Un intervento di riqualificazione completato ai primi di quest’anno in Valle d’Aosta riguarda l’impianto natatorio realizzato negli anni ’70 vicino agli esistenti stabilimenti termali, che per le sue condizioni non era più agibile dal 2018.
Speciale Terme e Piscine – Pré-Saint-Didier: Riqualificazione della piscina coperta

(Foto Fabio Oggero).
La storia
Il complesso della piscina di Pré-Saint-Didier è stato realizzato, tra il 1968 e il 1976, nei pressi degli stabilimenti termali già presenti nel paese, con l’intento di creare un unico polo legato ai trattamenti idroterapici e allo sport.
L’edificio, progettato da Alberto Rosselli (1921-1976) dello Studio Ponti – Fornaroli – Rosselli, si caratterizza per la grande copertura in cemento armato a vista posata sulle grandi vetrate dei fronti laterali, e sorretta solo da esili pilastri. Il tetto assume una sagoma caratteristica che richiama alcune architetture moderniste, prima fra tutte la cappella di Ronchamp di Le Corbusier, come riporta una scheda descrittiva del Ministero della Cultura – Direzione Generale Creatività Contemporanea.

“Il progetto, molto attento al contesto naturale in cui sorge, si pone come elemento di mediazione tra l’affaccio sul torrente e la vista che si spalanca verso il Monte Bianco proprio grazie all’inclinazione della falda di copertura che dal lato del fiume cresce verso monte per aprirsi verso il paesaggio, favorendo così anche l’apporto di luce naturale.
Questo effetto è ancora più marcato all’interno, dove la forte rastrematura delle travi in cemento armato accentua prospetticamente la fuga verso le vetrate del fronte principale.
Al piano della piscina sono ospitati i locali di servizio e gli spogliatoi, al livello superiore (alla quota di accesso dal parcheggio) l’ingresso, alcuni locali di servizio ed una piccola tribuna. Nel progetto originario l’accesso era previsto da un parcheggio posto sull’altro lato del torrente proprio per rafforzare l’interazione tra il corso d’acqua e la struttura”.
La piscina, non più agibile in sicurezza, è rimasta chiusa al pubblico dal 2018 e riaperta nel marzo di quest’anno.
Premesse al progetto
L’edificio originario della piscina comunale si rivelava con una marcata vena modernista, ma aderiva perfettamente alla ricerca formale di questa tipologia, caratteristica dell’epoca, riprendendo stilemi proposti anche da architetti quali Le Corbusier e altri suoi contemporanei. Vi sono evidenti dettagli di rimando, riscontrabili nelle grandi aperture vetrate, nella sostanziale struttura architettonica in cemento armato a vista – che riprende vagamente lo stile della Cappella di Ronchamp proprio di Le Corbusier – e nella totale assenza di decorazione superficiale, tipica di quel genere di architettura, di cui la piscina è sicura interprete per l’epoca nella quale è stata realizzata.


Il rapporto con il paesaggio e l’ambiente è stato un tema molto sentito dall’architetto Rosselli, che progettò l’involucro edilizio. Da sempre era convinto della rilevanza dell’oggetto architettonico che si potesse inserire nell’ambiente e dell’assoluta necessità che la nuova architettura fosse una continuazione spaziale e temporale del luogo su cui sorgeva; in tal senso il progetto della piscina di Pré Saint Didier continuava la logica compositiva delle abitazioni dei dipendenti della centrale idroelettrica di Cimego del 1958, logica che delimitava il progetto entro ambiti della conoscenza e del rispetto dei territori preesistenti.
La società SdiA (architetto Paolo Pettene & Partners Stp Srl) si è occupata, con attenzione e scrupolo professionale, della progettazione architettonica strutturale ed impiantistica dell’intervento di riqualificazione, oltre a rivisitarne in parte gli interni, nelle parti ove la Soprintendenza ne ha permesso l’intervento. Si è così restituito un involucro rinnovato e riammodernato sia funzionalmente che esteticamente, con dettagli che in parte riprendono alcune soluzioni, attualizzandole senza snaturare la natura dei luoghi.
Il progetto è partito da queste premesse e si fonda su un approccio rispettoso e consapevole del contesto esistente, evitando interventi invasivi e privilegiando soluzioni che non alterino in modo sostanziale l’identità dell’opera. L’obiettivo è stato quello di conservare e valorizzare gli stilemi architettonici originari, riconoscendo nel manufatto, seppur di epoca recente, un insieme di caratteristiche meritevoli di tutela.

L’intervento si sviluppa quindi secondo una logica di equilibrio tra conservazione e adeguamento funzionale, prevedendo azioni mirate anche sulle strutture portanti, laddove necessario, ma sempre nel rispetto del valore architettonico e culturale dell’edificio. Tale impostazione consente di mantenere la continuità con il contesto territoriale, contribuendo al rafforzamento dell’identità locale.
In questo quadro, il progetto si inserisce coerentemente nel panorama dell’architettura valdostana, caratterizzato dalla presenza di opere di pregio firmate da architetti di rilievo, con le quali dialoga in termini di linguaggio, materiali e sensibilità progettuale.
La ristrutturazione dell’impianto natatorio
Sulla base di queste premesse l’intervento si è indirizzato inizialmente verso un progetto di efficientamento energetico che, entrando nel vivo della ristrutturazione generale, ha poi interessato il ridisegno totale della vasca. Su questa si è potuto intervenire nell’ottica del contenimento dei costi energetici, riducendo i volumi da scaldare ed efficientandone il funzionamento, ma anche dal punto di vista dell’utilizzo, diversificando l’attività da svolgere al suo interno.
Progettualmente sono stati introdotti spazi funzionalmente differenti, non limitati al solo nuoto libero o in corsia, ponendo le basi per un utilizzo multidisciplinare della vasca, adeguando l’intero impianto ad un uso più completo dell’attività natatoria, sicuramente più idoneo alla fruizione degli impianti natatori odierni.


Per rimanere in tema di recupero del fabbricato edilizio si è proceduto inizialmente a sanare l’involucro architettonico cercando di preservare il progetto originario dal punto di vista estetico, funzionale e strutturale, attualizzando le strutture stesse alle norme antisismiche, con un aggiornamento dei dimensionamenti delle strutture verticali e orizzontali mediante adeguati rivestimenti a cappotto, senza intaccare, per quanto possibile, le strutture progettate.
Senza dubbio le travi a sciabola, presenti nel grande vano a tutta altezza della piscina, realizzate con casseratura in legno per la loro realizzazione in cemento armato con finitura faccia a vista, caratterizzano l’interno della cosiddetta ‘Cattedrale’, e sono il punto fondamentale e più interessante del restauro di questa porzione di edificio.
SI è quindi provveduto al rifacimento totale del tetto, che è stato anch’esso smantellato e ristrutturato integralmente. L’intervento ha necessitato una rimozione generale smantellando l’impalcato precedente realizzato in laterocemento e la successiva sostituzione con un più moderno tetto in legno lamellare e un pacchetto di copertura coibentato, secondo i criteri richiesti sia dalle nuove normative che dalle attuali tecnologie in commercio.


Dal punto di vista impiantistico il progetto ha interessato massivamente anche il rinnovo dell’impianto nelle sue componenti tecnologiche più complesse. Ne è stato quindi attualizzato il funzionamento alle pratiche di attività sportive vecchie e nuove, con interventi che hanno interessato anche gli aspetti elettrico, termo-fluidico e idraulico, adeguandosi agli standard termici igrometrici e di illuminazione richiesti dalle norme vigenti.
Senza dubbio il progetto originario, che aveva nei serramenti lignei con le grandi vetrate un elemento caratterizzante e visivamente forte, andava sicuramente rivisto anche in ottica di contenimento dei costi energetici. È stata quindi necessaria la sostituzione dei serramenti per abbassare i consumi energivori di un impianto che, a queste quote altimetriche, doveva necessariamente rispondere alle normative oggi vigenti, ma era necessario nel contempo mantenere una scanditura e una colorazione che si avvicinasse a quella originaria, come peraltro imposto dalla competente Soprintendenza.
Per seguire un percorso burocratico e amministrativo che rendesse l’intervento adeguato alle esigenze conservative del manufatto, l’amministrazione comunale, insieme ed in costante contatto e collaborazione con la Soprintendenza ai beni architettonici, ha dato indicazioni sulla linea progettuale da seguire, con la scelta di preservare alcuni dei dettagli che sono poi stati sviluppati, grazie alle competenze che lo studio persegue da anni, insieme con le ditte specializzate di settore.
Al termine dell’iter progettuale e di cantiere, – ancora in via di completamento – i progettisti, grazie anche alla consolidata esperienza e competenza in ambito di impiantistica sportiva, con alta specializzazione in impianti per l’attività natatoria, hanno proposto di realizzare anche un nuovo idroscivolo, in sostituzione di quello esistente ormai obsoleto, per migliorare la qualità del servizio sportivo e ludico-ricreativo, in una realtà di valle dalle alte aspettative turistiche e dalla sicura propensione ad attirare nuovi fruitori, enfatizzando in tal modo il valore ed il carattere dell’offerta proposta.



Il risultato finale è un impianto completamente rinnovato, capace di rispondere alle esigenze sportive e turistiche della valle. La piscina comunale si candida così a diventare uno dei poli centrali dell’offerta territoriale, in sinergia con realtà consolidate come le terme locali, contribuendo allo sviluppo economico e all’attrattività di Pré Saint Didier.
Un progetto che dimostra come sia possibile intervenire sul patrimonio recente senza snaturarlo, trasformando un’architettura del passato in una risorsa per il futuro.
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