni che un approccio più settoriale potrebbe non cogliere. Infine, l’esperienza su infrastrutture complesse ci ha insegnato il valore di resilienza e flessibilità: un autodromo moderno deve adattarsi rapidamente a evoluzioni tecnologiche e normative. Questa capacità di anticipare e rispondere al cambiamento deriva dalla nostra competenza multidisciplinare.

  • Dal punto di vista ingegneristico, in cosa un autodromo si differenzia realmente da altri grandi impianti sportivi o infrastrutturali?

Le differenze principali riguardano due aspetti: sicurezza e visibilità.

Sicurezza. Negli altri impianti sportivi l’attività non è, di per sé, classificabile come pericolosa: le recinzioni servono soprattutto a proteggere atleti e operatori dal pubblico. In un autodromo, invece, l’attività è intrinsecamente rischiosa e le recinzioni, indispensabili, sono progettate per proteggere piloti ma soprattutto pubblico e personale di pista da possibili fuoriuscite di mezzi ad alta velocità.

Visibilità. In stadi, palazzetti e impianti natatori ogni posto in tribuna garantisce la piena visibilità del campo di gioco, e gran parte del personale opera direttamente in campo. In un autodromo, per l’estensione del tracciato, non è possibile assicurare una visione completa simultanea: la tribuna vede solo la sezione più vicina. Anche il personale di pista, che svolge funzioni di gestione, controllo e soccorso, opera per settori. Per questo la direzione gara è centrale: tramite monitor collegati a telecamere distribuite lungo il circuito si controlla l’intera competizione; con bandiere luminose e comunicazioni radio si gestisce il dialogo con i piloti e il coordinamento degli interventi (commissari, primo soccorso, antincendio). Per estendere l’esperienza degli spettatori vengono inoltre installati maxi-schermi collegati al circuito televisivo. Ne deriva una complessità impiantistica molto superiore rispetto ad altre strutture.

  • Quando affrontate la riqualificazione di un tracciato esistente, qual è il primo aspetto che valutate?

Il primo passo è l’analisi delle condizioni esistenti: stato del manto stradale, caratteristiche geometriche del tracciato, sistemi di sicurezza passiva (barriere, vie di fuga, recinzioni), impianti tecnologici e logistica generale. Si tratta di un lavoro preliminare fondamentale, perché consente di individuare criticità, opportunità e vincoli. Valutiamo anche la tipologia di eventi che il circuito deve ospitare e i relativi requisiti normativi. Ogni categoria sportiva impone standard differenti, così come cambiano le esigenze operative e di gestione del pubblico. In parallelo, analizziamo la funzionalità degli spazi di supporto: paddock, box, torre direzione gara, aree hospitality, accessi e parcheggi. Infine, consideriamo l’inserimento del tracciato nel contesto territoriale, perché oggi la riqualificazione deve rispondere anche a esigenze ambientali, di sostenibilità e di integrazione con il paesaggio.

  • Il tema della sicurezza è centrale per un circuito. In che modo si concilia con la necessità di mantenere sportività e spettacolo?

La conciliazione tra sicurezza e sportività è uno degli aspetti più delicati. L’obiettivo non è solo rispettare le normative, ma creare un ambiente che permetta competizione e spettacolo riducendo i rischi. Il progetto lavora su più livelli: layout del tracciato, curve, rettilinei, punti di sorpasso, ma anche gestione delle aree di fuga, posizionamento delle barriere e scelta dei sistemi di assorbimento. Un elemento cruciale è l’analisi delle traiettorie e delle possibili dinamiche di incidente. Per mantenere sportività, si cerca di evitare soluzioni troppo penalizzanti che “appiattiscono” il circuito, ma allo stesso tempo si introducono misure capaci di contenere le conseguenze degli errori. La tecnologia aiuta, perché oggi si possono simulare scenari e valutare l’impatto di ogni intervento. In questo modo si può ottenere un tracciato che rimane interessante e competitivo, ma con un livello di sicurezza adeguato agli standard moderni.

  • Quanto contano oggi le infrastrutture di contorno, come paddock, box e hospitality, nel definire la qualità di un autodromo?

Contano moltissimo. Un autodromo moderno non è solo pista: è un’infrastruttura che deve garantire servizi e funzionalità a team, organizzatori, media e pubblico. Il paddock e i box sono aree operative fondamentali, perché devono gestire flussi di mezzi, personale e attrezzature in modo efficiente e sicuro. Anche l’hospitality è diventata centrale: gli eventi motorsport oggi sono esperienze, e il pubblico, soprattutto corporate, richiede spazi di qualità, comfort e servizi. Inoltre, questi spazi devono essere flessibili: un circuito deve poter ospitare non solo gare, ma anche eventi, meeting, fiere, attività commerciali. La progettazione quindi lavora su modularità, multifunzionalità e capacità di adattarsi a scenari diversi. In sintesi, la qualità complessiva di un autodromo dipende sempre più dall’integrazione tra pista e infrastrutture di supporto.

Edifici del circuito di Cervesina (Pavia).
  • Come incide la sostenibilità sulla progettazione e gestione di un circuito?

Incide in modo crescente e su più fronti. La sostenibilità non riguarda solo l’impatto ambientale diretto, ma anche l’efficienza gestionale e la capacità di rendere un autodromo economicamente sostenibile nel tempo. Dal punto di vista ambientale, i temi principali sono la gestione delle acque meteoriche, l’efficienza energetica, l’inserimento di fonti rinnovabili (ad esempio impianti fotovoltaici), la riduzione dei consumi e la gestione dei rifiuti durante gli eventi. È importante anche valutare l’impatto acustico e la compatibilità con il contesto territoriale. Sul piano gestionale, la sostenibilità si traduce in manutenzione programmata, riduzione dei costi operativi e ottimizzazione delle risorse. Inoltre, la transizione verso mobilità elettrica e tecnologie alternative sta portando nuovi requisiti: infrastrutture di ricarica, adattamenti impiantistici, gestione di eventi con veicoli diversi. In questo scenario, progettare un circuito significa anche anticipare evoluzioni future.

  • Quali sono oggi le principali sfide operative nella gestione di un autodromo durante eventi importanti?

Le sfide operative riguardano soprattutto la gestione dei flussi e la sicurezza complessiva dell’evento. Un autodromo deve gestire simultaneamente flussi di pubblico, mezzi, personale tecnico, team e servizi di emergenza. Questo richiede una logistica rigorosa e infrastrutture adeguate: accessi, parcheggi, percorsi separati, aree di controllo. Un’altra sfida è la gestione della comunicazione e della direzione gara, che deve coordinare in tempo reale attività sportive e sicurezza. Anche la manutenzione è un tema operativo: durante eventi di alto livello, il tracciato deve garantire prestazioni costanti, e ogni intervento deve essere pianificato con precisione. Infine, c’è l’esperienza del pubblico: servizi, visibilità, intrattenimento, digitalizzazione. Oggi la gestione di un autodromo è molto più simile alla gestione di una grande infrastruttura per eventi, con standard elevatissimi e una complessità crescente.

  • Guardando al futuro, come immaginate evolverà il concetto di autodromo nei prossimi anni?

Il concetto di autodromo evolverà verso modelli sempre più multifunzionali e integrati. I circuiti dovranno essere piattaforme capaci di ospitare non solo gare, ma anche test, eventi, formazione, attività commerciali e intrattenimento. La tecnologia sarà un driver fondamentale: digitalizzazione, sistemi di monitoraggio, gestione dati, manutenzione predittiva. Anche la sostenibilità e la compatibilità territoriale diventeranno requisiti imprescindibili. Inoltre, la mobilità elettrica e l’evoluzione dei motorsport porteranno nuovi standard e nuove infrastrutture. In questo scenario, l’autodromo non sarà più solo “luogo della gara”, ma un’infrastruttura complessa e dinamica, capace di adattarsi e rigenerarsi nel tempo.

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