Speciale GdM: Taranto e i Giochi

I Giochi del Mediterraneo come occasione per la città: i problemi di oggi e la sfida di domani.

Pubblicazione cartacea su: Tsport 370
Panorama di Taranto (foto Stefano Tammaro). In alto a sinistra la Città Vecchia; sullo sfondo, l’area dello stabilimento siderurgico con i due capannoni bianchi realizzati nel 2022 per proteggere dalle polveri il Rione Tamburi (Tutte le altre foto del servizio sono di TSPORT).

Vista dall’interno delle strade ordinate della città umbertina o dai vicoli oggi turisticamente riqualificati della città vecchia, Taranto non mostra i segni della crisi per cui è nota alle cronache nazionali, quella dello stabilimento siderurgico, né le problematiche sociali e urbanistiche di alcuni quartieri periferici.

Silenziosa nella “controra” e animata nelle calde serate estive, la centrale via D’Aquino è sempre la vetrina di una città che resiste, a dispetto di scelte sbagliate del passato e difficoltà di gestire il presente.

Ora il Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo – e con esso significa: Il Comune, la Regione, lo Stato – ha puntato sull’Evento per ottenere qualcosa che nella gestione corrente di una città mai si sarebbe potuta ottenere, ossia la possibilità di intervenire in profondità – ed in breve tempo – nel tessuto urbano con strutture di qualità, nuovi punti di riferimento per la Taranto di domani.

La sfida dunque non saranno i Giochi, che durano 14 giorni: ma quello che si riuscirà a sviluppare, dopo il 3 settembre, a partire dall’eredità che i Giochi lasceranno.

La Marina Militare

La città di Taranto deve le sue fortune e le sue sfortune alla particolare posizione geografica, nel punto più interno dell’omonimo golfo, e affacciata sui due mari, entrambi protetti e sicuri dal punto di vista navale.

Limitandoci all’era moderna, risale al 1866 la sua destinazione a base militare e la decisione di costruire un grande arsenale, consolidata con l’apertura del canale navigabile e del ponte girevole inaugurati il 22 maggio 1887.

Da allora lo sviluppo della città, e lo stesso andamento demografico, sono stati influenzati direttamente dalla presenza degli stabilimenti navali: dalla città vecchia – a ovest del ponte girevole – partì allora l’espansione urbanistica verso la campagna e verso l’arsenale militare. Sono gli anni in cui nacque il tessuto della città nuova, a maglie ortogonali, e durante i quali la popolazione aumentò repentinamente con l’immigrazione di maestranze, operai, e personale della Marina.

Una carta topografica del 1915 (IGM) con l’urbanizzazione della città Nuova agli albori. Nel riquadro in rosso l’area occupata oggi dagli impianti sportivi di Salinella.

La base navale di Taranto ha rappresentato un punto di forza per la Regia Marina Italiana prima e per la Marina Militare Italiana dopo il secondo conflitto mondiale.

Dapprima ancorate nel più protetto Mar Piccolo, le navi della Marina Militare hanno trasferito nel 2004 la propria sede operativa nel Mar Grande, anche per minimizzare la necessità di aprire il ponte a discapito del traffico cittadino.

Oggi la Marina ha ceduto alcuni terreni affacciati sul Mar Grande al Comune di Taranto, in occasione dei Giochi del Mediterraneo, per la costruzione dello Stadio del Nuoto.

 

Il Centro Siderurgico

Se l’economia della città ha ruotato per almeno 80 anni sulla presenza della base navale, il vento è girato negli anni ’60 quando è apparsa all’orizzonte la visione dello Sviluppo Industriale: la posizione al centro del mediterraneo e l’ambizione di servire da qui il sud Italia e il resto del mondo sono stati ancora una volta i presupposti geografici della scelta.

Il 20 giugno 1959 il Comitato dei Ministri per le Partecipazioni Statali deliberava, nel quadro dell’industrializzazione del Paese e del Mezzogiorno in particolare, la costruzione di un nuovo grande centro siderurgico in aggiunta a quelli esistenti di Cornigliano, Piombino e Bagnoli. La prima pietra fu posata il 9 luglio 1960, su un’area di 600 ettari adiacente al Rione Tamburi, periferia ovest della città.

Il nuovo impulso economico e demografico di Taranto apparve garantito dalle maestranze che affluivano nel IV Centro Siderurgico e nelle industrie collaterali.

Nessuna valutazione e nessuna preoccupazione emergeva in quegli anni rispetto alle conseguenze ambientali e sanitarie di uno stabilimento che rilascerà nell’aria polvere di ferro in grado di colorare di rosso indelebile le superfici e minare la salute degli abitanti.

Due ortofoto del Centro Siderurgico, nel 2018 e nel 2022 (Google Earth): si notano, nella seconda, le prime provvidenze realizzate per proteggere a città dalle polveri. Sulla destra dell’inquadratura parte della Città Vecchia.

Oggi la battaglia tra la sicurezza ambientale e la gestione produttiva dello stabilimento appare in stallo: solo dal 2020 sono stati coperti i parchi di materiale esposti all’aria (e gli enormi capannoni bianchi disegnano oggi l’orizzonte della città), e non riuscendo a programmare uno sviluppo siderurgico in sicurezza economicamente sostenibile sembra al momento difficile trovare un investitore che salvi l’occupazione.

Il Quartiere Paolo VI

Direttamente collegato con la nascita del Centro Siderurgico è il Quartiere Paolo Sesto, completamente staccato dalla città, al di là del Mar Piccolo, un sito scelto per collocare, fin dal 1968, i lavoratori dello stabilimento. Intorno al Natale di quell’anno il Papa Paolo VI fece una visita alla città e gli fu intitolato il quartiere.
Le prime costruzioni furono alloggi a schiera per 96 famiglie; seguì la costruzione di nuovi edifici di qualità, curati dallo Studio Nizzoli con attenzione al paesaggio, ma in seguito un’edilizia selvaggia fece perdere al quartiere ogni coerenza.
Oggi Paolo VI è un quartiere “difficile” che appare quasi abbandonato a sé stesso; col venir meno della certezza occupazionale data dal Siderurgico, inoltre, la precarietà economica è diffusa tra gli abitanti.
Alcuni interventi di rilancio sono stati programmati nel quadro del PNRR, e la realizzazione di nuove aree sportive – come il centro per baseball, rugby e football americano, il primo di questo genere nel centro-sud – fa parte di un programma di sviluppo sostenibile e inclusivo del quale entreranno poi a far parte gli interventi per i Giochi del Mediterraneo.

Il quartiere Salinella

Mentre il quartiere Tamburi, adiacente all’area industriale, soffre per l’inquinamento diretto del Siderurgico, al lato opposto della città lo sviluppo urbano ha dato l’assalto a quelle che erano le saline di Taranto.

Negli stessi anni ’60 le condizioni di degrado delle abitazioni della città vecchia indussero a realizzare in prossimità della Salina Piccola un quartiere di case popolari per alloggiarvi le famiglie più disagiate.

Il nucleo originale, dopo gli anni ‘70, venne travolto dall’urbanizzazione selvaggia con un misto di blocchi edilizi autonomi, tentativi di residenze di qualità e nuovi interventi di natura economica e popolare.

Ne consegue oggi un quartiere fragile e problematico, dove la struttura urbana disgregata ha contributo a creare delle difficoltà sociali nell’ambito di un contesto abitato principalmente da famiglie in condizioni economiche precarie. La mancanza di servizi, l’assenza di luoghi di aggregazione o di poli attrattivi, la presenza di estese aree nude che isolano i diversi volumi abitati e una viabilità sovradimensionata caratterizzano oggi il quartiere.

La nascita di quello che oggi si configura come un vero e proprio “parco olimpico”, come vedremo, ha l’ambizione di ridare un punto di riferimento al quartiere e di ricucirlo anche dal punto di vista sociale; è inoltre in corso un piano per il recupero ecologico e ambientale di quel che resta della Salina Piccola.

I Giochi del Mediterraneo

I Giochi del Mediterraneo sono una manifestazione sportiva multidisciplinare cui partecipano le nazioni che si affacciano sul mare Mediterraneo (ad esclusione di Israele e Palestina), oltre ad alcune nazioni dell’area mediterranea non direttamente bagnate dal mare, come il Portogallo e alcuni Paesi della ex Jugoslavia.

A sinsitra i Paesi partecipanti ai Giochi del Mediterraneo. A destra le località della Puglia coinvolte nella XX edizione.

L’assegnazione della XX edizione è avvenuta nell’agosto 2019 (con Taranto unica candidata), ma come spesso accade da noi per i grandi eventi nei primi quattro anni nulla o quasi si è mosso per poter realizzare gli impianti programmati.

Dopo ritardi e incertezze, al primo Comitato Organizzatore è stato sostituito un nuovo organismo, diretto da un Commissario Governativo, insediatosi solo il 10 novembre 2023.

E indubbiamente il nuovo Comitato si è mosso con l’obiettivo di rendere concreta la realizzazione dei Giochi nonostante il tempo ormai limitato.

Nel giugno 2024 veniva pubblicato il decreto interministeriale di approvazione del “Programma delle opere infrastrutturali relativo ai XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026”, un atto promulgato dal Presidente del Consiglio dei Ministri d’intesa con la Regione Puglia e di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR e il Ministro per lo Sport e i Giovani., che assegnava 167.675.000 euro per i primi 27 interventi, cui seguirà una seconda tranche per raggiungere un totale di 275 milioni.

È evidente che per Taranto l’occasione di questa mini-Olimpiade è soprattutto l’occasione per realizzare qualcosa di nuovo che arricchisca la città di strutture in grado di agire anche sulla qualità della vita: una sfida che si svolgerà soprattutto DOPO lo svolgimento dei Giochi, quando si dovrà affidare la gestione dei numerosi impianti di qualità che sono stati costruiti.

Intanto, dobbiamo rilevare quanto già abbiamo osservato in occasione dei lavori al Centro Sportivo di Caivano nel 2024: per realizzare fior di strutture in soli due anni occorrono procedure straordinarie e un Commissario che si assuma il rischio di prendere decisioni.

Infatti, ancor prima di avere assegnati i fondi, nel gennaio 2024 il Commissario Ferrarese e l’AD di Sport e Salute firmavano un accordo in base al quale alcuni dei progetti più impegnativi sarebbero stati eseguiti direttamente (senza gara) da Sport e Salute.  I progetti di fattibilità del PalaRicciardi e dello Stadio Iacovone, pur con la firma di professionisti che hanno fornito consulenza a Sport e Salute, sono stati predisposti da questa, scorciando i tempi di assegnazione.

Il secondo passaggio per accorciare i tempi è quello dell’appalto integrato, in cui il costruttore vincitore sceglie il progettista esecutivo. Ulteriore abbreviazione delle procedure: a fine maggio 2024, l’Avvocatura dello Stato ha dato parere favorevole, per l’indizione degli appalti, all’adozione di una procedura negoziata (quindi in deroga al Codice dei contratti che richiederebbe un bando europeo), in virtù della situazione di “estrema urgenza” dovuta a “fatti imprevedibili da parte della stazione appaltante”. I fatti imprevedibili risiedono sostanzialmente nello scioglimento e commissariamento del primo comitato organizzatore.

Questi fatti sono utili a ragionare sulla necessità di snellire la burocrazia salvaguardando il diritto alla partecipazione e la trasparenza dei processi; e certo non è facile.

Ma, detto ciò, in termini di pura architettura dello sport i risultati sono eccellenti, e gli strumenti in mano alla città di Taranto per fare un salto di qualità attraverso l’impiantistica ci sono: la massima attenzione dovrà essere prestata, come abbiamo già ricordato, a quello che si farà una volta conclusi i Giochi.

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