Fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Vicenza come compensazione alla realizzazione della base americana “Renato Del Din” con cui confina, il Parco della Pace – sorto nell’area un tempo occupata dall’aeroporto “Tommaso Dal Molin” – è anche un luogo simbolico per la comunità vicentina, dedicato alla memoria e alla riflessione, con installazioni e spazi che promuovono i valori della non violenza, del rispetto e della convivenza civile.
Speciale Outdoor: Vicenza – Il Parco della Pace

(Foto © Nicola Ughi)
Il collaudo tecnico del Parco della Pace di Vicenza è terminato nei primi giorni di settembre ed è stata l’ultima fase prima dell’apertura al pubblico, avvenuta il 27 settembre scorso.
Infatti con i suoi 65 ettari di estensione, il Parco della Pace di Vicenza è grande praticamente come l’intero centro storico, ed è il più esteso d’Europa in rapporto alla popolazione della città.
L’area comprende anche oltre 8 km di sentieri pedonali principali e secondari, con passerelle, guadi, strade riqualificate e percorsi in terra battuta con pavimentazioni drenanti ed ecosostenibili.


Presenta rilievi e colline, isole e depressioni, prati alti e fioriti, prati rasati per lo sport, prati umidi, un prato selvaggio coltivato a farro. Ci sono boschi con alberi e arbusti. Fra gli animali, sono state documentate presenze di folaghe, aironi, garzette, cormorani, cavaliere d’Italia, tartarughe, rane, libellule, pesci e piccoli mammiferi.
È stato realizzato un sistema di canali esteso per oltre 9 km, che raccorda anche laghi, zone umide e bacini allagabili. I canali sono alimentati da una falda superficiale e dotati di sistemi di regolazione e rilascio. Inoltre, il complesso sistema idrico è capace di assorbire e rilasciare fino a 100 mila metri cubi di acqua ed è progettato per fronteggiare gli effetti di eventi alluvionali.






l progetto riguarda una superficie complessiva di 650.000 mq corrispondente a oltre metà dell’ex infrastruttura dismessa dell’Aeroporto Dal Molin. La grande dimensione e le caratteristiche specifiche del parco lo candidano a diventare un parco metropolitano, un polo attrattivo a scala territoriale. Questa opera di trasformazione urbanistica e paesaggistica non è solo un tentativo di riconquista della natura dove l’acqua e la vegetazione sono protagoniste indiscusse, ma ha anche l’ambizione di essere un nuovo fulcro del sistema del verde della città di Vicenza, fungendo da congiunzione tra la città storica, i comuni adiacenti e un’area territoriale ancora più vasta.
La descrizione dei progettisti
Il progetto si inserisce all’interno del contesto di pianificazione urbanistica territoriale del Veneto e si caratterizza come un grande intervento di valorizzazione, promozione e salvaguardia del territorio e del suo mosaico ecologico; esso è caratterizzato da zone umide, boschetti igrofili e planiziali, filari e siepi, prati selvaggi, orti. In questo senso il progetto è concepito nell’ottica di una Green Infrastructure, forte nelle sue interconnessioni territoriali. Come Infrastruttura verde, calcolata ingegneristicamente, il nuovo parco sarà in grado di erogare servizi ecosistemici a 360°, e grazie all’integrazione di soluzioni innovative come I SUDS (Sistemi Di Drenaggio Urbano Sostenibile) e le cosiddette Nature Based Solutions (NBS) contribuirà alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e promuoverà la sostenibilità ambientale.

Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, partendo da un’area perfettamente piana è stata eseguita una movimentazione di 240.000 mc di terreno con relativo riutilizzo al fine di creare una nuova grande varietà di paesaggi e luoghi. Inoltre, spazi sono dedicati a eventi culturali e didattici tramite la predisposizione di pannelli informativi e segnaletica per spiegare il valore ecologico del parco.





Il parco è stato progettato come un grande bacino di laminazione, capace di contenere e rilasciare lentamente fino a 100.000 metri cubi d’acqua. L’efficiente gestione delle risorse idriche, unita all’istituzione di nuovi ecosistemi umidi, va oltre il semplice drenaggio urbano: crea infatti nuovi spazi vitali per una ricca biodiversità, animale e vegetale. Grazie a questa fitta rete d’acqua, infatti, la fauna locale ha avuto l’opportunità di ripopolare rapidamente l’ambito, che si è arricchito non solo di uccelli legati all’ambiente acquatico, ma anche di altre specie ornitiche, anfibi, pesci, molluschi, artropodi insetti e mammiferi di piccola taglia.
Infine il progetto ha prestato particolare attenzione nel preservare integralmente le preesistenze, valorizzando anche la dimensione storica del sito e il riuso dell’esistente promuovendo un approccio sostenibile legato al ciclo di vita dei manufatti. In corrispondenza dell’ingresso principale del Parco, presso l’area denominata “Porta Est” è stato realizzato il recupero e la trasformazione degli ex hangar aeroportuali in spazi dedicati alla cultura, all’associazionismo e al tempo libero.


Le aree sportive
Le aree sportive sono oggetto di un finanziamento del PNRR attraverso la Missione “M5C2.I3.1 Inclusione e coesione. Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore – Sport e inclusione sociale”, per un importo di 2.100.000 euro.
L’area rugby è collocata all’estremo Nord Est del Parco e in buona parte era già occupata da due campi, di cui uno di dimensioni omologate per competizioni internazionali, e dalle attrezzature sportive della Rugby Vicenza ASD.
Il progetto ha previsto una sistemazione complessiva dell’area rugby integrandola pienamente nelle opere previste per il Parco e nel nuovo sistema degli accessi.
L’accesso principale avviene attraverso porta dei Campi tramite l’Anello del Parco anche se si mantiene un ingresso diretto dal parcheggio esterno di via S. Antonino.
La struttura sportiva comprende, una volta completata, 3 campi da rugby (uno in erba omologato per competizioni internazionali, uno in erba per allenamento adulti, uno in sintetico da 43×67 m per ragazzi under 12), ampi spogliatoi con deposito, tribune, aree esterne per l’allenamento e le attività sociali. Sono previste nuove tribune per 200 spettatori.
Un nuovo campo polifunzionale è collocato in una ampia area di ca. 11,5 ha collocata a Sud del parcheggio Nord interno al Parco (nella foto sotto, non ancora realizzato).


Il campo è dedicato alla pallamano e al calcetto a 7 ed è dotato di copertura pressostatica invernale rimuovibile, spogliatoio e aree esterne per l’allenamento. La struttura sarà affidata in gestione ad associazioni locali che ne garantiscano il massimo utilizzo particolarmente orientato ai giovani e alle fasce deboli della popolazione, ben insediate sul territorio e che si prendano in carico la massima integrazione con le attività del Parco.
Attrezzature per il canottaggio sono previste con l’obiettivo di renderne stabile l’attività nel Parco della Pace. Tale sport potrà essere praticato sia nel vicino Bacchiglione sia nei canali e laghi interni al Parco ed in particolare nel canale Kilometro, posto a confine Nord-Ovest del Parco.
A tale scopo si prevede l’installazione di una tettoia per la rimessa delle canoe collocata, internamente alla recinzione del Parco presso la porta del Bacchiglione, in posizione dunque protetta ed equidistante tra canale e fiume. La tettoia prevede spazi per la rimessa di circa 20 canoe. Attorno è prevista la realizzazione di un’area pavimentata di servizio e la sistemazione vegetale in continuità con quella già prevista per il parco.
L’aeroporto Dal Molin e la caserma Del Din
Il parco della Pace ha una storia particolare. Nasce, come si è detto nel testo, sul sedime di una parte di quello che era l’aeroporto di Vicenza.


La nascita dell’aeroporto risale al 1921, in luogo della piazza d’armi risalente alla prima guerra mondiale, con la realizzazione di una pista in erba di 500 metri. Nel 1924 un gruppo di aviatori vicentini – fra cui Tommaso Dal Molin cui l’aeroporto è stato in seguito intitolato – fondava l’associazione che a partire dal 1928 veniva riconosciuta ufficialmente come Aero Club “Ugo Capitanio”, tutt’oggi esistente, che operava su questa pista (oggi fa capo all’aeroporto di Asiago).
Creato per iniziativa del Comune e della provincia, l’aeroporto veniva poi acquisito dalla Regia Aeronautica, che ne fece la base del 16º Stormo Bombardamento Terrestre, portando la pista a 1.000 metri e pavimentandola in macadam.
Con le alterne vicende durante la seconda guerra mondiale l’aeroporto beneficiò di ulteriori migliorie come l’ulteriore allungamento della pista a 1.500 metri.
Destinato, nel dopoguerra, a diventare un aeroporto di riferimento per il Veneto, gli venne invece preferito il “Catullo” di Verona, e a partire dal 1947, rimase come aeroporto militare.
Ebbe un ruolo durante gli anni della guerra fredda come sede del COFA, Comando Operativo delle Forze Aeree, e della 5ª ATAF (Allied Tactical Air Force), con un ruolo determinante durante le guerre balcaniche. Dal 2004, i rispettivi comandi venivano spostati a Poggio Renatico, e a Vicenza rimanevano solo alcuni reparti dell’Aeronautica militare.
Alcuni tentativi di rilanciare l’aeroporto con dei collegamenti civili, in quegli anni, non hanno avuto successo.

Nel frattempo, gli USA avevano richiesto di poter realizzare una base per la 173ª brigata paracadutisti (Airborne Brigade Combat Team): nonostante l’opposizione della cittadinanza, il 16 gennaio 2007 il Governo dava il via libera alla costruzione, che andrà a insistere su metà del sedime aeroportuale. Dal 1° ottobre 2008 il Dal Molin veniva chiuso a ogni tipo di traffico aereo.
Sull’area restante dell’ex aeroporto si sono susseguite ulteriori vicende politico-amministrative tra l’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), la società Aeroporti Vicentini Spa e il Comune di Vicenza, concluse nel 2011 con la concessione, a favore del Comune, dell’area.

La decisione dell’Amministrazione fu quella di chiudere definitivamente la destinazione aeronautica dell’area e di realizzarvi un grande parco pubblico, il Parco della Pace, simmetrico al campo base americano (Caserma Del Din), inaugurato nel 2013.
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