Un inquadramento del fenomeno terme con i suoi alti e bassi nel corso del tempo.
Speciale Terme e Piscine – La città termale

Baden Baden (Germania), il Friedrichsbad, completato nel 1877 (foto Dmitrii Pridannikov).
Acqua minerale e acqua termale non sono sinonimi: le prime sgorgano da una falda sotterranea e hanno caratteristiche chimiche particolari, per la presenza (appunto) di determinati minerali con effetti positivi sulla salute. Possono essere imbottigliate e bevute, oppure usate per trattamenti sanitari. Le acque termali, invece, sono un sottogruppo delle minerali, in cui gli elementi chimici hanno particolari concentrazioni: possono essere usate per trattamenti, ma non bevute. Solitamente quelle termali sono calde, ma non sempre. L’acqua di San Pellegrino è minerale, e all’estero ha contribuito a creare il brand della città: viene servita nei ristoranti di alta fascia in tutto il mondo, e compare ovunque nei film e nelle serie tv.
Il termalismo come modo di prendersi cura della salute e dell’igiene personale, e di impiegare il tempo libero in luoghi pubblici, dentro le città e liberamente accessibili, esiste dall’epoca romana. Diventa un fenomeno studiato scientificamente con la rivoluzione industriale, quando la medicina fa i più importanti passi in avanti in secoli, e quando si inizia a capire che anche la salute può essere una fonte di reddito. Si parla di industria termale perché gli stabilimenti producono e muovono grandi ricchezze.


Guerre, pellegrinaggi e trattamenti termali sono stati per secoli gli scopi principali per cui gli europei si mettono in viaggio, valicando confini e allontanandosi da casa per mesi. Le prime città termali sono frequentate da re, principi, governanti, nobili: nasce più o meno spontaneamente un circuito internazionale, in cui gli stabilimenti italiani spiccano per lusso e livello di servizio.
Gli stabilimenti termali sono anche luogo di grande innovazione tecnologica: necessitano di impianti che portino l’acqua dalle fonti sotterranee alle vasche artificiali sopra il livello del suolo, che non vengano corrosi dai sali minerali, e a volte che riscaldino l’acqua – a Salsomaggiore Terme, per esempio, le acque termali sgorgano fredde. Le strade vanno illuminate, gli impianti e gli alberghi in montagna devono essere collegati con la pianura, i giardini pubblici hanno bisogno di cura costante.
Non basta, infatti, che un Comune abbia nei suoi confini amministrativi una sorgente perché possa definirsi una città termale: deve esserci un’infrastrutturazione della sorgente che ne possa permettere la fruizione, prima di tutto. Lo spiega Maria Pilar Vettori, architetta e professoressa del Politecnico di Milano che sulla città termale ha fatto ricerca e progettazione: «questi insediamenti hanno da subito alcune caratteristiche secondo me costanti, pur nella specificità poi dei singoli luoghi: soprattutto la presenza del verde pubblico». La città termale delle origini ha strutture dedicate allo sport all’aria aperta, come l’ippodromo di Salsomaggiore, oppure dedicate all’intrattenimento, come il Casino di San Pellegrino.


Non è però sufficiente, perché le piccole città termali italiane devono essere all’altezza delle grandi rivali europee in termini di offerta turistica: alberghi, casino, teatri, ristoranti. La città termale diventa un luogo in cui anche l’espressione del tempo libero e dei suoi luoghi raggiunge un livello altissimo, anche grazie al coinvolgimento di grandi architetti, progettisti e urbanisti.
A metà ‘800 le cure termali sono uno dei rimedi sanitari più prescritti dai medici: stabilimenti molto piccoli nel giro di pochissimo si trovano a dover soddisfare una domanda enorme, che ha bisogno anche di molti spazi. Le cure spesso prevedono l’immersione in vasche, quindi c’è bisogno di un camerino con una vasca per persona, collegato a un altro camerino con l’operatore della vasca. Per ospitare tutti i pazienti servono anche molti alberghi, molti ristoranti per sfamarli, parcheggi per le carrozze e le prime auto, gallerie d’arte, teatri, parchi e casino per tenerli impegnati oltre le cure.
La maggior parte delle città termali è stata infrastrutturata durante la Belle Époque, quindi a cavallo tra ‘800 e ‘900: gli stabilimenti sono spesso imponenti, con la doppia funzione di terme e albergo. Sono edifici enormi rispetto al tessuto circostante, perché le città termali sono località piccole, insediamenti minuti, che vivono anche di stagionalità, tra sovraccarico e vuoto. «Nelle città termali esiste un’urbanistica specifica, un parallelismo e una sovrapposizione tra il residente e il curante in visita, che passa e va o che si ferma per qualche mese ogni anno» spiega Vettori.
Si tratta comunque di un turismo di élite, per chi può permetterselo. Dopo la Prima guerra mondiale cambia la società, e cambia anche l’approccio alla salute e alla cura di sé: inizia un’altra epoca del termalismo, che genera altrettante trasformazioni sulla città. Gli impianti vengono nazionalizzati, e già col regime fascista le cure termali vengono prima garantite come benefit per i dipendenti pubblici di alcune categorie, e poi diventano prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. Tra gli anni ‘60 e ‘70, e anche grazie allo sviluppo della ricerca scientifica, gli stabilimenti termali si trasformano per somigliare a ospedali. A Salsomaggiore, per esempio, è evidente la differenza tra gli Stabilimenti Berzieri, costruiti per re e regine durante la Belle Époque, e le terme ospedaliere Zoja progettate da Franco Albini e Franca Elg. È un momento di grande fortuna per le città termali in Italia, e di nuovo di grande sviluppo tecnologico – ma di breve durata. Già negli anni ‘80 inizia il declino delle città termali in Italia.


Gli impianti ottocenteschi sono troppo grandi e troppo costosi da mantenere illuminati, caldi o freddi in base alla stagione, e soprattutto operativi. I trattamenti termali di tipo ospedaliero vengono superati da nuove forme di cura e prevenzione, più all’avanguardia. È un fenomeno comune in tutta Europa: alcune città e stabilimenti sono in grado di reinventarsi, puntando su svago, intrattenimento e turismo. Baden-Baden in Germania, per esempio, inventa e commercializza il parco acquatico con scivoli e piscine. In Italia questo non succede, anche perché spesso i piccoli e medi centri termali, tra cui anche San Pellegrino (di cui parliamo in questo articolo), sono difficili da raggiungere, soprattutto con i mezzi pubblici. Questo ha probabilmente aiutato a mantenere una qualità ambientale molto alta, ma non ha fatto altrettanto con gli stabilimenti termali pubblici.
Oggi esiste una rete, italiana ed europea, di città termali in dialogo tra loro: «è un tema su cui si è ragionato, lavorato e investito tanto, anche nei decenni scorsi» dice Vettori. «Ci sono stati tanti eventi, tante iniziative, ma a mio parere questo scambio di conoscenze, di visioni e di strategie non si è poi purtroppo tradotto in un atto pratico, in una rete fisica». Architetti, urbanisti e progettisti che si sono occupati del tema sostengono che la città termale ha risposto con anticipo a esigenze attuali: il tema della sostenibilità ambientale, della salute accessibile nelle città, degli spazi per il tempo libero, degli spazi pubblici.


Alcuni processi recenti di privatizzazione degli impianti termali hanno avuto più successo, altri meno: San Pellegrino, secondo Vettori, è tra quelli in cui ha funzionato, anche grazie al brand dell’acqua minerale. Le terme Bersieri di Salsomaggiore, invece, sono nel parco immobiliare di Cassa Depositi e Prestiti, e date in gestione a QC Terme, che ha fatto un grosso intervento di recupero.
Vista però la natura delle città termali di cui abbiamo finora parlato, non basta dare in gestione uno stabilimento a un privato molto competente se poi non vengono fatti interventi sul resto della città: sui servizi, sulla qualità dello spazio pubblico, sul verde urbano, sui collegamenti per il trasporto pubblico, sull’intrattenimento e l’ospitalità. Il rischio, altrimenti, è quello della cattedrale nel deserto, del singolo edificio su cui convergono centinaia di persone ogni giorno, che restano chiuse dentro lì e a fine giornata vanno via.
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