Speciale Rapporto Italia 2025: appalti e prezziari

Le analisi statistiche sull’andamento degli appalti pubblici nel settore dell’impiantistica sportiva sono occasione per mettere in evidenza trend e criticità. I contenuti del Rapporto sono stati anticipati nel convegno “Gare, prezzi e partenariato” che Tsport e Sport&Impianti hanno tenuto presso la sede dell’ANCI Lombardia a Milano il 4 marzo scorso.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 368
L’architetto Paolo Pettene sul cantiere della piscina di Pré-Saint-Didier (Aosta).

Rapporto Italia 2025. I bandi di gara

È noto ai lettori che Sport&Impianti monitora costantemente ogni attività che si svolge in Italia per la costruzione o la riqualificazione degli impianti sportivi, dai programmi ai finanziamenti agli appalti e fino alle inaugurazioni. La raccolta, in forma sintetica di queste informazioni, viene pubblicata mensilmente attraverso la newsletter “Costruendo”.

L’evento di Sport&Impianti all’ANCI Lombardia del 4 marzo scorso.

Una più dettagliata elaborazione di dati viene fatta annualmente sui bandi di gara pubblicati, e selezionati per individuare la presenza di impianti sportivi nell’oggetto dell’appalto.

È bene tenere presente i limiti dell’operazione, che essendo affidata, per la selezione delle gare di nostro interesse, a una serie di filtri, non necessariamente riesce a intercettar la totalità dei bandi pubblicati, e alla quale sfuggono comunque gli affidamenti diretti o quelli non oggetto di pubblicazione sui canali ordinari (albo dell’Ente, Gazzetta Ufficiale Europea, MEPA).

I numeri sono comunque sufficienti per definire un campione significativo su cui elaborare statistiche.

Variabilità negli anni

 La raccolta dei dati è cominciata nel 2021, ed essendo costante il metodo di selezione i risultati delle singole annate possono senz’altro essere confrontabili.

Per l’anno 2025 le gare selezionate sono 676, per un valore totale di euro 1.520.834.232.

Un raffronto immediato con i quattro anni precedenti delinea un trend molto chiaro. Il ’21 è un anno ancora sotto shock per la pandemia, e registra un numero di gare inferiore del 20% rispetto all’ultimo anno, anche come valore complessivo degli appalti.

Con l’avvento del PNRR i due anni successivi hanno visto ampliarsi il numero di gare bandite per rispettare le scadenze dettate dal programma europeo, che nel 2023 hanno raggiunto il numero di 937, il 72% in più rispetto a due anni prima. Il valore delle gare è più che raddoppiato superando i 3 miliardi.

Cessato l’effetto PNRR, nel 2024 il numero delle gare è ritornato vicino ai valori precedenti, e tra il 2024 e il 2025 le cifre mostrano variazioni nell’ordine del 10%.

Da note anche l’importo medio dei bandi di gara, oscillante fra i 2,2 e i 2,6 milioni di euro tranne che nel 2023 dove il valore supera i 3,3 milioni.

Importi per oggetto del bando

In realtà gli importi a base d’asta sono estremamente variabili. Il 6,1% dei bandi è addirittura inferiore a 10.000 euro: spesso si tratta non tanto di gare dirette quanto di manifestazioni di interesse o invito a partecipare a procedure negoziate di piccola entità.

Oltre la metà delle gare è compresa tra 150.000 euro e 1 milione, lasciando il 21,9% a operazioni che superano questa soglia.

Le medie statistiche non devono però trarre in inganno.

Se andiamo a selezionare alcuni particolari oggetti dei bandi, rileviamo che nel 3,3% dei casi si tratta di bandi di partenariato pubblico-privato (project financing o concessioni per la realizzazione e successiva gestione dell’impianto): una tipologia che copre il 47,1% del valore totale delle gare, manifestando un importo medio di oltre 37 milioni. È logico che questo incida alterando la media generale fatta sulla totalità delle gare.

Nell’anno precedente (2024) il numero di gare in partenariato ammontava al 5,6% e il valore totale era il 40,1% del totale generale (meno di 21 milioni): quest’anno, quindi, l’importo medio è stato proporzionalmente superiore.

Interessante l’andamento degli appalti integrati (o appalti congiunti di progettazione esecutiva e realizzazione dei lavori). Procedura incentivata dalle scadenze perentorie del PNRR, l’appalto integrato nel 2025 si ritrova nel 12,9% delle gare, con un importo medio di 3,6 milioni. L’anno precedente compariva nel 5,2% dei casi ma con un valore medio di oltre 13 milioni: questo comprendeva alcune gare di grande scala lanciate per concludere rapidamente i lavori relativi agli impianti elle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.

Gli enti appaltanti e le CUC

Le Stazioni Appaltanti non coincidono più, esclusivamente, con le Pubbliche Amministrazioni per le quali si realizzeranno i lavori o i servizi messi a gara d’appalto.

L’art. 62 del Codice dei Contratti Pubblici prevede infatti che le stazioni appaltanti possano procedere direttamente e autonomamente all’acquisizione di forniture e servizi di importo non superiore alle soglie previste per gli affidamenti diretti, e all’affidamento di lavori d’importo pari o inferiore a 500.000 euro. Per effettuare le gare di importo superiore alle soglie indicate dal comma 1, le stazioni appaltanti devono essere qualificate ai sensi dell’articolo 63 e dell’allegato II.4.

Qualora non siano qualificate, ricorrono a una stazione appaltante qualificata, a una centrale di committenza qualificata o a soggetti aggregatori.

Accade così sempre più spesso che il luogo di esecuzione dei lavori non coincida con il territorio cui fa capo la Stazione Appaltante, quando questa è una CUC (Centrale Unica di Committenza) o una Unione di Comuni che si è qualificata come centrale di committenza qualificata.

Oltretutto, lo sesso articolo consente che le stazioni appaltanti non qualificate possano procedere ricorrendo a un centrale di committenza qualificata anche pe le procedure di importo inferiore alle soglie sopra indicate.

Gli operatori più esperti vedono con favore la possibilità di avere come interlocutore in sede di gara una struttura qualificata con cui dialogare; viceversa, all’interno dei Comuni si rischia di tagliar fuori la struttura tecnica dalle fasi iniziali della gara e di perdere, col tempo, l’esperienza e la qualità delle strutture municipali.

Venendo ai numeri, i bandi pubblicati da singoli Comuni coprono ancora il 59,2% del totale, mentre le CUC e le centrali di committenza facenti capo a Unioni di Comuni bandiscono il 13,7% delle gare. Complessivamente, i Comuni, in proprio o attraverso le CUC, sono stazioni appaltanti nel 75,6% dei casi.

Per un confronto con l’anno precedente, i Comuni coprivano il 74,5% dei casi, ma CUC e altre centrali uniche erano a quota 8,4%.

Considerando oltre ai Comuni anche le Province e le Città Metropolitane (che appaltano prevalentemente le palestre scolastiche degli istituti di istruzione superiore) il valore medio delle gare si aggira intorno ai 2 milioni di euro.

Tutt’altra entità è rilevabile nelle agenzie nazionali e negli Enti di natura sportiva di livello statale: ci riferiamo a Invitali, Sport e Salute, Simico, e simili. I bandi in questi casi, numericamente marginali, coprono quote importanti dei valori economici, con importi medi che, nell’insieme, sfiorano i 7 milioni.

Le categorie SOA

L’analisi della frequenza con la quale è richiesta nei bandi di gara una specifica qualifica SOA porta in evidenza il noto problema della mancanza di specializzazioni inerenti l’impiantistica sportiva. Sappiamo che realizzare un impianto sportivo non è un compito di mera edilizia corrente: e tuttavia viene richiesta come categoria generale in prevalenza la OG1 (opere edili, tra le quali vengono inclusi a titolo di esempio gli stadi) e/o la PG11 per quanto riguarda gli impianti tecnologici; mentre come categorie specialistiche è di gran lunga richiesta la OS24 (riguardante opere a verde e arredo urbano, indicata anche per i campi sportivi in generale), oltre a tutte le categorie che investono, ancora una volta, le specialità impiantistiche.

Resta, con una frequenza del 14,8%, la categoria OS6. Che come è noto è l’unica la cui definizione consente di qualificare – ad esempio – i fornitori e posatori di manti inerba sintetica o pavimentazioni sportive in genere, ma con la quale restano qualificati anche fabbri e serramentisti che di impianti sportivi non necessariamente sono esperti.

A completamento del dato statistico, rileviamo il 20,1% di categorie afferenti alla progettazione (in coerenza con le percentuali di appalti integrati e incarichi professionali), oltre al 22,3% di forniture e al 15,8% di servizi.

Prezziari e costi

Il forte e inatteso incremento dei prezzi seguito alla crisi pandemica e alle successive sanzioni contro la Russia ha portato il legislatore ad introdurre nel Codice dei Contratti Pubblici alcuni meccanismi a tutela dell’appaltatore.

ISTAT: numeri indice dei prezzi alla produzione delle costruzioni da gennaio 2020 a dicembre 2025 (base 2021=100).

Ma fra le altre disposizioni hanno assunto sempre più rilevanza i “Prezziari regionali”, previsti dall’art. 41 comma 3 del Codice e regolamentati dal corposo Allegato I.14.

Nonostante le dettagliate prescrizioni per “assicurare l’omogeneità dei criteri di formazione e aggiornamento dei prezzari”, l’operatore che si trova di fronte al progetto di un impianto sportivo è sostanzialmente abbandonato a sé stesso. Deve cioè, il più delle volte, prevedere un “nuovo prezzo” e quindi, in definitiva, rivolgersi al fornitore, vanificando così il principio di omogeneità e confrontabilità.

Al momento in cui scriviamo, tutte le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sono dotate del prezziario relativo al 2025 – utilizzabile fino al giugno 2026 – con un paio di eccezioni.

Ma il dato di fatto più significativo è la quasi totale mancanza di prezzi per le specifiche lavorazioni e forniture necessarie nell’impiantistica sportiva.

Le sole due Regioni che prevedono un capitolo specificamente dedicato agli impianti sportivi, e articolato in oltre 200 voci, sono la Puglia e il Piemonte.

Strutturalmente, il prezziario della Puglia è il più agile, in quanto è suddiviso in sottocapitoli pertinenti alle diverse tipologie sportive. Il Piemonte sceglie di elencare le voci in modo indifferenziato, segnalando di voce in voce a quali impianti sportivi possano essere applicate.

Altre tre Regioni dedicano un capitolo allo sport ma molto semplificato quanto a selezione delle voci (non più di qualche decina). In tutti gli altri casi si ritrova solo qualche sporadico riferimento alle pavimentazioni, o manca del tutto qualunque voce specifica.

D’altra parte, anche utilizzando le voci presenti nelle diverse Regioni, manca una omogeneità di fondo sin dalla scelta delle voci di capitolato.

Abbiamo preso come esempio la pavimentazione sportiva per atletica leggera, dove esistono certamente diverse soluzioni costruttive e diversi prodotti (tabella a sinsitra): ma non c’è alcuna omogeneità nei prezzi suggeriti, tanto da non consentire di farsi un’idea di massima senza entrare nello specifico di un prodotto in una determinata area geografica.

È per questo motivo che Tsport e Spor&Impianti hanno avviato l’iniziativa della predisposizione dii prezzi orientativi per l’impiantistica sportiva, che potranno essere utili alla stesura di un preventivo di massima, risultando da una calibratura dei prezzi mediamente offerti nei listini ufficiali e in gare d’appalto dove sono presenti “nuovi prezzi” (tabella a destra).

I risultati di questa analisi saranno resi disponibili a breve attraverso il portale di Sport&Impianti.