Speciale Verde
Manutenzione degli alberi ornamentali

I capitolati tecnici degli appalti per la manutenzione del verde urbano non sempre ripotano in dettaglio le procedure da adottare nel corso dell’anno, e comunque non sempre l’Amministrazione Comunale è in grado di verificare la correttezza dell’operato da parte degli operatori dal punto di vista botanico-forestale
Riferendoci qui in particolare alle alberature ornamentali in ambito urbano, soprattutto a quelle stradali, ne consideriamo anche il risvolto paesaggistico: una potatura errata è anche un danno, oltre che per la salute della pianta, per la funzione di arredo che la pianta svolge.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 367
Vecchia quercia nel River Hamble Country Park, Hampshire (Inghilterra) (foto Penny Hycks).

Per fare il punto sull’argomento ci siamo avvalsi della consulenza di Fiorenzo Pandini, agronomo dello Studio Agron di Mazzano (Brescia), che ha stilato per l’Associazione Vivaisti Bresciani un esaustivo vademecum (“La potatura degli alberi ornamentali”, pubblicata su verdepubblico.it), alla quale ci ha consentito di attingere.

Premessa

Come è a tutti noto, la potatura degli alberi non è una necessità allo stato naturale (vedi foto di copertina), tanto che all’interno di un bosco sarebbe un’azione priva di senso.

Diversamente, in ambiente urbano la potatura diventa necessaria per il raggiungimento di alcune ben precise finalità:

Viareggio, radici di un pino in competizione con l’asfalto stradale (foto BG/Tsport).
  • favorire la longevità della pianta;
  • mantenere il più possibile il portamento voluto;
  • risolvere i problemi di sicurezza,
  • risolvere i problemi di ingombro;
  • rimuovere focolai di parassiti

Ricordiamo che un albero non potato vive sempre più a lungo di un albero potato, così come un albero in ambiente naturale vive sempre più a lungo di un albero posto in ambiente urbano.

Con la potatura l’albero va dunque guidato nella crescita, e impostato affinché riesca a vegetare in un ambiente spesso difficile per la cattiva qualità del suolo o per la competizione e il disturbo dei manufatti circostanti.

In città, nei viali alberati, la potatura deve assolvere perciò a due scopi essenziali: alleggerire la chioma in quanto le radici lesionate dagli scavi hanno difficoltà a sostenere l’albero, e ridurre l’ampiezza della chioma in quanto gli edifici o i cavi aerei sono in competizione con le branche.

Un altro principio importante nell’azione di potatura degli alberi ornamentali è che l’attenzione va posta non tanto sui rami da tagliare quanto su quelli da conservare.

Al momento di intervenire, per prima cosa vanno individuati i rami inaffidabili perché pericolanti o indesiderabili; va quindi valutato qual’è la struttura che si intende conservare.

Questo significa – prima di procedere – che vanno verificate e valutate le pressioni ambientali che gravano sull’albero, come eventuali scavi che abbiano interferito con l’apparato radicale, manufatti di disturbo, presenza di cavi aerei, difetti di crescita nel suolo, ecc.

Identificati poi i rami pericolanti (caraiti o infestati da xilofagi), va deciso quale deve essere il disegno della chioma da conservare, prevedendo di eliminare tutto ciò che risulterebbe estraneo ad esso.

Una descrizione di capitolato

A titolo esemplificativo riportiamo una descrizione tratta dal capitolato tecnico della “gara europea a procedura aperta per l’appalto in accordo quadro con due lotti finalizzato all’esecuzione della manutenzione periodica di aree verdi ubicate nei comuni di Riccione, Misano Adriatico, Cattolica”, valido per la durata di 12 mesi a partire dal 1° settembre 2025.

Scopo prevalente del servizio è quello di intervenire sugli alberi al fine di ridurne la chioma adottando la tecnica della potatura di contenimento. Inoltre, a seconda delle situazioni, dovranno essere adottate, ove occorrano, tutte le tecniche disponibili per completare l’intervento secondo le diverse finalità che con la potatura ci si prefigge di raggiungere.

Tutte le attività di potatura possono avere inizio dal 1° Novembre e devono concludersi entro il 31 marzo dell’anno successivo. Eventuali “potature verdi” saranno eseguite nel periodo adeguato dopo la completa distensione fogliare compreso tra giugno e luglio.

Gli interventi di potatura dovranno essere eseguiti con la massima cura al fine del raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1) eliminare le interferenze della chioma con edifici, fruibilità della sagoma stradale, cavi elettrici, punti luce, o altre infrastrutture urbane;

2) migliorare la stabilità delle piante e delle loro parti mediante l’eliminazione degli elementi secchi e/o pericolanti che potrebbero essere fonte di pericolo e l’eventuale accorciamento delle branche principali tramite tagli di ritorno;

3) migliorare la situazione fitosanitaria e vegetativa eliminando le parti ammalate, i rami codominanti e quelli in eccesso risultanti in competizione per la luce e lo spazio;

4) migliorare l’aspetto estetico delle piante;

5) permettere alle ferite di chiudersi il prima possibile, sì da non influenzare negativamente l’aspettativa di vita dell’albero. Quindi le condizioni ottimali per la potatura includono buona vitalità, assenza di parassiti e patologie significative e presenza di condizioni ambientali adeguate (assenza di siccità, gelo, ecc.).

Norme tecniche per gli interventi di potatura

Gli interventi e le relative opere accessorie richieste per interventi di potatura sulle piante di alto fusto appartengono alle seguenti tipologie.

1) Potatura di contenimento: riduzione in altezza ed in larghezza della chioma che porti ad un abbassamento di massimo un terzo dell’altezza delle piante mediante tagli di ritorno e raccorciamento dei rami laterali quel tanto che occorre affinché non interferiscano con il traffico veicolare, le linee elettriche, eventuali punti luce, facciate delle case e/o eventuali altre infrastrutture urbane. Il taglio di ritorno dovrà essere effettuato selezionando un “ramo tiralinfa” di adeguate dimensioni (non inferiore a 1/3 in diametro rispetto al diametro del ramo “freccia” tagliato); tale ramo tiralinfa dovrà avere inclinazione corretta, in modo da non essere troppo debole rispetto alla punta che dovrà sostituire (inclinazione non inferiore a + 30 gradi rispetto al piano orizzontale); l’esecuzione del taglio del ramo “freccia” dovrà essere netta e con la medesima inclinazione del ramo tiralinfa rimanente. Eventualmente il ramo tiralinfa potrà anch’esso subire interventi cesori in relazione alla necessità di renderlo maggiormente adatto allo scopo (ulteriori tagli di ritorno e/o di selezione per modificarne, nella maniera necessaria, la vigoria).

2) Potatura di selezione: eliminazione di rami e/o branche in competizione tra loro per fenomeni di codominanza, vecchi interventi di capitozzatura che hanno generato ricacci non più selezionati, rami e/o branche mal inserite o che si intersecano tra loro, in maniera da ottenere una distribuzione quanto più possibile regolare delle branche e dei rami rimanenti, senza lasciare parti di chioma troppo fitte e/o troppo rade; eliminazione corretta di tutti i ricacci, germogli epicormici e polloni presenti al di sotto dell’impalcatura principale della pianta.

3) Potatura di rimonda: eliminazione di tutte le parti secche, ammalate o deperienti presenti sulla chioma, dei succhioni e dei polloni, oltre a tutte le altre presenze estranee (piante rampicanti, ferri, corde, nylon, ecc.) eventualmente rinvenute sugli alberi oggetto dell’intervento.

4) Potatura di alleggerimento: potatura effettuata sulle punte dei rami, per lo più quelli orizzontali, in maniera da scaricarli dell’eccessivo peso apicale, renderli strutturalmente più resistenti e facilitare lo sviluppo di rametti e/o gemme a legno più interne rispetto agli apici dominanti.

5) Potatura di messa in sicurezza: eliminazione del rischio di schianto di branche e rami attuando gli interventi di potatura precedentemente descritti in maniera adeguata alla situazione particolare, così da prevenire l’eventuale rottura delle parti a rischio. Nel caso non fosse possibile ridurre il rischio se non eliminando le branche o i rami mal inseriti e pericolosi, si dovrà procedere in tal senso; per eventuali casi dubbi occorre preventivamente prendere accordi sul da farsi con il servizio verde del Comune.

6) Innalzamento della chioma: interventi atti ad elevare l’altezza del primo palco di branche per adattare la pianta alle esigenze d’uso del sito (transito mezzi, pedoni etc.).

I tipi di taglio

Le tecniche elementari di taglio che il potatore sceglie e combina più opportunamente fra loro per attuare le diverse tipologie di intervento possono essere definite nelle seguenti categorie.

1) Spuntatura

L’intervento viene effettuato sulla parte apicale di un ramo di pochi centimetri di sezione, con asportazione del cimale.

Dal punto di vista della fisiologia vegetale, la spuntatura limita l’accrescimento e generalmente favorisce l’irrobustimento delle zone basali della pianta. Inoltre stimola lo sviluppo di nuove gemme lungo tutto l’asse dei rami ed in particolare nella porzione basale di questi.

Questa operazione di potatura produce effetti diversi se applicata su soggetti vigorosi o soggetti deboli, così come su soggetti giovani rispetto a soggetti a fine ciclo.

Con la spuntatura si va ad influenzare molto la morfologia (portamento) dell’albero in quanto si vanno ad alterare i fenomeni ormonali di dominanza apicale: il risultato sulla pianta tende a portare verso l’affastellamento e alla codominanza.

2) Speronatura

Consiste nel taglio di raccorciamento eseguito sulla parte basale dei rami o delle branche e comporta l’asportazione di buona parte della vegetazione.

Questa operazione di potatura comporta una importante riduzione del numero delle gemme e, pertanto, le gemme conservate godranno di molta più linfa di quanta ne avrebbero avuta senza questo tipo di taglio.

In caso di speronatura molto spinta, spesso accompagnata anche da diradamento, è possibile avere due risposte indesiderate dall’albero: il risveglio delle gemme basali dormienti con emissione di polloni; e l’affastellamento in prossimità del taglio nel caso non ci sia uno sperone forte e vigoroso.

Una speronatura corretta genera rami con sviluppo vigoroso ed abbassa la corona della chioma in vegetazione.

Mentre la spuntatura è una pratica tipica sulle giovani piante, la speronatura diventa frequente sulle piante mature.

3) Diradamento (FIG)

Consiste nell’asportare completamente rami o branche con taglio al collare di inserzione.

Il taglio asporta interamente un ramo o una branca dell’impalcatura. In quest’ultimo caso parliamo di capitozzo raso, pratica da evitare se non per gravi motivi di sicurezza.

Un buon diradamento può essere effettuato fino a tagli che non superano i 10 cm ma sempre sul collare del ramo.

Dal punto di vista fisiologico, è dimostrato che, a parità di legno asportato, il diradamento sottrae una minor quantità di sostanze di riserve energetiche all’albero rispetto alla speronatura o alla spuntatura e questo va a pieno vantaggio del vigore delle radici, meglio nutrite dalla chioma.

Gli alberi sottoposti al diradamento formano una chioma meno compatta, più equilibrata, meglio illuminata, più robusta.

Il diradamento, asportando anche parte della porzione centrale della chioma, favorisce la benefica azione di contatto dei raggi solari ed abbassa il tasso di umidità fra le foglie limitando gli attacchi parassitari e consentendo una migliore lignificazione delle branche.

In genere si può affermare che, mentre il raccorciamento (speronatura e spuntatura) favorisce l’attività vegetativa, il diradamento favorisce l’equilibrio, l’irrobustimento e la fioritura della pianta.

Il diradamento non va però sempre eseguito perché alza la corona della chioma. La miglior potatura standard sugli alberi richiede infatti la compartecipazione dei tagli di diradamento con quelli di “ritorno” eventualmente abbinati a speronatura o spuntatura.

4) Taglio di ritorno

Consiste nel recidere il ramo o la branca immediatamente al di sopra di un ramo di ordine inferiore a quello che si elimina.

Il ramo conservato, che deve essere sano e ben orientato in modo da evitare ramificazioni difettose, sostituisce la cima di quello asportato assumendone le funzioni.

È considerata un’operazione di potatura “indiretta” in quanto, anche se il soggetto viene privato nel suo complesso di grosse quantità di legno, e ridotto nelle sue dimensioni, consente sia di mantenere una armonica successione fra i diametri dei diversi assi vegetativi (rami, branche), che di mantenere una adeguata carica di gemme.

Evidentemente questa potatura può essere applicata esclusivamente quando esistono in prossimità del punto di taglio dei rami affidabili di ordine inferiore, altrimenti l’operatore dovrà orientarsi verso altre soluzioni.

Dal punto di vista fisiologico, è interessante vedere quali reazioni hanno gli alberi sottoposti a regolari e corrette potature con tagli di ritorno sul medio (anni) e lungo termine (decenni).

In primis viene la drastica riduzione di polloni in corrispondenza del punto di taglio. Infatti la presenza del prolungamento dei rami (cima) fa sì che la linfa si distribuisca più uniformemente dalla inserzione fino alla gemma apicale evitando un suo accumulo nella zona di taglio. Non da meno viene la migliore distribuzione della linfa nella pianta.

Infatti, evitando il richiamo di linfa nella zona prossima al taglio, si evita di sottrarre alla parte inferiore del ramo sostanze nutritive col vantaggio che risultano ridotti i problemi causati da attacchi parassitari, indebolimento della branca, accentuarsi di seccumi sui rami abbandonati dalla linfa.

Considerato che questa operazione di potatura estrinseca il massimo degli effetti se applicata su rami di diametro non superiore ai 10 cm, è evidente che le lesioni provocate dai tagli avranno superfici di sezione facilmente “sigillabili” dal cambio cribro-vascolare con produzione di nuovo legno di reazione.

5) Taglio di rimonda e di risanamento

I tagli rimonda sono interventi straordinari legati alla necessità di provvedere alla rimozione di rami o branche spezzate o cariate. L’intervento ha perciò una funzione in parte estetica ma soprattutto sanitaria.

Il taglio di ritorno va possibilmente eseguito sempre sulcollare.

Tipicamente i tagli di rimonda sono richiesti dai vecchi alberi che mostrano rami interni rinsecchiti a seguito di “aborto” naturale indotto dalla pianta stessa che va ad auto-potarsi a seguito dello sviluppo della corona fogliare sempre più esterna.

La presenza di pesanti seccumi è diffusa in tutti i vecchi alberi e non è da considerarsi elemento anomalo o di debolezza sanitaria. La branca rinsecchita rappresenta però un grosso pericolo per i frequentatori dell’area entro la proiezione della chioma a terra. Questi  rami secchi vanno eliminati almeno ogni 10-20 anni.

Gli altri interventi sulle alberature

Il servizio di spalcatura consiste nella operazione di taglio di rami e polloni cresciuti lungo il tronco (di norma giovani e di diametro inferiore ai 5 cm), dal livello del colletto fino alla impalcatura o alle prime branche. Scopo dell’intervento è quello di ridurre le interferenze di polloni e rami bassi con la fruibilità di strade e percorsi, con la segnaletica, i punti luce, ecc. e per migliorare l’aspetto estetico delle piante.

Il servizio di spollonatura al piede consiste nell’operazione di taglio al colletto di polloni e ricacci di dimensioni generalmente inferiori ad 1 cm sia di esemplari adulti che di recente impianto.

Il Servizio si esegue dalla compiuta ripresa vegetativa indicativamente da fine aprile a settembre salvo diverse indicazioni da parte del Servizio competente.

Infine la capitozzatura (figura a destra) è una potatura estrema a cui si deve ricorrere in condizioni straordinarie. Deve perciò essere il male minore ed estremo per evitare il taglio dell’albero.

Con questo tipo di potatura straordinaria si opera un’asportazione pressoché totale della chioma e si porta la pianta a dovere riemettere vegetazione dalle gemme sottocorticali secondarie o dormienti.

Con la capitozzatura, infatti, si interviene su soggetti che sarebbero da abbattere per le loro condizioni di precarietà ma che sono meritevoli di un intervento estremo di conservazione.

Questo tipo di intervento può trovare comunque giustificazione in ben pochi casi.

Tutto ciò premesso, prendiamo in considerazione gli effetti a medio e lungo termine che la capitozzatura determina ricordando intanto che una potatura razionale e ordinaria non dovrebbe mai asportare più del 30-40% della chioma giovane.

La capitozzatura, al contrario, asporta il 100% della chioma giovane della branca capitozzata e questo elimina i rami ordinari che le gemme vere avrebbero emesso in primavera dell’apparato radicale che, indebolendosi, finisce col comprometterne la stabilità.

In pratica, considerando un esemplare arboreo che può sviluppare anche 2000 mq. di superficie fogliare, che elabora le sostanze necessarie a sostenere ed alimentare i rami, il tronco e le radici, se tale superficie fogliare elaborante viene drasticamente ridotta, il soggetto capitozzato tenterà di emettere vigorosi succhioni a partire da gemme latenti, per sopperire, senza riuscirci, al deficit alimentare che si è venuto a creare, provocando l’insorgere dei processi di deperimento di cui si è detto prima.

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