BIM (bum, bam)

Senza mai nominarlo, la legge italiana ha introdotto il Building Information Modeling (acronimo BIM) nella progettazione, costruzione e gestione delle opere pubbliche (vedi il Decreto Ministeriale 560 del 2017, pubblicato anche nelle Schede tecniche di Tsport 320 di prossima uscita).

Esperti e non, vanno esprimendo i loro pareri in merito su riviste e blog, e anche noi abbiamo ascoltato cosa ne pensano progettisti di lunga carriera o di giovane età.

Inevitabile che – nel momento in cui si “dovrà” pensare ogni progetto con una logica BIM – sopravviverà solo chi si è adeguato (come trent’anni fa è successo per chi ha dovuto abbandonare il pennino per il CAD).

Quel che paventano i più “anziani” è la spersonalizzazione dell’idea progettuale, facilitata dalla necessità di affidare da subito alle macchine ogni dettaglio – estetico, funzionale, prestazionale, economico – della costruzione.

Ma non sarà così, se non per chi fa volentieri a meno dello sforzo di inventare.

Se il processo di ingegnerizzazione e, poi, di gestione sarà facilitato dal sistema informatico di modellazione, “dietro a metodi come il BIM resteranno sempre e comunque le teste pensanti dei progettisti, che – prima di affidarsi a qualsiasi strumento – continueranno a seguire un percorso progettuale lineare (*)” basato sulla propria esperienza, sulla cultura e sensibilità di ciascuno, sulla conoscenza della gabbia iniziale di informazioni entro le quali esso si dovrà sviluppare.

Il tempo del BIM non è ancora maturo: anche grossi lavori di caratura internazionale rinunciano tuttora in parte al Modeling “per snellire le procedure” (così Kieren Porter, BIM Manager dello Studio Patel Taylor come riporta Arketipo n.118).

Figurarsi da noi.

(*) ringrazio fra gli altri la giovane architetto e blogger Marta Brambilla (http://archinoia.com/).

Disegno di Giancarlo Marzorati per Aquardens, Pescantina.

Qui il testo del Decreto Ministeriale.