Cesano Maderno (Monza Brianza): Stazione per biciclette

La velostazione realizzata nella cittadina brianzola è esposta in questi mesi al Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia, all’interno della sezione “Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese”.

Selezionato al premio Barbara Capocchi, al premio Piranesi 2017 ed al Premio Architetto Italiano 2017, il progetto, visibile fino al 25 novembre alla 16a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, è stato realizzato in prossimità della stazione ferroviaria di Cesano Maderno. L’architettura dell’edificio è ispirata alla interpretazione di elementi tipici e ricorrenti nella consuetudine costruttiva del luogo.

Il progetto

Il progetto cerca di impostare un rapporto funzionale e visivo con la stazione ferroviaria adiacente, cogliendo l’occasione offerta dal tema e dalla peculiarità dell’area per riqualificare uno spazio urbano assegnandogli qualità, mediante l’impostazione di un confine, costituito da un lungo muro posto sul limite del parcheggio.
Al contempo l’uso di materiali contemporanei quali il telo di copertura colorato e trasparente e l’uso esteso di vetrate, la declinazione dei dettagli, il dimensionamento dei volumi, permettono di rendere l’edificio adeguato al contesto urbano, alla sensibilità della nostra epoca ed alla natura pubblica e di servizio dell’edificio.
Il nuovo fabbricato si sviluppa a partire da un semplice schema funzionale basato sulla chiarezza dei percorsi di consegna e ritiro delle biciclette per l’ingresso che attraverso un tornello avviene in modo totalmente automatizzato con schede personali dedicate. Da questo punto si accede all’area di deposito delle bici organizzata secondo un asse distributivo centrale percorribile in un unico senso, sia per la consegna che per il ritiro.
E’ prevista una sola uscita dalla velostazione, sia per chi – consegnata la propria bicicletta -si dovesse recare a piedi alla stazione ferroviaria, sia per chi dovesse – recuperata la bici – abbandonare la velostazione; il percorso è il medesimo anche per l’affitto o il bike-sharing.
Una serie di nuovi percorsi esterni permettono di raggiungere con immediatezza i passaggi pedonali esistenti ed il sottopasso che conduce alla stazione ferroviaria.

I caratteri costruttivi

Il corpo principale della velostazione che contiene 160 biciclette disposte su supporti prefabbricati è costituito da una struttura metallica interamente prefabbricata e modulare che si sviluppa parallelamente al muro e si ancora al volume degli spazi accessori in calcestruzzo.
Non dovendo garantire tenuta all’aria, acustica ed isolamento termico si è optato per un involucro leggero in grado di garantire protezione dalle intemperie e, al contempo, definire in modo efficace il carattere architettonico dell’edificio.
Dato il carattere leggero e semitrasparente dell’involucro la velostazione è stata concepita come una sorta di lanterna in grado di illuminare sia gli spazi interni che quelli esterni dove l’illuminazione è di conseguenza minima, di tipo radente e finalizzata per lo più all’individuazione dei percorsi. Tale aspetto dovrebbe favorire l’immagine e la percezione dell’edificio anche in relazione agli orari di utilizzo, immaginando che gli utenti accedano per lo più alla velostazione nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio.
Le due testate della velostazione sono risolte in maniera differente, quella rivolta alla stazione ferroviaria è costituita da una facciata in lastre di vetro temperato e serigrafato, applicate per punti alla struttura metallica.

La facciata opposta abbina l’uso del telo colorato a chiusure realizzate in profili di acciaio e pannelli di rete verniciati cortèn.
Ad eccezione delle opere edili di fondazione e pavimentazione, buona parte della velostazione è risolta impiegando tecnologie prefabbricate sia per quanto attiene alla struttura che ai materiali di involucro e finitura; questa scelta ha consentito di contenere i costi dell’edificio, velocizzarne l’esecuzione e, al tempo stesso, realizzare una significativa e concreta sostenibilità economica ed ambientale.
Il solo corpo accessorio, che possiede le caratteristiche di un “edificio” che ospita locali per l’officina per piccole riparazioni ed un locale di distribuzione del pane, riscaldati con pompe di calore collegate all’impianto fotovoltaico posto in copertura (18 pannelli per 4,5 mgw) in grado di assicurare riscaldamento e produzione dell’acqua calda, è realizzato con tecnologia più tradizionale; sono infatti impiegate murature in c.a. a vista colorate in pasta con l’ausilio di ossidi ed isolate in intercapedine, soletta in legno, coibentazione termoacustica e manto di copertura con membrana ardesiata.