Lo sport democratico

Qualche considerazione sullo sport per tutti, utenti e spettatori.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 369
Pavia: i ciclisti Bais, Marcellusi, Maestri e, seminascosto, Lavik, in fuga davanti al gruppo sul Lungoticino Sforza nella 15ma tappa del Giro d’Italia Voghera-Milano del 24 maggio scorso (Foto BG/Tsport).

Riprendendo una considerazione fatta da Edwin Heathcote sul Financial Times del 16 maggio scorso, il Meazza a San Siro sarebbe un raro esempio di stadio “democratico”, in quanto non dispone di quella “miriade di ristoranti di lusso e palchi VIP tipici dei grandi club della Premier League o degli stadi statunitensi”, anche se proprio questa carenza lo rende un impianto “non all’altezza” dei tempi e destinato quindi alla demolizione.

Da questo punto di vista, quale tra i grandi sport può dirsi altrettanto “democratico” del ciclismo? Nessuna necessità di palchi e tornelli di accesso, al Giro d’Italia (come per tutti gli altri Trofei e Coppe che si svolgono ovunque nella bella stagione) si può assistere dal vivo, sia pure per i pochi secondi di un passaggio, semplicemente mettendosi a bordo strada all’ora giusta.

Beninteso, non è che il grande ciclismo rinunci alla regola del profitto. Tant’è che ormai da anni il Giro non è più fatto di tappe concatenate tra loro (qui si arriva e da qui si riparte l’indomani): ma ogni tappa è una frazione a sé stante, con città di partenza e città di arrivo indipendenti da quelle della tappa successiva. La città che vuole essere sede di una partenza paga all’organizzazione una cifra tra i 70 e i 100 mila euro, il doppio per essere sede di un arrivo.

Il fatto che le strade italiane siano di fatto l’impianto sportivo più grande e gratuito che si possa immaginare fa sì che il ciclismo possa essere considerato uno sport “democratico” anche per chi lo voglia praticare, disponendo giusto di un velocipede (dal costo più o meno accessibile a seconda delle proprie aspirazioni).

E con questo ci riagganciamo al concetto dello “sport per tutti” rappresentato dalla lettera “T” della testata TSPORT, come è stato ricordato in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dalla sua fondazione. La necessità di mettere a disposizione di tutti, in modo gratuito, gli spazi attrezzati per svolgere la maggior varietà possibile di attività sportive è oggi condivisa, e si attua attraverso le diverse iniziative di finanziamento (con fondi regionali, statali, europei) per la realizzazione di playground all’aperto: esemplificativo il progetto “Illumina” di Sport e Salute, che mette in cantiere al momento 85 interventi in tutta Italia.

Ecco dunque gli sport democratici. Attenzione, perché invece per vedere la gara domenicale del GP di Formula 1 a Monza si pagherà da 317 euro per il solo ingresso senza posto assegnato, fino a 1.613 euro per un posto in tribuna centrale sulla griglia di partenza.