Il manto ibrido e i problemi della Serie A

Speciale Erba 2021.
Riprendiamo il tema del manto in erba naturale rinforzata o manto ibrido, passando attraverso i problemi che riguardano principalmente (ma non esclusivamente) gli stadi della Serie A.

Torino, lo Juventus Stadium (Allianz Stadium) con manto a filo cucito della tipologia GrassMaster (foto Bobkov Evgeniy / Shutterstock).

Se l’invenzione del sistema ibrido risale ai primi anni ’90 – quando il calcio olandese, a quanto si dice, fece pressione sui produttori inducendo la Desso a brevettare la tipologia GrassMaster – è a partire dal 2004 che ha cominciato ad essere scelto dai grandi club per avere un manto più duraturo senza rinunciare all’abitudine del gioco sull’erba naturale. In Italia, un primo campo ibrido fu sperimentato nel 2008 presso il centro di preparazione olimpica del Coni a Tirrenia, con la tipologia FootballGreen Live (che adotta un backing per inserire le fibre sintetiche anziché “cucire” il filo nel terreno come nel brevetto olandese).

La FIGC prendeva atto della novità con un convegno nel 2010, “Erba naturale rinforzata: il futuro del calcio in Italia?”, nella speranza che il sistema ibrido potesse aiutare a risolvere l’emergenza dello stato dei campi di calcio italiani, non più all’altezza, già da qualche anno, dei bei manti verdi di una volta. Ma è bene ricordare – a dieci anni di distanza – le parole dell’allora presidente della Lega Calcio Maurizio Beretta: “L’emergenza dei campi è direttamente correlata alla necessità di gestire gli stadi: le società stanno facendo molto sopperendo anche a carenze altrui (i Comuni proprietari degli immobili)”. Il problema della qualità del campo di gioco è dunque “un tassello importante, non secondario, inserito però nella questione stadi, sulla quale ci sono oggi le condizioni per poter imprimere una decisiva svolta, anche grazie alla eccellente candidatura italiana ad Euro 2016” (campionato che fu poi assegnato alla Francia).

Nella stagione calcistica 2020-21, sono 8 su 18 gli stadi che offrono ai giocatori un manto in erba naturale rinforzata. Le illustrazioni in fondo all’articolo ne descrivono esemplificativamente alcuni per ricordare le diverse tipologie di manto ibrido.

Il punto sugli stadi di serie A

A questo punto, risolto il problema dell’erba con il suo “rinforzo”, la serie A torna a mettere sul tavolo i problemi dell’inadeguatezza degli stadi e del gap nei confronti degli impianti europei.

Non è più dunque un problema di manto ma di “concept”. E per intervenire sul concept occorre riprogettare ex-novo gli impianti.

I provvedimenti normativi che hanno tentato di snellire le procedure per la realizzazione di nuovi stadi, ultimo in ordine di tempo l’emendamento approvato in commissione durante l’esame del cosiddetto Decreto Semplificazioni possono essere in grado di risolvere il problema?

La situazione è questa. Sono in ristrutturazione il Gewiss Stadium a Bergamo, il Luigi Ferraris a Genova, il Tardini a Parma, il Mapei Stadium a Reggio Emilia e il Mazza a Ferrara, mentre sono in progetto, come è noto, nuovi stadi per Inter e Milan a Milano, nonché a Verona, Bologna, Firenze, Roma, Lecce e Cagliari.

Progetti che in molti casi – non staremo qui a ricordarlo – sono in stallo da anni. Da qui la lettera che il 19 dicembre scorso i Presidenti di Coni, Figc e Lega Serie A hanno inviato al Presidente Conte e ai Ministri Gualtieri, Spadafora e Franceschini con la richiesta di attivarsi tempestivamente per ridurre il numero di autorità competenti nel processo autorizzativo, ridurre le fasi dell’iter, ridurre i vincoli che vietano la previsione di volumi residenziali nell’ambito dei progetti per i nuovi stadi.

Ma qui forse casca l’asino. È vero che la burocrazia è lenta e farraginosa. E tuttavia gli ostacoli spesso sono nella natura delle proposte, non tanto relative agli ottimi progetti dell’impianto sportivo, ma alla alterazione sostanziale delle previsioni urbanistiche vigenti sul territorio, in termini – soprattutto – di volumetrie extra-sportive. Non a caso, i progetti “incagliati” peccano su questo versante, che nulla ha a che fare con la qualità degli impianti sportivi ma molto con il ritorno economico degli investitori.

Sicché, si torna un po’ a quanto fu detto nel convegno del 2010, già guardando oltre il tema (oseremmo dire “terra-terra”) del manto ibrido come “futuro del calcio in Italia”: “L’emergenza dei campi è direttamente correlata alla necessità di gestire gli stadi”; che significa, ci vogliono gli stadi di proprietà. 

Oggi in Serie A solo quattro società sono proprietarie del loro stadio: Juventus, Atalanta, Sassuolo e Udinese (è di proprietà anche lo stadio del Frosinone, oggi in serie B). Gli altri, per diventarlo, devono fare tornare i conti con attività parallele. E c’è già chi ha adocchiato i fondi del Recovery Plan (ne ha parlato Venezia, ne ha parlato Catania). Diciamo che c’è ancora molto da fare.

Reggio Emilia – Mapei Stadium

Lo stadio su cui gioca il Sassuolo Calcio, dal 2013 di proprietà di Mapei, è dotato di un manto in erba naturale, rinforzato con il sistema a cucitura verticale della tipologia GrassMaster.

Il sistema prevede il rinforzo del campo in erba naturale con l’inserimento di 20 milioni di fibre in polipropilene lunghe 20 cm distanziate fra loro di circa 2 cm e inserite in profondità per 18. Le radici dell’erba si intrecciano con le fibre sintetiche estendendosi in profondità.

Genova – Stadio Luigi Ferraris  

Il manto dello stadio ligure era stato trasformato in naturale rinforzato già nel 2015.

Nel 2019, Il vecchio manto è stato sostituito con il sistema Mixto®, realizzato da Limonta Sport con Rappo Srl. Il sistema consiste in una matrice di erba sintetica, stabilizzata con uno strato di 25 mm di pura sabbia silicea, all’interno della quale viene coltivata l’erba naturale. Questa – costituita da un mix di lolium e poa –  cresce radicando al di sotto del backing in polietilene su cui è tessuta l’erba artificiale. Quest’ultima è costituita da un filato, anch’esso in polietilene, con una esclusiva forma a doppia S in due toni di verde, rinforzata nella parte centrale. Le zolle sono state precoltivate in vivaio e posate in situ.

Cesena – Orogel Stadium Dino Manuzzi 

Lo stadio di Cesena nel 2018 è stato adeguato alle norme europee che consentono la disputa delle partite per i campionati under 21, svoltisi poi nell’estate successiva.

Il preesistente manto in sintetico non è stato eliminato: su di esso è stato effettuato un particolare intervento con il sistema FootballGren Live Top, messo in opera qui da Delfino Sport.

È stato innanzitutto rimosso l’intaso vegetale esistente. Il manto sintetico è stato quindi bucato con fori del diametro di 2 cm a maglia di cm 15×15, spinti sino al drenaggio di inerte sottostante; i fori sono stati riempiti con sabbia, quindi è stato posato un nuovo intaso vegetale nel manto sintetico per uno spessore di 6 cm. Infine è stato collocato un prato di gramigna precoltivato in rotoli. Per il periodo in cui la gramigna va in dormienza, nel mese di settembre e successivamente nel mese di marzo, viene effettuata una trasemina con loietto, in ragione di circa 100 gr/mq.

Udine – Stadio Friuli (Dacia Arena)

Lo Stadio di Udine, ristrutturato per gradi a partire dal 2013, ha subito nel 2018 la trasformazione del campo naturale attraverso la cucitura del filo sintetico con il sistema SIS Grass, messo in opera da Engie Program. Una apposita macchina inserisce la fibra artificiale nel terreno a due centimetri di distanza e a una profondità di 20 cm: questa rimane esternamente alta due centimetri e mezzo consentendo la crescita dell’erba naturale all’altezza voluta.

San Benedetto del Tronto – Stadio Riviera delle Palme

Per completezza del quadro sulle tipologie di manto ibrido, ricordiamo che anche alcuni stadi delle serie minori se non amatoriali stanno optando per sistemi misti. È il caso, ad esempio, del Riviera delle Palme, lo Stadio di San Benedetto del Tronto, la cui squadra milita in lega PRO.

Nell’agosto 2020 sono partiti i lavori per il rifacimento e la sostituzione del manto erboso naturale, che durava dal 1985, con un manto rinforzato, tipologia PowerGrass. Il sistema comprende 75.600 mono-filamenti sintetici resistenti e resilienti per metro quadrato. Le fibre sintetiche sono termofissate ad un supporto uniforme con 320.000 fori tridimensionali ed interconnessi per metro quadrato che garantisce lo scambio gassoso e funge come punto di ancoraggio per le radici. Dopo l’installazione, le fibre sintetiche sporgono in superficie per 20-25 mm, proteggendo le corone delle piante dal calpestio intensivo.