Sviluppato da Openfabric, il nuovo Piano del Verde del Comune di Mantova definisce una città di confluenza, componendo una rete di ecosistemi che collega il Lago Superiore, l’ex Lago Paiolo e la Vallazza. Il risultato è una grande infrastruttura ecologica a scala urbana e territoriale: una cintura verde che protegge la biodiversità e mitiga gli effetti del cambiamento climatico. Ne riportiamo la sintesi redatta da The Architecture Curator.
Speciale Verde
Il Piano del Verde del Comune di Mantova

(tutte le foto © Comune di Mantova).
Il Comune di Mantova ha presentato il Piano del Verde, strumento strategico-operativo per guidare la trasformazione ecologica della città e adeguarla alle sfide climatiche e ambientali contemporanee, migliorando la qualità della vita degli abitanti e potenziando il ruolo di corridoio ecologico di rilevanza nazionale che la città lombarda esercita lungo il fiume Mincio.
Il Piano del Verde rappresenta la più importante e integrata azione con la quale il Comune di Mantova dà seguito alle riflessioni sviluppate nell’ambito del World Forum on Urban Forests FAO 2018, consolidando la propria posizione come città all’avanguardia nella pianificazione ambientale e nella gestione del verde urbano.

Sviluppato in continuità con il Piano di Governo del Territorio (PGT) del 2012, il Piano del Verde affronta la questione ambientale come parte di una strategia più ampia e duratura sul futuro della città.
Frutto di un lavoro interdisciplinare che combina analisi ecologiche, territoriali e sociali, il Piano non si limita a proporre una rete di spazi verdi, ma definisce un’infrastruttura ambientale complessa, capace di influire significativamente sulle scelte urbanistiche e di orientare lo sviluppo territoriale.
“Il Piano genera una nuova forma urbis possibile, dove il verde non è il negativo della città costruita, ma l’ossatura che la struttura e ne disciplina lo sviluppo futuro”, spiega Francesco Garofalo, fondatore di Openfabric.
Storicamente segnata da una relazione simbiotica con l’acqua, Mantova trova nel Piano di Openfabric una nuova interpretazione del proprio rapporto storico con il paesaggio. Il paleoalveo del Mincio e il territorio una volta occupato dal Lago Paiolo raccontano la natura dinamica e insulare della città fino al XVIII secolo: oggi il Piano del Verde ridefinisce Mantova come una “città di confluenza”, reale e metaforica, capace di armonizzare ambiente naturale e costruito. Il progetto disegna una grande cintura verde intorno alla città, una nuova infrastruttura di difesa per specie animali e vegetali e uno strumento per mitigare gli effetti del cambiamento climatico — dal rischio idrogeologico all’isola di calore.


Il Parco Periurbano Sud, formato dal Parco Paiolo e dal Corridoio Sud, costituisce il fulcro di questa infrastruttura ambientale, collegando il Lago Superiore e la Vallazza attraverso un ampio sistema ecologico e paesaggistico che restituisce continuità e identità al territorio.
La struttura del Piano del Verde di Mantova insiste su alcune categorie di intervento — ecosistemi, corridoi, strade verdi, aree di forestazione e bacini di laminazione — che nel loro insieme definiscono un sistema continuo di connessioni ecologiche e paesaggistiche.

fluviali, agricoli e infrastrutturali. Il corridoio sud (schema in basso) individua un’ampia infrastruttura verde che collega aree dall’alto valore di biodiversità, il Lago Superiore e la Vallazza, definendo una cintura verde intorno alla città.

• Gli ecosistemi (urbano, fluviale, agricolo) costituiscono le tre macroaree di riferimento per ogni intervento, orientando le azioni verso la tutela del territorio agricolo, l’estensione delle aree naturali umide e la salvaguardia dei paesaggi di pregio.
• I corridoi ecologici, lineari e intrecciati, disegnano una “tela verde” che rende Mantova una città porosa e connessa, valorizzando l’asse fluviale del Mincio, i filari alberati, le fasce interpoderali e le aree di mitigazione lungo le infrastrutture di mobilità.
• Le strade verdi, concepite come dispositivi di connessione tra la scala urbana e quella territoriale, ridefiniscono il rapporto tra spazio pubblico e privato, trasformando assi viari e percorsi quotidiani in corridoi ecologici e sociali che rafforzano la continuità del verde e la qualità ambientale della città.

• Le aree di forestazione, individuate come zone di azione prioritaria, promuovono interventi di forestazione, agroforestazione e depavimentazione in linea con le Linee guida FAO per la forestazione urbana (2016).
• Infine, i bacini di laminazione funzionano come spazi di accumulo e regolazione idrica, essenziali per ridurre le ondate di piena e mitigare gli effetti delle piogge intense.
Un aspetto chiave riguarda inoltre l’integrazione tra verde pubblico e privato: oltre metà delle superfici verdi del territorio mantovano appartiene a soggetti privati. Questo rende fondamentale la collaborazione dei cittadini nella gestione e valorizzazione degli spazi. La strategia di Openfabric suggerisce un modello di governance condivisa del verde urbano, integrando la visione su larga scala — parchi, corridoi ecologici, infrastrutture blu — con interventi di prossimità: alberature, giardini, plateatici e microspazi verdi che migliorano il comfort urbano e favoriscono la giustizia ambientale. Il Piano apre inoltre un dialogo con la ricerca artistica contemporanea, riconoscendo nell’arte un alleato capace di amplificare la percezione e il valore simbolico del paesaggio.

“Il Piano del Verde non è solo un documento strategico, ma uno strumento operativo che consente di tradurre visione e linee guida in progetti concreti, attuabili nel breve e medio termine, promuovendo la collaborazione tra pubblico e privato”, sottolinea Garofalo.
Con questa azione Mantova si conferma città-paesaggio in evoluzione, rafforzando il proprio ruolo di laboratorio urbano per la gestione del verde, della biodiversità e delle infrastrutture idriche, e offrendo nuove prospettive per il turismo lento, l’educazione ambientale e il benessere della comunità.
Openfabric

Openfabric è uno studio di architettura del paesaggio e urbanistica con sedi a Rotterdam, Milano e Genova, fondato nel 2011 da Francesco Garofalo (a destra, nella foto © Studio Campo).
Lo studio opera a livello internazionale con un team di progettisti e ricercatori, sviluppando progetti in oltre venti paesi e cinque continenti per enti pubblici, organizzazioni private e fondazioni culturali.
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